«Abortisci la femmina». Nuovo caso di madre surrogata che si ribella agli acquirenti

Dopo Melissa Cook, un’altra ragazza californiana denuncia le pressioni dei committenti per non far nascere uno dei tre bambini che porta in grembo

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

utero-affitto-maternità-surrogata-shutterLi fabbricano, li pagano profumatamente e, se qualcosa va storto, chiedono di abortirli. È la logica che emerge con sempre maggior evidenza dal mercato degli embrioni prodotti in laboratorio per l’utero in affitto. Dopo l’ultima denuncia sul New York Post da parte della quarantaduenne californiana Melissa Cook (il cui utero è stato affittato per circa 40 mila dollari) a cui il suo acquirente ha chiesto di abortire due dei tre figli in grembo, è seguito il caso analogo della ventiseienne Brittneyrose Torres.

IL CASO. Anche Torres, dopo aver firmato un contratto come “madre surrogata”, sta ricevendo pressioni per abortire uno dei tre bambini in grembo. La ventiseienne californiana, decisa a portare a termine la gravidanza, dopo aver letto la confessione di Cook ha dapprima contattato il Center for Boiethics and Culture, una nota associazione che denuncia le gravi conseguenze della fecondazione artificiale, e poi ha scelto di rivolgersi al New York Post rivelando la sua identità.
Torres, che ora è alla diciassettesima settimana di gravidanza, ha spiegato di aver deciso di affittare il proprio utero dopo aver visto un post su Facebook in cui si parlava di una coppia che non poteva avere figli e con cui si era poi messa in contatto. Ad accordi presi, le sono stati impiantati tre embrioni. La ragazza si è quindi trovata con due maschi e una femmina in grembo. Come da contratto, il compenso sarebbe dovuto salire a 35 mila dollari, ma gli acquirenti, inizialmente entusiasti della gravidanza, hanno poi chiesto a Torres di abortire la figlia femmina, presumendo un rischio di malformazioni maggiore.

«NON POSSO ABORTIRE». Di fronte al rifiuto della ragazza, la coppia ha optato per la sospensione dei pagamenti appellandosi a una clausola del contratto che prevede il diritto alla richiesta d’aborto di uno dei figli in caso di malformazioni. Torres ha risposto spiegando che i bambini sono sani e che quindi «non posso abortire». Ha deciso di rendere nota la propria vicenda perché «non voglio che altre donne si trovino in questa situazione. Non dovrebbero essere forzate a fare qualcosa che non vogliono».


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •