Addio crescita. Invece di incentivare le nascite, stanno smontando la famiglia

Anche Wall Street conferma tesi finora ritenute “confessionali”: per uscire dalla crisi l’Italia deve tornare a fare figli. Il governo rema in direzione opposta

anziani-shutterstock_168280409Pubblichiamo la rubrica di Alfredo Mantovano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

James Gorman non è un vescovo: è presidente e ceo di Morgan Stanley. Qualche settimana fa viene intervistato non dal settimanale della diocesi di New York, ma da Repubblica (ecco la nostra sintesi dell’articolo, ndr). Oggetto della conversazione: la crisi della Grecia e la possibilità che resti nell’eurozona. L’ultima domanda è però dedicata all’Italia: «Conta più per il suo export o per il suo debito?». Risposta: «L’Italia resta una forza molto significativa, un centro di innovazione e produzione di beni di qualità, esportabili su vasta scala». E fin qui nessuna sorpresa. Poi aggiunge: «Un modo per liberare la sua crescita (è) creare incentivi finanziari per affrontare il problema del numero delle nascite».

Dal centro di Wall Street e dalle colonne di un giornale “laico” sono confermate tesi da noi circolanti prevalentemente in area ecclesiale. Il solo banchiere italiano che da anni le illustra è Ettore Gotti Tedeschi: lo fa in modo rigoroso e obiettivo, ma non pare che Repubblica lo abbia mai lungamente sentito sul tema (l’essere cattolico pregiudica). Se la certificazione che l’economia italiana non cresce a causa del decremento demografico giunge dal cuore finanziario del globo, e transita da pagine impermeabili all’acqua santa, vuol dire che il problema è conclamato.

I dati statistici del 2014 parlano da soli: 509 mila nuovi nati, 597 mila morti, tasso di fertilità 1,39, indice di vecchiaia 157,3: 157 ultrasessantacinquenni ogni 100 infraquindicenni! L’abbattimento demografico viaggia in parallelo col calo dei matrimoni e delle unioni fondate sul matrimonio: da due anni le nozze sono scese in Italia sotto il limite delle 200 mila all’anno, con un crollo di oltre 50 mila celebrazioni nell’ultimo quinquennio.

Con numeri del genere, e con trend economici che correlano il mancato sviluppo alla diminuzione delle nascite, qualsiasi governante di buon senso varerebbe il prima possibile misure urgenti per incrementare il numero dei figli: per ragioni di bilancio, non etiche o religiose. Che cosa accade invece da circa un anno? Un’accelerazione dei provvedimenti ostili al matrimonio, alla formazione di una famiglia e all’aumento delle nascite: divorzio facile, divorzio breve, eterologa senza limiti, fattore famiglia lasciato fuori da qualsiasi minuscolo beneficio accordato, a cominciare dagli 80 euro, e all’orizzonte droga legale ed eutanasia su iniziativa di esponenti del governo.

Senza opposizione da parte di alcuna forza politica, che anzi – tranne rarissime eccezioni, riguardanti persone e non partiti – remano tutte contente verso la crescita sottozero. È poi in arrivo, priorità delle priorità, la legge sulle unioni civili: che si chiama così, ma nella sostanza, parificando il regime matrimoniale – adozione e legittima incluse – a quello delle convivenze, introduce il matrimonio fra persone dello stesso sesso: spero di non essere qualificato omofobo se ricordo che non è esattamente la via ordinaria per mettere al mondo figli, pochi o molti che siano.

È sconfortante che il Palazzo non tenga conto del destino di invecchiamento e di sterilità della Nazione. Ma se qualcuno “dentro” non ha occhi e orecchie per vedere e per sentire, neanche se è così evidente financo a un banchiere di Wall Street, non è il caso di farglielo presente da fuori? Non è il caso, cioè, che una piazza si riempia di persone, a prescindere dalla confessione religiosa, per dire a gran voce che il destino di morte e di estinzione dell’Italia va fermato e ribaltato?

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