Contenuto riservato agli abbonati

Anche i (quasi) ricchi piangano

Di Emanuele Boffi
12 Novembre 2025
La sinistra attacca la manovra del governo senza rendersi conto che essa restituisce solo qualche (esigua) risorsa al ceto medio. Siamo alle solite: Schlein e Landini fingono di occuparsi degli ultimi e massacrano i penultimi
La segretaria del Partito democratico (Pd) Elly Schlein con il segretario generale della Cgil Maurizio Landini durante la conferenza nazionale del Pd sulle politiche industriali dal titolo “Le Rotte del Futuro. Re-industrializzare l’Italia e l’Europa
Il segretario della Cgil Maurizio Landini con la segretaria del Pd Elly Schlein, Roma, 12 luglio 2025 (foto Ansa)

La manovra del governo non ha per nulla “premiato i ricchi”, coma ha titolato Repubblica in prima pagina qualche giorno fa. Gli strepiti di Schlein, Conte e Landini (che è tornato a parlare di patrimoniale) non hanno ragione d’essere. Il governo, infatti, ha fatto scendere dal 35 al 33 per cento la tassazione sui redditi tra 28 e 50 mila euro con un risparmio medio di 440 euro. La presidente Meloni e il ministro Giorgetti hanno avuto quindi gioco facile nel ribattere alle polemiche di giornali e opposizioni: «È difficile classificare come ricco chi guadagna circa 2.000-2.500 euro netti al mese». Non solo. Come notato da Nicola Porro, la stessa Repubblica che ha lanciato l’allarme sulla manovra anti-poveri, si comportò in maniera assai diversa con l’allora premier Draghi che nel 2021 modificò le aliquote Irpef portando un beneficio medio in busta paga di 765 euro, non solo per i poveri, ma anche per i redditi più alti. Allora, però, il quotidiano di sinistra non gridò allo scandalo, anz...

Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online
per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online
+ il mensile digitale
Full
Il quotidiano online
+ il mensile digitale e cartaceo
Tempi capisce, colpisce. Abbonati subito. Scopri l’offerta

Articoli correlati