Da dove vengono tutti questi pellegrini per Leone XIV?

Di Laurence de Charette
28 Settembre 2026
«Chi sono questi 80 mila giovani che per delle ore hanno riempito lo Stade de France di vitalità, fervore, canti e speranza?». L’editoriale del Figaro sul viaggio del papa in Francia. Da leggere
Papa Leone XIV, Place de la Concorde, Parigi, Francia, 26 settembre 2026
Papa Leone XIV, Place de la Concorde, Parigi, Francia, 26 settembre 2026 (foto Ansa)

Da decenni il mondo cattolico si interroga sul declino della fede in Europa. La crisi è palese: non riguarda soltanto la pratica religiosa o la frequenza ai sacramenti, ma intacca la concezione stessa dell’esistenza, a cui il cristianesimo non sembra più capace di dare risposte. Dal canto suo, la cultura laica mira a smantellare ogni residuo della tradizione cristiana, abbattendo progressivamente le consuetudini e le norme che ancora improntano la vita nell’Europa del XXI secolo.

“Esiste ancora un popolo cristiano? E dov’è?”, sono gli interrogativi che ci perseguitano da tempo, accompagnati quasi sempre da una rassegnata amarezza. Eppure.

Eppure, se si guardano le immagini di papa Leone al Meeting di Rimini o dei suoi viaggi apostolici in Spagna e in questi giorni in Francia, verrebbe da dire che bisogna aguzzare un po’ di più la vista. E accorgersi che anche nell’era post-cristiana, nell’era delle “risposte a tutto” fornite dall’intelligenza artificiale, nell’era in cui in Francia solo 3 bambini su 10 vengono battezzati e l’aborto è diventato un diritto costituzionale, ecco, anche lì, a sorpresa, a volte, appare un popolo. Ed è un popolo felice, come quello che faceva domandare all’Innominato manzoniano: «Che diavolo hanno costoro? Che c’è d’allegro in quel maledetto paese? Dove va tutta quella canaglia?». [eb]

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Qui di seguito riportiamo in una nostra traduzione un editoriale apparso il 25 settembre sul quotidiano francese Le Figaro.

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Papa Leone XIV allo Stade de France, perché i giovani abbiano la vita

di Laurence de Charette

Ma da dove vengono? Chi sono questi 80 mila giovani che per ore hanno riempito lo Stade de France di vitalità, fervore, canti e speranza? In questa Francia disorientata, incancrenita dalla violenza, che cosa porta questi adolescenti e questi giovani adulti un venerdì sera a Saint-Denis, per la semplice gioia di ascoltare il Santo Padre e di contemplare con lui la storia cristiana della Francia, ricca di quei grandi santi dei quali si parla spesso?

Che cosa li spinge a bussare un bel mattino alla porta di queste chiese, delle quali da tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare loro la strada, per rinvigorire con la loro presenza e con il loro fervore queste stanze che pensavamo condannate a non accogliere più nessuno se non un pugno di anziani, retaggio del passato?

Nella gioia spontanea e festosa che ha circondato per tutta la giornata i primi passi di Leone XIV in Francia, nell’atmosfera leggera e gioiosa delle strade soleggiate di Parigi, nelle ovazioni allo stadio e nell’eco della sua visita ben al di là della cerchia dei “praticanti”, è difficile non leggere l’espressione di un desiderio e di una mancanza. È poi così incredibile? Ai giovani, poiché vivono intensamente la domanda sul senso della vita, come a tutti, il successore di san Pietro porta un modo di stare al mondo e una parola che ha attraversato i millenni e risuona, nel vuoto esistenziale che getta nella disperazione la civiltà occidentale, in un modo del tutto particolare.

Quest’epoca non vive solo per la libertà (che volentieri oggi si confonde con un supermercato di “diritti” inventati)? È precisamente di libertà che ieri Leone XIV è venuto a parlare ai giovani allo Stade de France, di questa libertà inalienabile e inesauribile che l’anima attinge dall’amore e che nessun materialismo riuscirà a procurarle e tantomeno a rubarle.

Il mondo avvizzisce le esistenze, le riduce a performance, annebbia e perfino dissolve i contorni e i fondamenti dell’umanità al punto che oggi si può temere di vedere un’intelligenza artificiale impadronirsene? Il capo spirituale apre nuove prospettive, molto più grandi della legalità o del moralismo nei quali si racchiude a volte il messaggio della Chiesa, una realtà nella quale ciascuno, parte della nostra “magnifica umanità”, è personalmente e incessantemente invitato a diventare più grande e felice.

Da dove vengono allora tutti questi pellegrini? Non vengono né da Marte né dal Passato, ma seguono questa sete inestinguibile di qualcosa di più grande di sé che abita dall’alba dei tempi il cuore dell’uomo.

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