Un bambino ha diritto ad una mamma e un papà? Il caso Johansen

Un giudice dello Utah ha sentenziato che una bambina di nove mesi, in affido a una coppia di lesbiche, fosse affidata a una coppia eterosessuale «perché nel suo miglior interesse»

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Si può ancora dire negli Stati Uniti che un bambino ha diritto ad avere mamma e papà? Si può ancora dire, studi alla mano, che avere un papà e una mamma è meglio per un bambino rispetto ad avere mamma e mamma o papà e papà? Un giudice dello Utah ha provato a farlo ed è scoppiato il finimondo.
Scott N. Johansen, giudice della Corte dei minori di Price, ha sentenziato il 10 novembre che una bambina di nove mesi in precedenza affidata a una coppia sposata di lesbiche fosse affidata a una coppia eterosessuale, perché «essere cresciuto da una coppia dello stesso sesso non è nel miglior interesse del bambino». Il giudice ha anche citato uno studio secondo il quale i bambini crescono meglio nelle famiglie eterosessuali e «i matrimoni dello stesso sesso, rispetto a quelli eterosessuali, hanno il doppio delle probabilità di essere instabili».

GLI ATTACCHI. April Hoagland e Beckie Peirce, le affidatarie della bambina, insieme a diversi gruppi Lgbt, al governatore repubblicano dello Utah e alla candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti Hillary Clinton, si sono rivoltati contro la decisione, hanno accusato il giudice di discriminazione e gli hanno fatto causa. Adozione e affido per le coppie gay sono legali nello Utah da quando la Corte suprema, con la «storica» sentenza del 26 giugno, ha imposto a tutti gli Stati della federazione il riconoscimento del “same-sex marriage”.

GLI STUDI. Lo studio a cui tutte le associazioni Lgbt fanno riferimento per sostenere che un bambino può crescere bene sia in una coppia dello stesso sesso sia in una eterosessuale è quello pubblicato dall’American Psychological Association (Apa) nel 2005. Il compendio di 59 diversi studi, però, ha ben poco di scientifico e attendibile, come dimostrato dalla sociologa Loren Marks. Al contrario, secondo un importante studio pubblicato dal contestatissimo sociologo Mark Regnerus le differenze sono enormi. Nonostante le critiche che si è attirato il docente dell’Università del Texas, persino il progressista New York Times ha definito la ricerca «rigorosa e attendibile».

DECISIONE MODIFICATA. Il 13 novembre, senza fornire ulteriori spiegazioni, il giudice Johansen ha però cambiato la sua decisione e ha fissato una nuova udienza per il 4 dicembre, con lo scopo di determinare quale sia il miglior interesse della bambina. Il magistrato ha anche annunciato che non sarà lui a giudicare il caso, ma una collega: Mary L. Manley. Nella decisione di Johansen potrebbe aver pesato la petizione firmata da migliaia di persone che chiede che il giudice sia licenziato.

Foto Ansa/Ap

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