Le pressioni efficaci di Trump, il malcontento e l’inquietudine che montano tra la popolazione, il pugno duro di Israele: perché il regime di Teheran teme per il suo futuro. Rassegna ragionata dal web
L’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dalla Repubblica islamica dell’Iran, davanti alla sua forza aerea, 7 febbraio 2025 (foto Ansa)
Su Formiche Emanuele Rossi scrive: «I principali rivali strategici degli Stati Uniti si sono mossi per dimostrare al mondo un crescente allineamento con una tempistica che potrebbe escludere la casualità. Mosca e Pechino, attraverso una videocall tra Vladimir Putin e Xi Jinping, hanno ribadito oggi – giorno seguente dell’Inauguration di Donald Trump – la loro “comunanza d’interessi”, mentre Teheran e Mosca hanno siglato, appena quattro giorni fa, un accordo strategico di rilievo che potrebbe avere implicazioni significative nel campo del nucleare. L’elezione di Trump, con la sua visione di politica estera pragmatica e spesso fuori dagli schemi tradizionali, viene accolta con prudente apertura da Pechino e pure da Mosca e Teheran, ma anche con diverse dosi di scetticismo – perché gli interessi nazionali dei tre partner principali del gruppo Crink (China, Russia, Iran, North Korea) non sono comuni, benché accomunati nella narrazione strategica esterna. Trump sta cercando di evitare scont...
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