Anche l’Ocse l’ha capito: la scuola statale in Italia non funziona

Ultimi negli investimenti e nella percentuale di laureati, primi nella dispersione scolastica e nell’età media dei docenti. Ritratto di una scuola che va alla malora.

Il sistema scolastico italiano non è competitivo. A dirlo è l’Ocse – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – che nel suo annuale fascicolo Education at a glance regala agli italiani i dettagli di una situazione da pelle d’oca. Con una spesa pari al 4,7 per cento del Pil, circa 15 miliardi in meno della media, l’Italia riceve il “cucchiaio di legno” per gli investimenti nell’istruzione. E il premio di consolazione per tutto il resto.

LA TASCA BUCATA. La scuola statale è una tasca bucata. I soldi si perdono tra i meandri nella burocrazia, in concorsi e concorsini, senza un vero e proprio miglioramento del sistema sociale. Si spende sempre meno e si fa sempre peggio. I fondi sono per lo più allocati nelle scuole primarie e dell’infanzia, mentre di medie e licei è meglio non parlarne. Fortuna che i privati investono nelle loro scuole ben più che lo Stato nelle proprie.

STUDIARE NON SERVE. Aumenta l’educazione ad alti livelli, ma molti ragazzi provenienti da famiglie povere studiano poco. Nella popolazione tra i 25-34 anni di basso ceto, soltanto il 9 per cento è riuscito a completare il percorso fino alla laurea. La media calcolata dall’Ocse è del 20 per cento. Forse perché la scuola, in Italia, non è più considerata un ascensore sociale. Il 23 per cento dei giovani del Belpaese non studia né lavora e l’occupazione per chi è laureato è calata dal 82 al 78,3 per cento.

PROF. MATUSA. Per non palare degli insegnanti. Oltre la metà dei docenti delle medie e delle superiori superano i 55 anni. Una percentuale irrisoria conta i docenti con meno di trent’anni. In media, un professore al culmine della sua attività guadagna 4.600 euro in meno di un docente medio dell’Ocse. Il docente italiano raggiunge lo stipendio massimo dopo 35 anni di attività, appena prima di andare in pensione. Sempre che la Elsa Fornero non aumenti ancora l’età pensionabile.