Angelus, il papa contro i cristiani di etichetta: «Gesù preferisce i peccatori»

Il pontefice è tornato a rivolgere il suo pensiero alla «guerra tra i fratelli» in atto in Siria con un sentito appello alla comunità internazionale perché «si mostri più sensibile verso questa tragica situazione»

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«Siete cristiani di etichetta o di verità? Ognuno deve rispondere nel proprio cuore». Ancora una volta è una domanda, diretta e sincera, il centro della riflessione domenicale di papa Francesco dell’Angelus. Al termine della preghiera mariana il pontefice è anche tornato a rivolgere il suo pensiero e la sua preghiera alla Siria, dove, ha detto, si stanno compiendo «stragi e atti atroci» nell’ambito di una guerra tra fratelli. Francesco si è appellato direttamente alla comunità internazionale perché «si mostri più sensibile verso questa tragica situazione e metta tutto il suo impegno per aiutare la amata Nazione siriana a trovare una soluzione ad una guerra che semina distruzione e morte».

PASSARE PER LA PORTA STRETTA. Commentando il Vangelo, il Papa ha riflettuto sul passaggio in cui Gesù invita a passare «per la porta stretta». Un’immagine che ritorna diverse volte e «richiama quella della casa, dove troviamo sicurezza, amore, calore. Gesù ci dice che c’è una porta che ci fa entrare nella famiglia di Dio, nel calore della casa di Dio, della comunione con Lui. Questa porta è Gesù stesso. Lui è il passaggio per la salvezza. Lui ci conduce al Padre. E la porta che è Gesù non è mai chiusa, è aperta sempre e a tutti, senza distinzione, senza esclusioni, senza privilegi. Perché sapete Gesù non esclude nessuno. Qualcuno di voi potrà dirmi: ma padre sicuramente io sono escluso perché sono un gran peccatore, ho fatto cose brutte nella vita. No, dico io, proprio per questo non sei escluso, sei preferito, perché Gesù preferisce i peccatori per amarli e perdonarli, non avere paura. Tutti sono invitati a varcare questa porta, a varcare la porta della fede, ad entrare nella sua vita, e a farlo entrare nella nostra vita, perché Lui la trasformi, la rinnovi, le doni gioia piena e duratura».

LA FELICITA’ DI UN ISTANTE?. «Al giorno d’oggi passiamo davanti a tante porte che invitano ad entrare promettendo una felicità che dura un istante, che si esaurisce in se stessa e non ha futuro. Noi per quale porta vogliamo entrare? E chi vogliamo far entrare per la porta della nostra vita? Vorrei dire con forza: non abbiamo paura di varcare la porta della fede in Gesù, di lasciarlo entrare sempre di più nella nostra vita, di uscire dai nostri egoismi, dalle nostre chiusure, dalle nostre indifferenze verso gli altri». Ma quella di è una porta stretta, ha detto il Papa, «non perché sia una sala di tortura, ma perché ci chiede di aprire il nostro cuore a Lui, di riconoscerci peccatori, bisognosi della sua salvezza, del suo perdono, del suo amore, di avere l’umiltà di accogliere la sua misericordia e farci rinnovare da Lui. Gesù nel Vangelo ci dice che l’essere cristiani non è avere un'”etichetta”, ma è vivere e testimoniare la fede nella preghiera, nelle opere di carità, nel promuovere la giustizia, nel compiere il bene. Per la porta stretta che è Cristo deve passare tutta la nostra vita».

L’APPELLO PER LA SIRIA. Dopo l’Angelus papa Francesco è tornato a parlare della situazione in Siria che ha detto di seguire «con grande sofferenza e preoccupazione». «L’aumento della violenza in una guerra tra fratelli, con il moltiplicarsi di stragi e atti atroci, che tutti abbiamo potuto vedere anche nelle terribili immagini di questi giorni, mi spinge ancora una volta a levare alta la voce perché si fermi il rumore delle armi. Non è lo scontro che offre prospettive di speranza per risolvere i problemi, ma è la capacità di incontro e di dialogo. Dal profondo del mio cuore -vorrei manifestare la mia vicinanza con la preghiera e la solidarietà a tutte le vittime di questo conflitto, a tutti coloro che soffrono, specialmente i bambini, e invitare a tenere sempre accesa la speranza di pace». Dopo l’appello il pontefice ha invitato tutti a pregare insieme a lui Maria Regina della pace.

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