La sinistra attacca la manovra del governo senza rendersi conto che essa restituisce solo qualche (esigua) risorsa al ceto medio. Siamo alle solite: Schlein e Landini fingono di occuparsi degli ultimi e massacrano i penultimi
Il segretario della Cgil Maurizio Landini con la segretaria del Pd Elly Schlein, Roma, 12 luglio 2025 (foto Ansa)
La manovra del governo non ha per nulla “premiato i ricchi”, coma ha titolato Repubblica in prima pagina qualche giorno fa. Gli strepiti di Schlein, Conte e Landini (che è tornato a parlare di patrimoniale) non hanno ragione d’essere. Il governo, infatti, ha fatto scendere dal 35 al 33 per cento la tassazione sui redditi tra 28 e 50 mila euro con un risparmio medio di 440 euro. La presidente Meloni e il ministro Giorgetti hanno avuto quindi gioco facile nel ribattere alle polemiche di giornali e opposizioni: «È difficile classificare come ricco chi guadagna circa 2.000-2.500 euro netti al mese».
Non solo. Come notato da Nicola Porro, la stessa Repubblica che ha lanciato l’allarme sulla manovra anti-poveri, si comportò in maniera assai diversa con l’allora premier Draghi che nel 2021 modificò le aliquote Irpef portando un beneficio medio in busta paga di 765 euro, non solo per i poveri, ma anche per i redditi più alti. Allora, però, il quotidiano di sinistra non gridò allo scandalo, anz...
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