L’antidoto di Aristotele ai nuovi sofisti del pensiero unico

Il celebre filosofo del IV secolo parlò nell’Etica Nicomachea del “sum-philosophein”: pensare insieme a partire da una amicizia

L’Atene del V secolo a.C. era infestata da soggetti magistralmente esperti nell’arte di persuadere attraverso l’uso della parola, indipendentemente dal contenuto veritativo della parola stessa. Tra questi, Protagora di Abdera (480/a.C. circa) consegnerà alla storia del pensiero occidentale il suo detto più noto: l’uomo misura (metron) di tutte le cose. Oltre un secolo dopo, uscendo dal soggettivismo esasperato della Sofistica (con tale nome furono chiamati i maestri, a pagamento, dell’arte di dire tutto e il contrario di tutto), prende forma un’esperienza insolita ed eccezionalmente originale: pensare insieme a partire da una amicizia, sum-philosophein.

«È quello in cui per ciascun consiste l’esserci ciò per cui gli uomini desiderano vivere e proprio ciò in cui vogliono passare il loro tempo con gli amici, c’è chi beve, c’è chi mangia, chi fa ginnastica… E tutti passano la loro giornata , facendo quella cosa che amano sopra ogni altra facendo insieme filosofia (sum Philosophousin)» (Etica Nicomachea, IX, 12). Il ricordo di Aristotele è vivido e si intuisce quanto sia stato segnato da una esperienza unica. Entrò nella scuola (Accademia) di Platone a 17 anni e ne uscì a 37, alla morte di Platone. Poi, per undici anni, tirerà avanti la “sua” scuola (Lyceum), ma ciò che è accaduto da giovani non si ripete da grandi, almeno come intensità di adesione e di condivisione, osserverà su di sé Aristotele.

Giovanni Maddalena, filosofo della comunicazione e tra i più grandi conoscitori del filosofo americano Charles Peirce, ha scritto per Tempi un pezzo irriverente sull’autodeterminazione finita in loop. Maddalena prende le mosse dai nuovi sofisti che alle piazze preferiscono le più comode Accademie e con in testa il guru mondiale dei Diritti degli animali, Peter Singer. Vogliono dar vita aduna insolita (?) rivista delle idee controverse. Di insolito davvero la rivista consente un nuovo diritto, quello all’anonimato. Maddalena usa il fioretto, ma non risparmia fendenti laddove i nuovi maitre à penser del pensiero unico si trincerano dietro all’anonimato, liberi così di contraddire persino se stessi e comunque dietro uno pseudonimo sostenere tesi le più stravaganti che non ci si azzarda a riconoscere come proprie.

D’altronde la libertà, sartrianamente, è quella di fare, e facendo farsi e non esser altro se non ciò che si è fatto. Auto-determinarsi, sapendo o fingendo di non sapere che omnis determinatio est negatio (Spinoza). E così Maddalena dà ragione del titolo, fotografando una libertà che si fa il cappio della forca (loop) da sola. La rivista, a quanto è dato di sapere, ambisce collocarsi in quell’area così vasta del pensiero unico, del politicamente corretto, dell’unidimensionalità globalista per cui uno è uguale a uno. Viviamo nel mondo della assoluta fungibilità, nulla è vero e niente è necessario. In questo regno dell’opinabile, Maddalena osserva disincantato che null’altro resta ai Nuovi Filosofi Accademici che una vacua onestà, quella di non discriminare il diverso, di non pretendere assolutezze, lasciando in pace la Luna ove ogni stravaganza è ammessa e ogni equivoco tollerato (Orlando furioso).

L’onestà che non fa male a nessuno, che costa poco, maschera di mestieranti da quattro soldi come quella di Angiolo Baldovino che, sono oramai cent’anni, l’acuto Pirandello mise sulla scena dando vita al Piacere dell’onestà. Quant’acqua sotto i ponti da allora.