Arresto Galan. Sansonetti: «È la prova che il Parlamento non riformerà la giustizia: è succube dei magistrati anche quando violano la legge»

Intervista al direttore del Garantista dopo il sì della Camera alla carcerazione del deputato: «In base a quale norma si manda in galera senza processo una persona sulla quale si indaga da più di un anno, già informata dell’inchiesta?»

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«Votate no, attenetevi alle leggi, impedite una così smaccata violazione delle norme e anche della Costituzione». Così scriveva ieri su Il Garantista il direttore Piero Sansonetti. Chiedeva alla Camera un atto simbolico: bocciare la richiesta di arresto per il deputato di Forza Italia ed ex governatore del Veneto Giancarlo Galan e dimostrare così l’indipendenza del potere rappresentativo da quello giudiziario. Non è accaduto. Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno votato a favore della carcerazione preventiva dell’ex ministro dell’Agricoltura. Montecitorio ha dato l’ok ai magistrati e, da oggi, Galan, indagato per presunte tangenti nella costruzione del Mose a Venezia, può diventare uno delle migliaia di detenuti italiani incarcerati senza una condanna.
«Non mi stupisce il voto della Camera», dice Sansonetti a tempi.it. «Il mio appello era una richiesta “disperata”. Non è la prima volta che il Parlamento vota a favore dell’arresto di un suo componente non ancora condannato». Per il direttore del Garantista il voto di ieri è anche una «conferma dell’impossibilità che l’attuale maggioranza in Parlamento riformi la giustizia».

Direttore, anche nel caso Genovese la sinistra renziana (garantista a giorni alterni) votò a favore degli arresti.
Purtroppo non è la prima e non sarà l’ultima volta che si farà intimidire dai pm. Il Parlamento ieri ha votato a favore di un arresto illegale. Anche Claudio Scajola è stato arrestato illegalmente e la politica ha taciuto.

I magistrati hanno chiesto gli arresti di Galan per timore che compromettesse l’inchiesta sul Mose. Sbagliano ad applicare la legge?
È il verbo “applicare” ad essere sbagliato: i magistrati violano la legge e non la applicano. Se la applicassero rispetterebbero quanto è scritto nel codice penale a proposito della custodia cautelare.

Cioè?
Per arrestare una persona ci deve essere il pericolo di fuga, di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Nel caso di Galan, come in migliaia di altri casi, non ci sono i presupposti per l’arresto. Se si rispettasse la legge, non si metterebbe in galera una persona ricoverata in ospedale, sulla quale si indaga da più di un anno, già informata dell’inchiesta che la riguarda. Nessuno può vedere una qualche utilità nell’arrestare Galan, perché non ricorre alcuno dei tre pericoli indicati dal Codice penale.

Forse i magistrati hanno valutato diversamente.
Mi dovrebbero spiegare perché metà dei carcerati in Italia vive in condizioni di degrado e in attesa di giudizio in carceri sovraffollate e perché 10 mila persone, attualmente in custodia cautelare, saranno assolte. È un dato statistico aberrante che non ha paragoni nei paesi civilizzati e in Europa. C’è un problema nell’applicazione della carcerazione preventiva e lo sanno tutti, ma la politica non ha il coraggio di riformare il sistema.

Se passasse la legge sulla responsabilità dei magistrati, le “violazioni” della magistratura potrebbero diminuire?
Non penso che verranno approvate leggi sulla giustizia da questo Parlamento: né sul carcere preventivo né sulla responsabilità civile. La magistratura in Italia è incontrollata e incontrollabile. Lo ha dimostrato ancora una volta il voto di ieri. Nessun ministro di destra e di sinistra, ad oggi, è riuscito, con ispezioni e verifiche, a contrastare lo strapotere delle toghe. Non è successo quando al governo c’era Berlusconi, non succede ora quando c’è Renzi. La politica ha una paura blu della magistratura.

Non ci sono speranze perché vi sia una riforma della giustizia condivisa anche dai magistrati? L’assoluzione di Berlusconi nel processo Ruby non è forse un segnale di cambiamento?
Penso di no. Anzi, credo che dopo la sentenza Ruby si inaspriranno le azioni dei magistrati contro la politica e il Parlamento. Il pm di Palermo Nino Di Matteo il 20 luglio ha chiesto ai magistrati di frapporsi alla possibilità di una riforma del ruolo degli inquirenti. Fra l’altro, non penso che il Pd di Renzi abbia la volontà di sfidare Grillo sulla giustizia. Al contrario si adegua, come ha dimostrato votando a favore degli arresti di Galan e di Genovese. I politici sono succubi dei magistrati.

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