Casca il mondo
Se Roma brucia
Se Roma brucia, l’uomo pragmatico butta un secchio d’acqua sul fuoco e si sente un bravo cittadino soccorritore. Chesterton usò questo esempio più di un secolo fa per ribaltarlo:
«Sarebbe decisamente più realistico considerare che, quando le cose vanno proprio male, c’è bisogno di un uomo per nulla pragmatico. Quando le cose non funzionano, occorre avere un pensatore: l’uomo che possiede una qualche conoscenza sul perché funzionano. È sbagliato trastullarsi mentre Roma brucia, ma è molto giusto studiare le leggi dell’idraulica mentre Roma brucia».
Moltissime buone intenzioni attuali, appuntate sul petto di chi si espone nell’agone della cosa pubblica, sono secchi d’acqua su un incendio di proporzioni colossali. Si applaude a questi presunti pragmatici con un doppio rischio: non solo di non toccare le cause dell’incendio, ma di perdere anche Roma.
Donne, uova e galline
La cronaca delle ultime settimane ci fornisce esempi di quest’abbaglio dilagante. Il 13 settembre, al “Tempo delle Donne” alla Triennale di Milano, Carlo Calenda ha dichiarato in merito al gelo demografico: «Bisogna favorire la procreazione medicalmente assistita. […] Quindi, agiamo sulla Pma e sul congelamento degli ovuli, è la prima cosa facile da realizzare subito».
La ricetta immediata, il secchio d’acqua. “Facile” e “subito” sono le parole suadenti del pragmatico. Per pura coincidenza, il brano di Chesterton contiene un esempio che risponde proprio a puntino al caso:
«A livello elementare l’uovo esiste solo per produrre la gallina. Ma la gallina non esiste solo per produrre un altro uovo».
Il tema della natalità non è aumentare la produzione di uova. La soluzione facile e immediata del congelamento rischia di ridurre tutto a un problema tecnico di disponibilità futura degli ovociti.
L’essere umano non esiste solo per riprodursi e aumentare il numero dei bambini. La crisi della natalità dipende dal «sistema idraulico della città», cioè dalle fondamenta ideali su cui l’uomo e la donna appoggiano la loro ipotesi di relazione, di collaborazione al mondo, portando in dote una speranza che si fa carne. Non siamo da guardare come creature fertili, ma feconde.
Lorena Isceri e il cortocircuito degli opinionisti
Assistiamo continuamente a reazioni sulla falsa riga del facile e subito quando la cronaca nera incalza. A fronte del male perpetrato da un essere umano, si moltiplicano le proposte pragmatiche: non deve succedere mai più, facciamo fiaccolate e corsi. Dopo ogni delitto prendiamo un secchio d’acqua: un protocollo, qualche ora di educazione affettiva.
Il caso terribile di Lorena Isceri, rapita dall’ex compagno Federico Vella e scaraventata ancora viva da un viadotto dell’A1, prima che lui si gettasse a sua volta nel vuoto, ha esasperato il cortocircuito degli opinionisti, svelando il delirio a cui progressivamente ci si è spinti: la coincidenza della prevenzione con la previsione.
Il pragmatismo di mettere in atto protocolli d’emergenza per educare condotte consapevoli, per avere un numero sempre maggiore di esperti in grado di rintracciare soggetti pericolosi, porta all’illusione venefica che la soluzione sia una prevenzione che prevede, e forse impedirà al male – addirittura – di esserci.
Anche in questo caso il «sistema idraulico della città» è altro, e riguarda un ideale sul bene e sul male e sul libero arbitrio della persona che non ha la sua radice nelle patologie e nelle discipline specialiste sulle devianze. Sempre in quel passo citato, Chesterton afferma:
«Ideale significa che noi dovremmo pensare all’attizzatoio in riferimento alla sua funzione di ravvivare il fuoco, prima di metterci a discutere sull’idoneità per picchiare una moglie».
L’obiezione del pragmatico è prevedibile: se ci mettiamo a pensare all’ideale, non spegneremo il fuoco in tempi brevi. Chesterton rispose anche a questo: più qualcosa è danneggiato, più assorto e canuto deve essere il professore da scomodare per conoscere la causa delle cose.
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