Cattolici, ma
Una importante premessa a ciò che sto per scrivere: siamo tutti peccatori, cioè possibili protagonisti di incoerenze, come, del resto, prevede il dogma dimenticato della Chiesa cattolica, quello che riguarda l’esistenza del peccato originale. Non per ipocrita moralismo siamo, quindi, tenuti ad intervenire sulle questioni che la vita sociale pone, ma per rispetto della verità, che riguarda doverosamente ciascuno di noi.
Detto questo, vorrei segnalare un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti: si sta affermando, cioè, una sorta di tribù di persone che potremmo definire come “cattolici, ma…”. La nascita di tale agglomerato, a dire il vero, non è recentissima. In Italia si è appalesata, per la prima volta, in occasione del referendum sul divorzio (1974), quando molti personaggi pubblici (tra cui importanti sindacalisti), che non avevano mai confessato in pubblico di essere cattolici, improvvisamente si misero a dire: “Sono cattolico, ma sono favorevole al divorzio” e ciò anche se la Chiesa italiana si era espressa chiaramente contro il divorzio (che, in effetti, divenne un fattore di ulteriore indebolimento della famiglia).
Lo stesso fenomeno si verificò, anche se in tono minore, a proposito del referendum sull’aborto (1981) e poi in ogni occasione in cui si dovettero affrontare temi di carattere antropologico. Significativo, poi, è stato un famoso intervento di un ex primo ministro, che si definì “cattolico adulto”, cioè cattolico, ma libero di decidere secondo propri criteri personali e non secondo l’appartenenza alla Chiesa ed alla sua dottrina sociale.
Dal Massachusetts al Veneto
A livello internazionale, il fenomeno si è manifestato clamorosamente. Per esempio, il presidente americano Joe Biden, pur frequentando pubblicamente i sacramenti della Chiesa cattolica, era un convinto assertore dell’aborto, da sempre condannato senza mezzi termini dalla Chiesa.
Più recentemente, la presidente di uno Stato Usa (Massachusetts), che da sempre si professa cattolica, ha entusiasticamente approvato una legge che apre all’aborto fino al nono mese (senza ipocrisie, si dovrebbe chiamare “infanticidio”).
In questi giorni, nel consiglio regionale del Veneto, abbiamo assistito, tristemente, allo spettacolo di non pochi consiglieri che si sono professati cattolici, ma che poi, con le motivazioni più incredibili, hanno votato a favore di una legge (illegittima), che introduce in quella Regione il suicidio assistito, che è stato fortemente condannato da tutti i vescovi delle diocesi venete. Lo stesso presidente del consiglio regionale (per anni presidente della giunta) per la prima volta, a quanto risulta, ha detto di essere cattolico, ma di avere fortemente voluto quella mortifera legge per andare incontro al desiderio popolare. Anche lui è entrato nel club, non più ristretto, dei “cattolici, ma …”.
La preferenza è una cosa seria.
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Debolezza culturale
Questa vergognosa incoerenza tra una asserita appartenenza al mondo cattolico ed un voto pubblico contrario a tutto ciò che il cattolicesimo insegna e vive ha, purtroppo, profonde radici culturali che, in nome della “laicità” (sarebbe bene definire una volta per tutte cosa si intende con tale parola), hanno, nei fatti, squalificato ogni accenno ad un pensiero che peschi nella grande e gloriosa storia cristiana. Nella realtà occidentale e anche italiana hanno diritto di cittadinanza solo i pensieri nati dall’illuminismo, che, tra l’altro, ha inventato anche la ghigliottina, per far fuori più celermente i rivali politici.
I “cattolici, ma…” sono il frutto di una debolezza culturale che non riesce a spiegare al popolo il positivo di una posizione che abbia, innanzi tutto, a cuore la tutela di ogni vita e di ogni persona. Una debolezza culturale, che, alla fine, ha vergogna di Cristo e del pensiero da Lui derivante, il che, peraltro, è stato previsto da Gesù stesso. Questa “vergogna” porta troppi cattolici a ricercare il consenso del “mondo”, piuttosto che la verità di una posizione, come, tra l’altro, ci invita a fare la straordinaria enciclica Magnifica Humanitas.
Bambini e adulti
Tutti questi “cattolici, ma …” cosa pensano, se l’hanno letta, di tale enciclica? La debolezza culturale a cui mi riferisco, probabilmente, ha una radice ancora più profonda ed è la debolezza dell’esperienza elementare del cristianesimo, che consiste in una lieta appartenenza ad una realtà concreta e popolare, che detta una vita integralmente diversa da quella che propongono gli attuali cattivi maestri.
In questa drammatica e fluida situazione, probabilmente, certi atteggiamenti dovrebbero anche essere autorevolmente corretti da chi di dovere. Se ciò continua a non accadere, aumenterà il numero dei “cattolici” che diranno pubblicamente non ciò che è vero, ma ciò che passa per la loro testa, giustificandosi con il loro essere adulti. Come fedele laico di strada, mi pare che il Vangelo ci richiami ad essere innanzi tutto “bambini”, per poi essere dei veri adulti responsabili. L’alternativa è l’anarchia cristiana.
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