Alluvione Genova. «Fino a 1.500 i negozi distrutti. La gente ha perso tutto per la seconda volta in tre anni. Ma Equitalia riscuote lo stesso»

Intervista ad Alessandro Cavo della Confcommercio locale: «Bisogna dire qual è la situazione. Per colpa della burocrazia dello Stato queste cose potrebbero ripetersi»

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A Genova ha ripreso a piovere. Alessandro Cavo, dirigente della sezione pubblici esercizi di Ascom Genova, l’associazione locale della Confcommercio, parla a tempi.it dal secondo piano dell’ufficio cittadino, nel Quadrilatero, il cuore del centro della città della Lanterna: il primo piano del palazzo è inagibile, come tantissimi dei negozi della città. Distrutto dalla valanga di fango che ha travolto la città giovedì sera. «Per il momento la zona è stata evacuata, la città è deserta. È impressionante. Soffia un vento terribile, che odora di fango. Un odore che ti avvolge anche le narici, ti entra in testa. Gela il sangue nelle vene. Non c’è nessuno per strada» racconta Cavo.

Lei in questi giorni ha visitato alcuni dei commercianti e dei quartieri più colpiti. Cosa ha visto?
Disperazione. Perché ci sono delle aree della città, come il Quadrilatero, la Foce, Borgo Incrociati e viale Cristoforo Colombo, devastate al punto che non si può recuperare nulla. Dopo tre giorni di scavi, e dopo che migliaia di volontari (5 mila secondo la Protezione civile, di cui 4 mila semplici cittadini che si sono offerti spontaneamente, ndr) hanno cercato di togliere il fango, molti negozi oggi sono ridotti a box vuoti. E lo stato d’animo è dei peggiori, c’è gente che ha perso tutto quello che aveva per la seconda volta in tre anni. Stamattina (ieri per chi legge, ndr) sono andato da un negoziante che minacciava il suicidio. Voleva spararsi un colpo di pistola, continuava a dirmelo. Molta gente si era indebitata nel 2011 e aveva acceso mutui per ricostruire la propria attività, adesso deve ripartire da capo. Inoltre lo Stato è del tutto assente, e bisogna dirlo. La protezione civile è debole, e come ha detto lo stesso capo Franco Gabrielli, si è trovata in una guerra armata solo di una cassetta di aspirina. Anche i militari sono pochissimi, il lavoro di spalatura è stato possibile solo grazie dei volontari. Pensi che mancavano persino pale e ramazze, le persone sono potute intervenire portandole da casa. C’è una disorganizzazione spaventosa.

Quanti negozi sono stati colpiti dall’alluvione? E a quanto stimate i danni?
Sono tra i 1.300 e i 1.500 gli esercizi commerciali colpiti, per un danno totale che si aggira intorno a una cifra compresa tra i 130 e i 150 milioni di euro.

Sul vostro sito, però, campeggiano due documenti: una nota di Equitalia datata 13 ottobre, seguita da una della prefettura di Genova. Nella prima, Equitalia comunica «gli uffici di Genova oggi rimarranno chiusi, pertanto il termine ultimo per i pagamenti slitta da oggi 13 ottobre a domani». E la prefettura conferma: le cartelle esattoriali andranno pagate nelle prossime 24 ore, non è previsto alcuna proroga ulteriore. È davvero possibile?
Le cartelle Equitalia le dobbiamo pagare domani. Non c’è nessun commento da fare. Mi pare evidente che lo Stato – in questo caso Equitalia – sembra non rendersi conto della realtà che stiamo vivendo. C’è gente che non ha più niente. Non per modo di dire. Non ha letteralmente niente. In piazza Vittoria, per esempio, sono andato a vedere un bar: dentro non c’era nulla. Tavoli, sedie, bancone, frigoriferi, sono stati portati via dal fango. È stata un’alluvione anche peggiore di quella del novembre 2011. Noi abbiamo chiesto l’annullamento dei contributi, ma l’abbiamo ottenuto al momento solo per le tasse comunali. Imu, Tasi e Tari. Per le cartelle esattoriali invece niente. Qui ci troviamo con imprese colpite dalla crisi, dai mutui per la ricostruzione del 2011 e da una Tari tra le più alte d’Italia. Se non arrivano aiuti dallo Stato in questa direzione non ce la faremo a rialzarci. Posso segnalare una cosa?

Prego.
L’alluvione del 2011 è solo l’ultimo precedente, perché è dagli anni Settanta che abbiamo alluvioni qui. Capiamo bene anche noi che da certe cose ci si può difendere solo innalzando muraglioni in massa, ma tutti i genovesi – non solo i tecnici – sapevano benissimo che se non fosse stato messo in funzione lo scolmatore del Treggiano sarebbe finita peggio che nel 2011. Invece per colpa di ritardi del Tar un’opera salvavita non è stata fatta. Lo Stato non può trovarsi impastoiato per ritardi burocratici. Questa emergenza è destinata a ripetersi, perché le aree colpite corrispondono alla vecchia foce del Bisagno, che nei decenni è stata ristretta, così come pure gli argini: l’alveo del fiume non ha più capacità sufficiente per scaricare il flusso delle acque e quando piove così tanto si riappropria del suo letto originario travolgendo una zona ormai occupata da negozi, case e uffici. Se fossimo stati informati dei ritardi, avremmo organizzato manifestazioni massicce a sostegno dell’amministrazione comunale, per accelerare i lavori dello scolmatore.

Ha senso parlare di “se”, dopo la devastazione di giovedì?
Bisogna che se ne parli invece, e che tutta l’opinione pubblica capisca quello che accade in città. Nel 2011 tutte le autorità ci hanno detto che sarebbe stato fatto subito lo scolmatore. Ce lo avevano assicurato. E invece eccoci ancora qui.

Come faranno i cittadini a ottenere aiuti per i danni subiti e la ricostruzione?
Oggi (ieri per chi legge, ndr) durante la giunta regionale sono state emanate linee guida. Nel 2011 è stato rimborsato il 40 per cento delle spese anticipate, adesso sembra che in virtù della normativa europea verrà rimborsato immediatamente il valore del danno subìto.

Intanto a Genova sono riprese le piogge. Come vanno le cose?
Per il momento il centro della città è stata evacuato e la città è deserta. È impressionante. In centro sono rimasti solo i residenti, ma non escono di casa, abbiamo tutti paura. Un’onda di piena è spaventosa, arriva in pochi secondi dappertutto. Non si può immaginare senza averlo vissuto in prima persona. Un fiume in piena travolge tutto e tutti all’improvviso con una quantità impressionante di fango, che penetra ovunque. A Borgo Incrociati l’acqua è arrivata a 2 metri e mezzo di altezza, nel Quadrilatero, dove mi trovo adesso io, a 1,70 metri.

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