Bambini vegani. Quali rischi corrono?

A Genova è stata ricoverata per denutrizione una bambina di quasi tre anni. Intervista al dottor Galluzzo, esperto di alimentazione infantile

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Il 29 giugno una bambina di quasi tre anni, figlia di genitori vegani, è stata ricoverata in rianimazione all’Ospedale Gaslini di Genova. La piccola è giunta in condizioni di denutrizione, e la colpa è imputabile allo stile di vita vegano, che i genitori imponevano alla bambina. Per fortuna la piccola si sta lentamente riprendendo, ma dovrà rimanere ricoverata per un’altra decina di giorni. Nel frattempo, i medici la sottoporranno a dosi massicce di vitamine, per cercare di colmare le carenze date da un’alimentazione priva di tanti alimenti.
Oggi sempre più persone nel mondo scelgono di aderire allo stile di vita vegano che impone di eliminare dalla propria dieta ogni tipo di proteina animale. Tempi.it ne ha parlato con il dottor Cino Galluzzo, esperto di alimentazione infantile, già primario dell’ospedale Fatebenefratelli di Erba (Co).

Le è mai capitato di avere in cura una bambina vegana?
L’anno scorso è venuta in ospedale una bimba di un anno e mezzo, che seguiva questo tipo di alimentazione. Aveva dei problemi di sviluppo motorio e neurologico, causati dalla privazione di certe vitamine ed elementi essenziali. Per fortuna, trattandosi di una bimba molto piccola, le carenze sono state colmate e in breve tempo è tornata alla normalità. Purtroppo la bambina ricoverata al Gaslini ha un’età superiore, quasi tre anni, in cui le carenze potrebbero avere lasciato delle conseguenze gravi sul suo sviluppo sia motorio sia neurologico.

Di quali carenze soffre un bambino vegano?
Di vitamina B12 e ferro, soprattutto. Sono entrambi elementi contenuti nei cibi di cui i vegani si privano. La vitamina B12 è contenuta nei latticini, nello yogurt, nel pesce, nelle uova, e il ferro si trova sopratutto nelle proteine animali. Togliendo questi alimenti dalla dieta occorre reintegrarli con preparati farmacologici. In questo senso, si può dire che anche un bambino potrebbe alimentarsi in maniera vegana, a patto di essere rigorosamente seguito da un pediatra, e sottoposto a reintegrazione farmacologica di vitamine e quant’altro. Ma questo vale anche per la madre.

In che senso?
Nel senso che l’alimentazione del bambino comincia già nella pancia della mamma. Per questo una gestante vegana dovrebbe essere seguita con particolare attenzione dal suo ginecologo, e questo vale pure per una mamma che allatta cibandosi in maniera vegana, visto che nel latte materno passano i nutrienti di cui il figlio si ciba.

Un’altra moda degli ultimi tempi è l’auto-svezzamento: nell’introdurre i primi cibi solidi, non si danno più pappe ad hoc per neonati, bensì direttamente alimenti presi dalla tavola dei genitori. Cosa ne pensa? 
È dimostrato che gli adulti mangiano male e lo dimostrano i valori medi del colesterolo di un adulto. Perché quindi dovrebbe essere giusto dare a un neonato ciò che mettiamo nei nostri piatti, e non pappe preparate appositamente? Sottolineo anche il fatto che bisogna rispettare i tempi del bambino, e dare al neonato i primi cibi solidi quando ha perso il riflesso di estrusione, che fa sì che la sua lingua involontariamente spinga fuori ciò che è solido. Deve anche aver acquisito una buona posizione seduta. Cose che accadono più o meno intorno ai 5-6 mesi, e che la madre deve notare senza forzare il bambino.

Molto spesso i genitori, più che osservare il bambino o chiedere al pediatra, vanno sui social network.
È il problema più grave degli ultimi anni. Su internet chiunque può trasmettere informazioni scientifiche, senza il controllo ultimo di una comunità medica di riferimento. Di like in like la notizia corre in rete, e arriva fino ai genitori. Il caso esemplificativo in questo senso è quello dei vaccini, ma si potrebbe citare anche la disinformazione in materia alimentare. Purtroppo è da relativamente poco tempo che si conducono studi sull’alimentazione pediatrica, e anche in tema di allergie e intolleranze eventuali c’è molto da scoprire. Spero comunque che un genitore vegano non si limiti a navigare sui siti, chiedendo agli utenti come svezzare un bambino secondo il suo stile di vita, ma si affidi al proprio medico.

Foto Ansa

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