Anniversario dell’uccisione degli “Uomini di Dio”, i monaci di Tibhirine rapiti dai terroristi 17 anni fa

Frère Jean-Pierre Schumacher è l’unico sopravvissuto alla strage ancora in vita: «Perché il Signore mi aveva concesso di restare in vita?»

«Perché il Signore mi aveva concesso di restare in vita? Ho compreso che era proprio per realizzare questa missione: testimoniare gli avvenimenti di Tibhirine e far conoscere l’esperienza di comunione con i nostri fratelli musulmani, che continuiamo ora qui nel monastero di Midelt, in Marocco». Parlava così in una recente intervista frère Jean-Pierre Schumacher, uno dei due monaci trappisti sopravvissuti al rapimento e alla strage di sette confratelli, nel monastero di Tibhirine, in Algeria, nella primavera del 1996.

UOMINI DI DIO. Oggi è il 17mo anniversario dell’annuncio della loro uccisione fatto dai terroristi del “Gruppo islamico armato”, che hanno rapito i monaci nella notte tra il 26 e il 27 marzo. Il 30 maggio del 1996 furono ritrovate le loro teste, ma non i corpi. La storia dei monaci è stata raccontata dal film di successo gli Uomini di Dio.

SPIRITO DI TIBHIRINE. Dopo la morte nel 2008 di p. Amedée, frère Jean-Pierre Schumacher è rimasto l’unico sopravvissuto. Oggi ha 89 anni e continua l’opera dei suoi confratelli uccisi nel monastero di Midelt, in Marocco, un’altra terra completamente islamica. Lo “spirito di Tibhirine”, infatti, è ancora vivo: «Il dialogo con i musulmani non è un passaggio obbligato, ma una scelta deliberata fatta di rispetto, fiducia, ascolto e condivisione. Lo spirito di Tibhirine non è riservato ai monaci; tutti possono viverlo, ovunque essi si trovino».

L’UNICO SOPRAVVISSUTO. Come una volta ha detto la badessa di un monastero, «ci sono fratelli a cui è chiesto di testimoniare con il dono della loro vita e altri ai quali viene domandato di testimoniare attraverso le loro vite». Così è per  p. Jean-Pierre, che la notte del rapimento si è salvato perché era di servizio in portineria, in un edificio adiacente al monastero.