Aymen Saadi, il tunisino diciannovenne arrestato un istante prima di farsi esplodere «per la sharia»

La madre racconta il cambiamento del suo ragazzo plagiato dai salafiti. Che sfruttano la “primavera araba” come «un’ottima occasione di formare uno Stato islamico»

Aymen Saadi è un ragazzo tunisino che è passato da giocare come attaccante per la squadra di calcio della sua città, Zarghouan, a cercare di farsi esplodere il mese scorso a Tunisi per «la sharia e il jihad». Subito prima che Saadi venisse fermato, un altro attentatore suicida si faceva esplodere lungo una spiaggia in quello che è il primo attentato nel paese da quando nel 2011 Ben Ali è stato costretto a fuggire.

PLAGIATO DAGLI ISLAMISTI. L’obiettivo originario di Saadi non era attaccare la Tunisia ma andare in Siria a combattere: «Mio figlio parlava della Siria ma mai della Tunisia. È stato manipolato da criminali, terroristi. Lui era solo un adolescente che parlava del jihad», dichiara a Reuters la madre di Saadi, Hayet. «Aymen prendeva buoni voti, ascoltava la musica poi è cambiato l’anno scorso, quando ha iniziato a spendere molto tempo leggendo siti radicali islamici e parlando con religiosi ultraconservatori in moschea».

«VOGLIAMO LO STATO ISLAMICO». In Tunisia la fazione dei radicali islamici salafiti è molto forte. Dopo il successo delle rivolte del 2011, hanno cercato di instaurare la sharia nel paese tenendo sermoni nelle moschee, distruggendo negozi troppo “occidentali” e impedendo manifestazioni culturali ed esposizioni artistiche considerate come un male di derivazione occidentale da sradicare. «Vogliamo che la Tunisia diventi uno Stato islamico – dichiara uno di loro, Abu Salah, a Reuters – ma il primo passo deve essere fatto in Siria per poi allargarci in tutta la regione. Sono orgoglioso di quanto stanno facendo i miei fratelli in Siria e anch’io andrò là a combattere».

BARBA LUNGA E NIENTE JEANS. Dopo essere entrato in contatto con gli estremisti, anche Saadi è cambiato. «Si è fatto crescere la barba, ha buttato via tutti i suoi jeans per vestire il jilbeb», il vestito tradizionale lungo favorito dai salafiti. A marzo, grazie all’aiuto delle autorità, i genitori sono riusciti ad impedire al ragazzo di andare in Siria a combattere ma Saadi è sparito ad agosto, quando si è recato di nascosto in Libia per addestrarsi con gli altri guerriglieri. «Lui voleva andare in Siria. Quando è stato arrestato, mio figlio ha detto alla polizia che il leader del campo gli aveva chiesto invece di attaccare sul suolo tunisino. Lui ha esitato ma poi si è convinto, temendo che altrimenti l’avrebbero ucciso».

RISULTATO DELLA PRIMAVERA ARABA. Saadi è stato fermato prima di farsi esplodere in mezzo alla folla ma tanti come lui sono pronti a portare avanti la sua missione: «Dopo la Siria toccherà alla Tunisia», dichiara a Reuters un altro membro dei salafiti. «La “primavera araba” in Tunisia, Egitto, Yemen e Libia ci ha dato un’ottima occasione di formare uno Stato islamico dove applicare la sharia». Dopo essere stato arrestato, il ragazzo si è pentito: «Quando l’abbiamo visto in prigione ha chiesto a suo padre di perdonarlo. Ha detto di essere stato manipolato ed è così: usano i ragazzi che credono nell’islam come bombe per raggiungere i loro scopi».