«La crisi del governo Sánchez parte da lontano»

Di Leone Grotti
09 Ottobre 2026
«Ceuta, inflazione, scandali giudiziari, stallo parlamentare: la casa è solo l'ultimo dei problemi del leader socialista. Ma il risultato delle elezioni in Spagna non è ancora scritto». Intervista a David Córdova, presidente ed editore di Demócrata
Il primo ministro della Spagna Pedro Sánchez parla della crisi dei migranti di Ceuta al Congresso a settembre
Il primo ministro della Spagna Pedro Sánchez parla della crisi dei migranti di Ceuta al Congresso a settembre (foto Ansa)

Il 29 novembre la Spagna tornerà al voto per la sesta volta in undici anni nella speranza che dalle urne esca finalmente una maggioranza in grado di far dimenticare il governo traballante di Pedro Sánchez. «Ceuta, scandali giudiziari, stallo parlamentare: l’esecutivo del leader socialista era già in crisi prima che esplodesse il problema della casa. Ora gli spagnoli vogliono stabilità». Così analizza per Tempi la situazione magmatica della politica spagnola David Córdova, fondatore di Vinces, presidente ed editore di Demócrata, il primo portale spagnolo dedicato all’informazione sulle attività parlamentari nazionali ed europee, che pubblica anche un’edizione in italiano e conta lettori in diversi paesi dell’Unione.

Pedro Sánchez ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre. Le imprese familiari, che rappresentano la spina dorsale dell’economia spagnola, hanno accolto con favore questa decisione. Perché?
Quello che vediamo da Demócrata, e che ci riportano anche i nostri analisti, è che le imprese ritengono che ci sia bisogno di un nuovo governo: quello attuale guidato da Sánchez è debole e fa fatica ad approvare nuove leggi. La speranza delle imprese è che il nuovo esecutivo, di qualunque colore sia, possa godere di una maggioranza forte in Parlamento e possa di conseguenza prendere decisioni con maggiore agilità. Solo così ci sarà stabilità.

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La prossima tornata elettorale sarà la sesta in undici anni. Perché in Spagna i governi durano sempre di meno?
La struttura sociale e politica della Spagna è cambiata, passando da un sistema bipartitico a uno multipartitico. Così come a destra il Partito popolare subisce la concorrenza di Vox, mentre prima a contendergli i voti era un partito più di centrodestra come Ciudadanos, a sinistra tante formazioni si affiancano a quella socialista. Questo è fondamentale per capire perché negli ultimi dieci anni non abbiamo avuto maggioranze stabili. Un altro elemento importante è il peso crescente dei partiti nazionalisti e indipendentisti, soprattutto in Catalogna, ma anche nei Paesi Baschi e nella Galizia. C’è poi una conseguenza di questa instabilità che quasi nessuno racconta, e che noi di Demócrata seguiamo da vicino.

Quale?
Ogni scioglimento anticipato fa decadere tutto l’iter legislativo in corso, comprese le trasposizioni delle direttive europee. La Spagna è già davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea per il ritardo nel recepimento della direttiva sulla cybersicurezza, il che apre la porta a sanzioni. Detto altrimenti: l’instabilità spagnola ha un costo europeo perfettamente misurabile.

Secondo un recente sondaggio pubblicato da 20minutos, se si andasse al voto oggi il Partito popolare otterrebbe il 34,7% dei voti e Vox il 17,3%. Il Psoe di Sánchez, invece, sarebbe in calo al 26,3%.
I sondaggi indicano che potrebbe formarsi una maggioranza di Pp e Vox, e i mercati e le imprese considerano reale questa possibilità. Ma conviene essere prudenti. I nostri analisti segnalano due cose: che a cinquanta giorni dal voto i sondaggi si muovono molto e che un conto è sommare seggi, un altro è articolare un accordo di governo. È proprio questa seconda parte, il come, che gli investitori osservano con la stessa attenzione dei numeri.

Sánchez ha sbagliato ad allearsi con gli indipendentisti catalani nella legislatura ormai conclusa?
Dal punto di vista elettorale ha avuto un vantaggio perché senza il loro appoggio non avrebbe potuto formare un governo. È stata un’alleanza utile per vincere, sicuramente, ma non per governare. E molti dei suoi stessi elettori non sembrano aver compreso quella situazione: parte dell’elettorato socialista ha ritirato il suo appoggio al Psoe non vedendo di buon occhio l’intesa.

I manifestanti contro la crisi abitativa ricordano a Madrid Maricarmen Abascal, morta mercoledì dopo lo sfratto del 23 settembre, che aveva dato inizio alle proteste che hanno portato alla caduta del governo Sánchez
I manifestanti contro la crisi abitativa ricordano a Madrid Maricarmen Abascal, morta mercoledì dopo lo sfratto del 23 settembre, che aveva dato inizio alle proteste che hanno portato alla caduta del governo Sánchez. Nel cartello con l’immagine di Maricarmen si legge: «Non si può sfrattare un ricordo» (foto Ansa)

Sánchez ha convocato nuove elezioni sull’onda della crisi abitativa. Quanto è grave questa crisi?
Il tema abitativo è davvero rilevante, ma non è l’unico elemento di crisi che indeboliva il governo. Non avendo un sostegno sufficiente in Parlamento, da tempo l’esecutivo socialista non riusciva più a portare avanti le proprie proposte. Sánchez era anche consapevole di non avere i numeri necessari all’approvazione della legge finanziaria. La crisi migratoria di Ceuta e quella legata agli scandali giudiziari che hanno investito l’entourage familiare e politico di Sánchez peggiorano ancora di più il quadro.

La crisi abitativa ha rappresentato un’opportunità per Sánchez?
Si sapeva che i decreti preparati in fretta per alleviare la crisi non sarebbero passati facilmente. Quando il Parlamento li ha bocciati, Sánchez ha capito che poteva guadagnarsi l’appoggio della società civile e ha indetto nuove elezioni per mettere la destra in difficoltà e per veicolare il suo messaggio: volete una destra che non vuole aiutare i giovani o una sinistra che crede nel progresso? Il risultato è stata una polarizzazione tra «buoni» e «cattivi».

Perché i decreti sono stati considerati così problematici?
Per una ragione formale e una di contenuto. Dal punto di vista formale, in tanti si sono chiesti: perché il governo avanza una proposta solo ora, mentre fino a questo momento non ha fatto nulla? Il problema esiste da tempo. Inoltre i decreti non sono il frutto di concertazione e dibattito, neanche tra i partiti che appoggiavano la maggioranza.

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E per quanto riguarda le misure proposte per alleviare la crisi?
In Spagna, come in Italia, la casa rappresenta il principale patrimonio della gente, e non è un caso che sia ormai un dibattito europeo: se ne discute in termini molto simili in Italia, in Portogallo o in Irlanda. È anzi uno dei temi che suscitano più interesse tra i nostri lettori italiani. Va bene introdurre incentivi all’acquisto, ma non basta. Si parla troppo della domanda e non si offrono sufficienti prospettive sull’offerta, che va ampliata. I piccoli proprietari chiedono maggiori garanzie a tutela delle proprie proprietà. Misure contenute nei decreti, come il rinnovo automatico dei contratti d’affitto, hanno spaventato i proprietari, che temono di subire un grosso danno. E qui sta, a mio avviso, il punto decisivo: è una materia che va ripensata con molta sensibilità e cercando il consenso. Quello che i sondaggi riflettono è che le persone chiedono allo stesso tempo sicurezza per chi affitta e garanzie per chi è proprietario. Non è un problema che si risolva legiferando contro una delle due parti, ma costruendo un quadro stabile che dia benessere e certezza a tutte.

Sánchez ha rivendicato il buon andamento dell’economia spagnola. È così?
Quello che indicano i nostri analisti, e anche i sondaggi, è che dal punto di vista macroeconomico la percezione è positiva e la crescita c’è stata. Parte della società, però, è spaventata dall’aumento dell’inflazione, dalla riduzione del potere d’acquisto della classe media e dall’aumento dell’indebitamento.

Che cosa conta di più oggi per gli spagnoli? Quali sono gli ambiti nei quali si aspettano risposte dalla politica?
I temi più importanti per la gente sono l’accesso all’abitazione e l’aumento del potere d’acquisto. Come ho già detto, preoccupano molto l’inflazione e anche l’aumento del prezzo della benzina. I giovani, poi, sono preoccupati dall’accesso difficoltoso al mondo del lavoro e dall’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione. E qui conviene ricordare una cosa che noi di Demócrata ripetiamo spesso: quel quadro normativo non si decide più soltanto a Madrid, ma a Bruxelles. Il prossimo governo spagnolo, quale che sia, non dovrà soltanto applicare un’agenda regolatoria che in buona parte si scrive fuori dalla Spagna: dovrà costruire un racconto a Bruxelles, essere presente dove si decide e difendere lì gli interessi spagnoli prima che le norme siano chiuse. Questo richiede una capacità di influenza e una presenza continuativa che finora non è stata una priorità. Un altro tema che molti cittadini vorrebbero veder risolto è il rapporto tra lo Stato e le comunità autonome. E va detto che non è una questione di destra o di sinistra: è un dibattito di architettura istituzionale rimasto in sospeso per anni, che qualunque governo, di qualsiasi colore, dovrà affrontare. Per non parlare della corruzione.

Le autorità spagnole liberano la spiaggia di Trampoline a Ceuta da tonnellate di rifiuti lasciati dai 3.000 migranti che sono stati sgomberati e spostati in un centro temporaneo di accoglienza
Le autorità spagnole liberano la spiaggia di Trampoline a Ceuta da tonnellate di rifiuti lasciati dai 3.000 migranti che sono stati sgomberati e spostati in un centro temporaneo di accoglienza (foto Ansa)

Sánchez e il suo governo sono stati coinvolti in molti scandali. Le inchieste influenzeranno il risultato delle elezioni?
Penso di sì. Preoccupa anche il dibattito sulla politicizzazione del sistema giudiziario, e va precisato che ciascuno dei due blocchi accusa l’altro esattamente della stessa cosa, così come il rapporto sempre meno rispettoso tra i diversi poteri. Il grande dibattito in Spagna sarà sullo spirito della Transizione del ’78 e sulla Costituzione: bisognerà capire se questo spirito abbia fatto il suo corso oppure no, se sia possibile recuperarlo o se invece è tutto da ripensare.

Il centrodestra ha una visione da offrire?
Il Partito popolare propone continuità con lo spirito della Transizione, adattandolo all’epoca contemporanea. Vox ha anch’esso le proprie inquietudini su questo terreno. Allo stesso modo, il Partito socialista spinge per attuare delle riforme, mentre Sumar e altre formazioni della sinistra alternativa chiedono cambiamenti più radicali, ritenendo che il sistema non abbia mai funzionato del tutto. In tutti e quattro i casi siamo di fronte a progetti legittimi che i cittadini giudicheranno alle urne. Sarà fondamentale il dialogo.

La gestione dell’immigrazione da parte del governo Sánchez giocherà un ruolo in queste elezioni?
Sicuramente. È uno dei grandi dibattiti dei cittadini in buona parte dei paesi europei e, nel caso spagnolo, la vicenda di Ceuta lo ha messo ancora più a fuoco. I cittadini di Ceuta ritengono che la crisi sia stata gestita male e si sentono frustrati. La percezione è che non ci sia stata una risposta decisa da parte del governo nei confronti del Marocco e che la reazione dell’esecutivo sia stata troppo lenta.

Sánchez è stato dato più volte per morto politicamente, ma è sempre riuscito a cavarsela. Ce la farà anche questa volta?
Io credo che Sánchez non abbia convocato le elezioni per vincere, per quanto possa sembrare paradossale, ma per non perdere. Il leader socialista sa che al termine della legislatura la sua posizione sarebbe stata peggiore, per questo ha colto al balzo l’opportunità offerta dalla crisi abitativa, vedendola come un’occasione per recuperare consensi. Oggi il quadro dipinto dai sondaggi indica che è molto difficile che il Partito socialista possa governare, ma ricordo che nel 2023 molti voti si sono spostati nell’ultima settimana prima delle urne. Il risultato, dunque, non è ancora scritto, anche se conviene non dimenticare che il Partito socialista non deve necessariamente vincere per avere i numeri necessari a formare un governo insieme ad altri partiti. Su Demócrata racconteremo tutta la campagna in tempo reale, anche per i lettori italiani.

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