A Kate Middleton non fa paura nemmeno Wikipedia

29 aprile 2011: non c’era televisione, radio o computer che non fosse sintonizzato sul matrimonio reale tra William e Kate. Altro non si aspettava che la promessa sposa facesse capolino dall’auto, a braccetto del padre, perché erano mesi e mesi che si dibatteva su come sarebbe stato il vestito da sposa. E poi eccolo lì, sotto gli occhi di miliardi di persone, semplice con una parte superiore in pizzo bianco, eppure firmato da Sarah Burton, stilista di Alexander McQueen. Quel vestito, entrato nella storia, è stato poi esposto al pubblico in una mostra a Buckingham Palace, di modo che tutti potessero ammirare la bellezza di quell’abito dal valore di 280 mila euro semplicemente acquistando un biglietto di una quindicina di sterline. Più di seicento mila visitatori sono accorsi per trattenere il fiato di fronte a tanta bellezza.

Ma c’è stato chi ha voluto convincere il mondo che in realtà l’abito del matrimonio di Kate non sia niente di interessante anzi, nessuno ne avrebbe dovuto scrivere. Quando qualche autore di Wikipedia ha inserito la voce relativa al vestito di McQueen, nei forum dell’enciclopedia libera, si è scatenato il dibattito. “Perché inserirla, se è una notizia senza nessun coinvolgimento, senza nessuna importanza pubblica?” Qualcuno ironicamente ha anche aggiunto “Facciamo allora anche una voce per le sue scarpe?”. Alla fine il quesito, posto direttamente dagli utenti al cofondatore di Wiki, Jimmy Wales, ha stabilito che la voce doveva rimanere dov’era stata posta perché il contributo alla moda e al costume moderno dato da Kate Middleton, era tale da non poter essere ignorato. Ed è proprio Wales a raccontare di questo strano caso di censura all’interno di una convention di Wiki.

Anche alle duchesse può quindi capitare di venire ignorate o snobbate perché non ritenute importanti. Eppure su Wikipedia chiunque voglia essere autore può farlo e difficilmente la censura si abbatte sulle castronerie su cui talvolta cade l’occhio. Più volte negli ultimi anni c’è stato chi ha protestato per alcuni contenuti, come l’ex assistente di John Fitzgerald Kennedy, che si è visto tacciare di coinvolgimento nell’omicidio del suo presidente, pur non essendo coinvolto nel processo. Nel 2007 il New York Times riportava la notizia che nei tribunali statunitensi, al momento di deliberare, in molti andassero a controllare su Wikipedia le voci relative agli indiziati o a casi simili. Un metodo più che inaffidabile, perché basato sulle convinzioni colpevoliste o innocentiste dell’autore. Stesso discorso vale poi per tematiche di rilevanza internazionale note per la loro ambiguità come il conflitto israeliano palestinese, lo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e le inesattezze sugli autori di letteratura o cinematografia. Wales, durante la protesta contro la norma sulle intercettazioni, ha affermato che «se si tratta di difendere la libertà di parola e il diritto di accedere alla conoscenza, Wikipedia ci sarà sempre». Sopratutto se riguarda qualche notizia sbagliata.