Al loro campeggio, i No Tav si sentono come ai tempi della Resistenza

Si sta aprendo una frattura all’interno del movimento anti-treno. I settori estremisti vogliono assumere definitivamente l’egemonia della gestione della protesta

L’assalto al cantiere, portato a termine lo scorso sabato da qualche centinaia di esponenti dell’area antagonista, che stanno tenendo un campeggio No Tav a Chiomonte, a ridosso dell’area protetta dalla polizia dove si sta lavorando all’avvio dello scavo del tunnel geognostico, sembra determinare una frattura all’interno del movimento.
Negli scontri di sabato sera, duramente condannati dal ministro Cancellieri che li ha definiti «guerriglia ad opera di gruppi di violenti», sono stati feriti diversi uomini delle forze dell’ordine, tra cui il capo della Digos Giuseppe Petronzi.

Il presidente della Comunità Montana Sandro Plano, pur non sconfessando la convergenza con i Centri Sociali e gli autonomi, ha preso le distanze e condannato il gesto. Esprimendo la vicinanza e gli auguri di pronta guarigione al dirigente della Digos. Nessuno dei leader del movimento trenocrociato, che non erano presenti alla manifestazione di sabato notte, è finora intervenuto. In rete, diversi militanti hanno affidato a Facebook e Twitter il proprio disagio per l’escalation negli scontri. Tra i valsusini torna a montare il fastidioso per «i villeggianti della protesta e dello scontro».

I siti No Tav più vicini all’antagonismo torinese (tra cui www.unavallecheresiste.info) hanno invece rivendicato quello che si potrebbe chiamare il risultato militare dell’azione. Si può leggere sul sito: «Centinaia di metri di filo spinato tagliati, tagliate le recinzioni per alcune decine di metri nella loro totalità, barriere new jersey famose per la loro solidità finalmente abbattute aprendo a circa dieci metri dalla baita clarea un varco di almeno 8 metri, il muro di recinzione, rinforzo fatto applicare nello scorso autunno ai punti più a rischio secondo i dirigenti della questura torinese, abbattuto a colpi di mazza per almeno una ventina di metri, molte torri faro abbattute, fonte di un inutile spreco e di inquinamento luminoso in una bellissima valle che sembra si stia trasformando in una base lunare. C’è chi invece minimizza gli obiettivi raggiunti dal movimento dando visibilità al solo ferito illustre della serata e tenta neologismi e nuovi modi di dire come ‘violenza pura’, da un lato i “teppisti” no tav e dall’altro le forze di polizia: ci interessa molto più quello che si è portato a casa».

Si evoca, sul sito notav.info, la parola resistenza a proposito. «Si chiama Resistenza e viene praticata in gruppo e decisa persino in pubblica assemblea. Si chiama lotta in difesa del territorio e passa necessariamente con il contrasto attivo di quello che è un cantiere completamente militarizzato». Questi i termini che evidenziano la volontà da parte de. Anche per questo, probabilmente, il ministro Cancellieri ha paventato lo sgombero del campeggio No Tav.