Aiutarli (e farsi aiutare) a casa loro

Lettera di ritorno da un viaggio missionario in Etiopia. Dove si scopre che la solidarietà ai più poveri al mondo, fa bene anche a chi la fa

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L’Etiopia è uno dei paesi con il più alto tasso di mortalità infantile del mondo e non è una statistica perché i bambini che stanno male e che rischiano di morire li ho visti, soprattutto nelle città e lungo le strade. La gente è stata molto ferita e tradita e per difesa si è molto chiusa ed isolata. Si percepisce una grande sofferenza nelle persone e nelle famiglie. Ci sono dei forti e profondi condizionamenti secolari (dipendenza della donna, sottomissione al clan ed alle sue regole che spesso soffocano la piena espressione della vita, etc.) ai quali si aggiungono mille altri condizionamenti esterni molto violenti che stanno divorando l’anima di questa meravigliosa gente.
Perché sono qui? Sono da molti anni volontario di Italia Solidale, associazione fondata da padre Angelo Benolli, missionario e antropologo, che opera sia in Italia sia nei paesi del sud del mondo (Africa, Sudamerica e India) per portare le persone a riscoprire la propria dignità di uomo e donna creati da Dio e trovare una strada di espressione dei propri carismi, fuori da qualsiasi condizionamento sociale, culturale e familiare per arrivare ad una pienezza di vita.
Anche quest’anno siamo andati a visitare due missioni che da oltre 15 anni collaborano con Italia Solidale: Arramo e Galcha, appartenenti al vicariato di Hawassa nella zona sud dell’Etiopia.
Il governo del paese, a fronte di una apparente democrazia, è stato da sempre retto dai rappresentati dei Tigrini, discendenti degli antichi re ma in minoranza numerica rispetto alle altre etnie più presenti nella nazione, tra cui gli Oromo che contano oltre 40 milioni di persone. Da qui sono nate le proteste di massa anti-governative del 2015 che hanno portato ad una sanguinosa repressione con i militari dispiegati sul territorio; le notizie sono trapelate poco, ma si sono contati centinaia di morti e migliaia di arresti. Nel mese di febbraio di quest’anno si è registrato una ulteriore crisi: a fronte di nuove proteste il primo ministro Hailemariam Desalegn si è dimesso lasciando il paese in uno stato di emergenza preoccupante. Nelle strade attorno ad Addis e via via nelle arterie che collegano le città più grandi era facile trovare posti di blocco improvvisati dalla popolazione, armata e incitata alla ribellione. Anche le comunicazioni sono sempre più difficili, i telefoni mobili devono essere prima registrati dalla compagnia di telecomunicazione governativa per essere usati ma ormai nessuno si prende più la responsabilità di farlo.
Di fatto cosa abbiamo portato a queste popolazioni? Praticamente niente! Non siamo andati per costruire qualcosa o per portare aiuti materiali, per questo ci sono tante Ong e qui la Chiesa cattolica svolge da sempre un ruolo fondamentale per l’educazione scolastica, l’assistenza medica e l’evangelizzazione. Io con altri volontari dell’associazione abbiamo incontrato circa 400 famiglie coinvolte in queste due missioni. Li abbiamo incontrati essenzialmente per relazionarci con loro, per aiutarli a vedere i loro problemi e sostenerli nel risolverli, alla luce dell’esperienza cristiana ed antropologica che appunto è stata vissuta e poi diffusa dal fondatore di Italia Solidale.
Ogni volta che vado vedo la meraviglia e l’amore dei tanti bambini che grazie a questo movimento di solidarietà non sono morti, dei tanti padri e delle tante madri che si sono ritrovate come persone ed hanno formato famiglie forti e mature che riescono ad amare i loro e altrui bambini, delle tante comunità di famiglie che si riuniscono, si sostengono, si aiutano e risolvono i tanti mali consci ed inconsci che impediscono la pienezza della vita.
Di fondo il problema principale per queste popolazioni non è tanto quello materiale, anche se c’è, ma prima di tutto quello di risolvere i condizionamenti culturali e sociali che vivono fin dalla nascita, per i quali si ripetono spesso violenze in famiglia, poligamie, alcolismo, lotte tribali, abbandono dei figli. Sono tutti mali che se non vengono visti e risolti producono solo dipendenza dagli aiuti e ripetizione degli stessi modelli negativi sulle generazioni successive.
È di fondo la stessa radice del male che viviamo anche noi, una società occidentale che ha perso i suoi valori fondanti e vive di un relativismo morale e personale, come profeticamente metteva in guardia nel 1965 la Gaudium et spes del Concilio ecumenico Vaticano II: «In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È proprio all’interno dell’uomo che molti elementi si contrastano a vicenda. […] Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe. Per cui soffre in sé stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società».
La risposta a questi mali interni all’uomo di oggi, in ogni parte del mondo, si basa su questa cultura di vita e di missione promossa da Italia Solidale. Molte famiglie in Etiopia, così come in oltre cento missioni nel mondo, stanno sperimentando le loro forze anche esprimendosi in un lavoro creativo e di sussistenza avviato con il contributo inviato dal donatore nei loro conti di comunità (agricoltura, piccolo commercio, compravendita di bestiame, piccolo artigianato, etc…).
Infatti l’aiuto si concretizza nello stabilire una relazione tra una famiglia qui e una in Italia, tramite l’ausilio dell’adozione a distanza e con lo scambio di lettere e foto. Questo movimento di comunione e di vera relazione rappresenta un potente mezzo per salvare tanti famiglie e bambini qui in Etiopia ma anche per salvare dalla chiusura e dall’egoismo noi in Italia (basta leggere l’ultimo rapporto Censis che definisce gli italiani «rancorosi e con un immaginario collettivo senza forza propulsiva»). Potrei citare tanti casi di italiani che, grazie alla comunione che hanno stabilito con queste famiglie e condividendo i loro problemi, hanno sperimentato guarigioni fisiche e spirituali, perché è «l’Amore che risolve la moltitudine dei mali».
Negli ultimi anni abbiamo anche lanciato l’iniziativa di coinvolgere le stesse famiglie in Etiopia per promuovere questa solidarietà ad altre persone del posto che in qualche modo vogliono a loro volta salvare un bambino. Anche qui invertiamo il paradigma che questa gente deve solo ricevere, in realtà sono molto felici di dare nei limiti delle loro possibilità per sentirsi prima di tutto uomini e donne capaci di amare e di vedere i bisogni dell’altro. Alla fine quello che stiamo assistendo è veramente la rinascita di tante persone, famiglie e bambini che, con veramente poco, sta generando a sua volta uno “tsunami” di vita per tante altre persone sia qui che da noi.
Anche qui avrei tantissime testimonianze da raccontare: una per tutte, durante un incontro con un gruppo di circa cinquanta famiglie, una donna si è alzata e ha avuto il coraggio di parlare del suo problema con il marito, che l’aveva lasciata per mettersi con un’altra donna. Lei non ha perso la fede e la dignità e, nonostante il giudizio che può incontrare una donna abbandonata, ha continuato a mantenere i suoi cinque figli sostenuta dal lavoro di sarta avviato con il progetto di Italia Solidale. Alla fine il marito è tornato a casa ed insieme adesso frequentano la loro comunità con altre quattro famiglie incontrandosi ogni settimana e sostenendosi nell’approfondire le loro storie e i loro problemi alla luce dell’esperienza di vita raccolta nei libri di padre Angelo Benolli e nel Vangelo.
Tra le migliaia di persone che ho incontrato, nei saluti della loro lingua che ringraziavano per essere andati a visitarli e augurandoci un sereno ritorno, nessuno mi ha chiesto di poter venire in Italia. La loro terra e la loro cultura è qui in Etiopia ed è bastato solo fargli vedere e credere alle loro potenzialità per garantirgli quella dignità e quella sussistenza che nessun falso miraggio occidentale potrà mai togliere.
Ringrazio anche i tanti migliaia di italiani che, nonostante crisi economiche e sociali, continuano a sostenere a distanza queste famiglie; sono come giardini che fioriscono in un deserto di valori e che vivono e diffondono una cultura di vera solidarietà.
Per informazioni:
ITALIA SOLIDALE – Volontariato per lo sviluppo di vita e missione Onlus
Via S. Maria de’ Calderari, 29 – 00186 Roma
Tel. 06.6877999
Sito web: www.italiasolidale.org
Riferimento Responsabile missioni: Davide De Maria d.demaria@italiasolidale.org
Riferimento Etiopia: Francesco Mastrorosati f.mastrorosati@italiasolidale.org

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