Asia Bibi, il caso alla Corte suprema. Cauto ottimismo ma «starà ancora a lungo in carcere»

Il ricorso della donna cattolica, condannata a morte per false accuse di blasfemia in Pakistan e in carcere da sei anni, sarà analizzato dai tre giudici supremi. Paul Bhatti: «Sono fiducioso»

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La Corte suprema del Pakistan ha deciso questa mattina di accogliere il ricorso presentato dai legali di Asia Bibi e di verificare la legalità del procedimento giudiziario. Di conseguenza, la pena di morte sarà sospesa fino a che i tre giudici della Corte non emetteranno la loro sentenza.

ACCUSE DI BLASFEMIA. La 50enne pakistana cattolica, madre di cinque figli, si trova in carcere dal 19 giugno 2009 (sei anni) con l’accusa di blasfemia. La sua colpa è aver bevuto un bicchiere d’acqua e aver risposto così alle sue colleghe musulmane che la insultavano e le ordinavano di convertirsi all’islam: «Il mio Gesù è morto per me, che cosa ha fatto per voi Maometto?».

GRAZIA PRESIDENZIALE. La donna è stata condannata a morte tramite impiccagione in primo grado e in appello. Ora toccherà alla Corte suprema, che non può più entrare nel merito delle accuse (false) ma indaga solo la corretta applicazione delle procedure e delle leggi, decidere se confermare o meno la condanna a morte. Se non revocherà la condanna, solo la grazia del presidente del Pakistan Mamnoon Hussain potrà salvarla dalla morte.

«SIAMO FIDUCIOSI». Paul Bhatti, ex ministro federale per l’Armonia nazionale e leader di All Pakistan Minorities Alliance (Apma), ha dichiarato ad AsiaNews: «Siamo fiduciosi e aspettiamo che in un futuro prossimo possa essere liberata. Questo giudizio è un passo positivo non solo per lei, ma anche per le molte altre persone accusate di blasfemia. I giudici supremi decidono secondo diritto e non si fanno influenzare da elementi esterni, garantendo giustizia per tutti. Finora la Corte suprema non ha mai giustiziato nessuno se accusato ingiustamente per blasfemia, quindi ci sono speranze per un esito positivo della vicenda».

NON È FINITA. Si è espresso in modo più cauto Naveed Aziz, che stamattina era in aula per assistere alla decisione della Corte, ricordando che i tre giudici potrebbero impiegare molto tempo (almeno un altro anno, secondo uno dei suoi avvocati) per emettere una sentenza e che il calvario di Asia Bibi è tutt’altro che finito. Il membro della British Pakistani Christian Association, ong che aiuta i cristiani perseguitati, ha dichiarato: «Sono contento di questa decisione. È ovvio che la pressione internazionale ha portato a questo risultato e ringrazio tutte le persone che hanno chiesto libertà per Asia Bibi. Ora lei dovrà spendere ancora molto tempo in carcere, ma la sua libertà ora è una possibilità reale».


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