Berlusconi lascia il Quirinale e va a Palazzo Grazioli

Sul rendiconto dello Stato 308 voti favorevoli e 321 astenuti. La fiducia c’è ma la maggioranza non ha più i numeri. Berlusconi si riunisce con i suoi per decidere cosa fare, ma per Bossi la situazione è chiara: il premier deve lasciare il posto ad Angelino Alfano. Spunta un appunto del premier – Leggi qui tutti gli aggiornamenti

Aggiornamenti in tempo reale

 

Ore 19 e 30: Berlusconi lascia il Quirinale e si dirige a Palazzo Grazioli

 

Ore 19 e 20: Ferrara interviene al Tg3: «Ho sentito Berlusconi dopo il voto, è incerto, non sa cosa fare».

 

Ore 18 e 50: Il premier è al Colle. In macchina con lui il sottosegratario Gianni Letta.

 

Ore 18 e 10: si parla insistentemente di un’imminente salita del Presidente del Consiglio al Quirinale, per un colloquio con Giorgio Napolitano in merito all’esito della votazione sul rendiconto. I due dovrebbero incontrarsi attorno alle 18 e 30, ma il premier non rassegnerà le dimissioni, ribadiscono dalla maggioranza.


Il giorno più lungo

 

Sono quasi le 16 e 15 quando arriva il responso dalla Camera dei Deputati: 308 voti favorevoli. L’aula ha quindi approvato il disegno di legge sul rendiconto generale dello stato per l’anno 2010. Nessun contrario, un solo astenuto (Franco Stradella del Pdl) e 321 non votanti. Al termine delle votazioni il primo a prendere la parola è il segretario del Pd, Pierluigi Bersani: «Questo voto ha certificato su un atto dirimente per la governabilità del paese che il governo non ha la maggioranza in quest’aula. Rassegni le dimissioni, qui faremo la nostra parte per il Paese. Se lei non lo facesse le opposizioni considererebbero iniziative ulteriori perché così non possiamo andare avanti».

 

Il presidente del Consiglio ha poi verificato i tabulati del voto, consegnatigli per mano di Laura Ravetto, circondato dai ministri Brunetta, Romani, Brambilla, La Russa,  Carfagna, Bernini. I ministri Maroni e Calderoli assieme a Bossi dopo alcuni minuti hanno lasciato l’aula di Montecitorio.  Dopo qualche minuto il Senatur e il premier si sono riuniti assieme a Tremonti, al ministro dell’Interno e al sottosegretario Paolo Bonaiuti per decidere cosa fare. Ma per Bossi la situazione è chiara: arrivato il momento per Berlusconi di mettersi da parte e lasciare la carica ad Angelino Alfano.

 

Arrivano i primi commenti a caldo. Prima di lasciare l’aula parla il ministro La Russa: «Non sottovalutiamo il voto di oggi: al Colle si sale quale che sia il risultato. Credo che Berlusconi debba parlare col presidente della Repubblica». Il partito di Fini, per bocca del vicecapogruppo vicario a Montecitorio Carmelo Briguglio, esprime il suo punto di vista: «Rendiconto, é un voto che segna la fine politica di Berlusconi ma anche una parola – metafora, una coincidenza ironica che richiama il presidente del Consiglio alle sue responsabilità politiche e storiche dinanzi agli italiani che ormai gli presentano il conto politico e morale di una stagione ormai alla fine».

 

Intanto sono stati anche diffusi i nomi dei “traditori“, gli undici deputati che non hanno preso parte al voto: sono Roberto Antonione, Fabio Fava, Gennaro Malgieri, Giustina Destro, a cui si aggiunge Alfonso Papa, impossibilitato perché agli arresti domiciliari, tutti in quota Pdl. Assenti anche alcuni esponenti del gruppo Misto: Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli, Francesco Stagno D’Alcontres e Santo Versace. A loro si aggiunge Franco Stradella, astenuto (Pdl).

 

Un fotografo riesce a immortalare un appunto scritto dal premier, e il web impazzisce. Si leggono alcune parole: “308 (meno 8 traditori)”, “ribaltone”, “voto”, “prendo atto”, “rassegno le dimissioni”, “Presidente della Repubblica” e infine “una soluzione”.