Australia, Chiesa: «Legge impraticabile, non violeremo il segreto confessionale»

L’obbligo per i preti di denunciare chi confessa un abuso sessuale, già approvato in tre Stati e allo studio in altri tre, «mina la libertà religiosa». Si profila uno scontro tra Stato e Chiesa, che dovrà pagare multe salate

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La Chiesa cattolica dell’Australia ha dichiarato che non obbedirà alle raccomandazioni del governo federale e alle leggi già approvate in due Stati che obbligano i sacerdoti a violare il segreto confessionale quando la confessione riguardi un abuso sessuale. Di conseguenza, la Chiesa potrebbe ritrovarsi a ricevere multe e sanzioni pari a 10 mila dollari australiani, circa 6.200 euro.

INCHIESTA SUGLI ABUSI. L’anno scorso è giunta a termine un’inchiesta governativa durata cinque anni sugli abusi sessuali di minori in chiese e altre istituzioni educative, come scuole e club sportivi. Sono state ascoltate ottomila testimonianze, riguardanti fatti presuntamente accaduti tra il 1950 e il 2010, che hanno portato a 230 processi. Circa 60 mila persone potrebbero essere risarcite, il 7% di tutti i sacerdoti cattolici dell’Australia è stato accusato di molestie. La Chiesa, riporta la Bbc, ha già accettato di risarcire le vittime dei casi dimostrati con somme pari a 150 mila dollari australiani ciascuno, circa 100 mila euro.

400 RACCOMANDAZIONI. L’inchiesta ha concluso i suoi lavori emanando 400 raccomandazioni. Tra le altre cose, si chiede alla Chiesa australiana di violare il segreto confessionale, di domandare alla Santa Sede sia di cambiare il diritto canonico per definire gli abusi sessuali «crimini» e non «errori morali» sia di introdurre il celibato volontario dei sacerdoti. La Conferenza episcopale, per bocca del suo presidente, monsignor Mark Coleridge, ha risposto stamattina affermando che il «sigillo sacramentale non è un elemento negoziabile della nostra vita religiosa», aggiungendo che «la proposta di violare il segreto confessionale è mal concepita, impraticabile e non renderà in ogni caso i bambini più sicuri», avendo come unica conseguenza quella di «minare la libertà religiosa».
LE LEGGI. Se il governo federale per adesso si è limitato alle raccomandazioni, l’obbligo di violare il segreto confessionale è già legge in South Australia e nell’Australian Capital Territory, dove entrerà in vigore rispettivamente a ottobre e nell’aprile 2019. Lo Stato di Western Australia ha promesso di approvare una legge simile, mentre New South Wales e Victoria stanno studiando la materia. Nel Queensland, invece, l’obbligo sussiste già.
SCONTRO STATO-CHIESA. Secondo l’arcivescovo di Canberra e Goulburn, Christopher Prowse, se non ci fosse il segreto confessionale «nessuno verrebbe a svelare i suoi peccati. Il governo minaccia la libertà religiosa cercando di cambiare il sacramento della confessione, senza con questo ottenere alcun miglioramento per la sicurezza dei bambini. Obbligare i sacerdoti a violare il segreto non impedirà gli abusi e non aiuterà gli sforzi messi in atto dalla Chiesa per proteggere i bambini nelle istituzioni cattoliche». Senza contare che «molti confessionali hanno uno schermo che impedisce al sacerdote di vedere in faccia il penitente. Ma anche se lo vedesse, non è detto che lo conosca. Per confessarsi non è richiesto dichiarare la propria identità. Senza contare, poi, che i pedofili in base all’esperienza non si confessano né al sacerdote né alla giustizia». Si profila all’orizzonte, come dichiarato a Reuters dal professore di Filosofia alla Deakin University (Victoria), Andrew Singleton, uno scontro tra Stato e Chiesa.

Foto Ansa

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