App per app, ecco l’elenco di quelle impresentabili (e ci sarà un motivo, no?)

Da quella col giochino sugli ebrei a quella che ti aiutava a consultare Wikileaks o i discorsi del Duce. Ma anche quelle in cui si potevano tirare le scarpe ai politici, spacciare droga o curare un bambino (attenti: se lo trascurate, muore)

Anche l’inappuntabile Apple ogni tanto toppa. Se lo fa è sempre per lo stesso motivo, il poco controllo delle App (le applicazioni con cui si può personalizzare ogni dispositivo marchiato mela), non a livello tecnologico, aspetto facilmente gestibile, quanto per quello che riguarda il timbro dei contenuti. È successo più volte infatti che un’applicazione sia stata ritirata dal mercato perché aveva la pretesa di intrattenere il suo utente con pretese che risultavano offensive di qualcun altro.

Ultima polemica quella dell’app chiamata “Ebreo o non ebreo?”. Settantanove centesimi per avere sul telefono un gioco con cui indovinare quale personaggio famoso avesse origine o religione ebraica nel curriculum. Il creatore Johann Levy, dopo dopo essere stato costretto a toglierla dal sito Apple – causa accuse di razzismo –, ha detto che il suo scopo era quello di rendere fiere le persone di religione ebraica della propria appartenenza.

Altri casi che hanno fatto discutere la rete proprio non mancano. In tempi di intercettazioni poteva forse non uscire qualceh mese fa “Wikileaks app”? 1,59 euro per poter consultare agilmente le tonnellate di scoop diffusi da Julian Assange. I proventi della vendita sarebbero andati in beneficenza, ma non è stato raccolto nulla perché Apple non può diffondere nulla di lesivo nei confronti di persone specifiche e viventi.

Numerosi dibattiti sono stati fatti anche sull’app iMussolini e antigay. La prima voleva permettere a tutti di poter consultare i discorsi del Duce sul telefonino (l’autore si è dovuto pure scusare con l’Archivio Luce per aver usato materiale con copyrigh) e la seconda invece era stata promossa dall’organizzazione cattolica Exodus International, con l’obiettivo di dare consigli utili agli omosessuali che volessero “curarsi da questa malattia”.

Ce ne sono poi una serie di app ritirate sul mercato, meno moralmente compromettenti di queste appena citate. Baby Shaker, che mimava il pianto di un bambino, che se trascurato moriva. Myshoe, la possibità di tirare una scarpa in faccia al politico di turno, nata dopo la volta in cui George Bush fu bersaglio di un mocassino in conferenza stampa. O DopeWars, per calarsi nei panni di uno spacciatore di droga comodamente con un clic.