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Incanto giottesco

Di Marco Bona Castellotti
08 Novembre 2026
Due importanti riaperture per riscoprire il segno lasciato dal maestro toscano nello sfolgorante panorama della pittura del Trecento
Il Cappellone di San Nicola a Tolentino (Mc)
Il Cappellone di San Nicola a Tolentino (Mc), affrescato da Pietro da Rimini e dalla sua scuola nel 1324-’25, chiuso dopo il sisma del 2016 e riaperto il 10 settembre scorso

Due casi di celebri restauri che suscitarono l’indignazione e fecero gridare allo scempio: l’Ultima cena di Leonardo e il Giudizio universale di Michelangelo della Sistina. Fra i motivi dello schiamazzo vi sono l’ignoranza e l’abitudine visiva. Il peccato dell’abitudine visiva è un rischio cui ha accennato Emanuela Daffra, direttrice dell’Opificio delle pietre dure e dei lavori di restauro degli affreschi di Giotto nella cappella Bardi in Santa Croce a Firenze, capolavoro fra i capolavori del maestro. Il ciclo, che raffigura Storie di san Francesco, venne eseguito intorno alla metà degli anni Venti del Trecento. Il complesso aveva beneficiato di una salutare e radicale metamorfosi dopo la drastica pulitura operata da Leonetto Tintori sotto la guida di Ugo Procacci nel 1958-’59, quando furono rimosse le ridipinture ottocentesche. Il confronto con foto anteriori a tale data è un esempio dei criteri di ripristino invalsi nell’Ottocento. In ossequio a un approccio e a una lettura confacent...

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