Alla partita si raccolgono fondi per la ricerca. Ma gli animalisti “bombardano” e fanno saltare tutto

La squadra di volley femminile di Busto Arsizio avrebbe giocato domenica per finanziare studi sulla Sindrome di Rett. Ma nei laboratori si usano i topi: parte il boicottaggio con “mail bombing” promosso dalla Lav

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Doveva essere l’occasione per promuovere una raccolta fondi a favore della ricerca contro la sindrome di Rett, invece il match di pallavolo femminile di domenica sera tra l’Unendo Yamamay Busto Arsizio e la Robur Tiboni Urbino sarà una normale gara di campionato, senza alcuna iniziativa a margine. E il tutto perché in questi giorni il club lombardo di volley è stato oggetto di un “mail bombing” da parte degli animalisti, un boicottaggio promosso dagli attivisti locali della Lega anti-vivisezione (Lav) che contestavano alla squadra lombarda la scelta di sostenere un settore della ricerca dove si sperimenta direttamente sugli animali.

LA LOTTERIA. È stata la stessa squadra di volley a comunicare l’annullamento dell’iniziativa, con «sentimenti di profonda tristezza per la vicenda che si è generata e che ha gratuitamente arrecato grave pregiudizio alle persone quotidianamente impegnate nella ricerca medica contro questa terribile malattia». Non pensavano di ricevere così tante contestazioni – l’Unendo Yamamay e due dei principali sponsor – per un’iniziativa che chiunque definirebbe lodevole: i fondi sarebbero stati raccolti attraverso una lotteria benefica per poi essere consegnati all’Associazione ProRett e al laboratorio di Epigenetica dell’Università dell’Insubria, diretto dalla professoressa Nicoletta Landsberger, che lavora proprio per cercare una cura alla Sindrome di Rett. A oggi, infatti, non esistono terapie per curare questo disordine neurologico, che colpisce in prevalenza le bambine entro i primi 4 anni di vita, causando una perdita delle abilità acquisite e portando a un grave stato di disabilità. Ma quel laboratorio è da tempo oggetto di critiche degli animalisti proprio per l’uso di cavie a scopo di ricerca. E così addio al concorso benefico.

STAMATTINA LO STOP. Come si apprende da VareseNews, inizialmente la Inticom, società proprietaria del marchio Yamamay, aveva dato risposta ad alcuni animalisti: «Il sostegno alla ricerca è un accrescimento, una grandissima opportunità per la società tutta e un gesto di grande solidarietà da parte delle aziende che a tal fine si adoperano». Ma più mail arrivavano e più la situazione si faceva preoccupante, così la squadra non se l’è sentita di portare avanti l’iniziativa, e d’accordo con l’Associazione ProRett ha annullato la raccolta. «Lottiamo ogni giorno per il nostro lavoro e vorremmo che la società civile fosse al nostro fianco, e non contro di noi», è stato invece il commento della dottoressa Landsberger. «Quanto è accaduto ci ferisce come ricercatori e come esseri umani, perché famiglie già provate e sofferenti in questa occasione si sentono ancora più sole. Non si può privare queste persone della speranza: abbiamo bisogno di far comprendere l’importanza della ricerca per il benessere dell’umanità».