Saranno i francesi e non i magistrati a giudicare Marine Le Pen

Di Leone Grotti
08 Luglio 2026
Marine ha annunciato che si candiderà alle elezioni presidenziali del 2027, anche se i giudici della Corte d'Appello l'hanno condannata a portare il braccialetto elettronico in campagna elettorale. La leader del Rn lo userà come un'arma per guidare la sua "Rinascita"
Marine Le Pen annuncia a Tf1 la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2027 in Francia, nonostante la condanna in appello nel processo in cui è imputata per distrazione di fondi pubblici europei
Marine Le Pen annuncia a Tf1 la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2027 in Francia, nonostante la condanna in appello nel processo in cui è imputata per distrazione di fondi pubblici europei (foto Ansa)

Nelle sei ore intercorse tra la condanna in appello di Marine Le Pen e l’annuncio a Tf1 da parte della leader del Rassemblement National della sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2027, si è giocata una delle fasi più delicate della Quinta Repubblica francese.

La “rinascita” di Marine Le Pen

Gli avversari di Le Pen, che già la chiamano «delinquente» anche se il processo nella quale è stata giudicata colpevole non ha ancora raggiunto il terzo grado, sono stati colti di sorpresa. Speravano che la deputata di Pas-de-Calais tenesse fede alle parole pronunciate solo pochi giorni fa: non affronterò una campagna elettorale con il braccialetto elettronico, aveva garantito.

La Corte d’Appello di Parigi le ha inflitto questo fardello per un anno, ma ricorrendo in Cassazione e contando sulla buona condotta Le Pen potrebbe essere libera di fare campagna elettorale già a partire da gennaio. Per questo, parlando al principale canale televisivo francese, ha lanciato la sua candidatura e il suo slogan per le presidenziali: La Renaissance. Una rinascita tanto politica quanto personale.

Lo spiraglio lasciato aperto dai giudici

I giudici, come previsto da molti analisti, alla fine hanno ceduto alla irresistibile tentazione di condizionare la vita politica francese e di decidere al posto della popolazione. Ma lo hanno fatto in modo molto furbo, parlando di «libertà di scelta degli elettori» da preservare e senza calcare la mano in modo inaccettabile come avvenuto in primo grado: nel caso dell’appropriazione indebita di fondi pubblici europei («pur senza arricchimento personale») legata ai falsi impieghi nell’Europarlamento, la pena comminata a le Pen in primo grado è stata ridotta da quattro a tre anni. E anche l’ineleggibilità è stata ridotta da cinque anni a 45 mesi, dei quali 30 con la condizionale.

Poiché però a partire dal 31 marzo 2025 Le Pen ha già scontato 15 mesi di ineleggibilità, può candidarsi alle elezioni presidenziali del 18 aprile e 2 maggio 2027. E anche se per un anno Marine sarà confinata ai domiciliari con il braccialetto elettronico, costretta dunque a concordare ogni comizio con i magistrati, la leader di Rn ha deciso di candidarsi, sfruttando lo spiraglio lasciato aperto dai giudici. «Sono innocente», ha dichiarato annunciando il ricorso in Cassazione e ricordando che «non esiste più alcuno scenario in cui io non possa essere un candidato».

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L’errore dei magistrati francesi

I magistrati francesi hanno cercato di bloccare Marine Le Pen alle porte delle elezioni presidenziali per via giudiziaria. E potrebbero pentirsi amaramente della loro decisione. Il loro obiettivo, in un momento in cui la sua popolarità era alle stelle, era forse evitare che il Rassemblement National conquistasse il potere attraverso le urne e “mettesse le mani” sulla Repubblica, nel nome di quel “cordone sanitario” che dovrebbe impedire ai partiti di destra di andare al governo in ossequio a una malata concezione della democrazia.

In realtà, i magistrati potrebbero essersi danneggiati con le loro mani, offrendo attraverso le loro sentenze non lo sperato argine al populismo, ma il trampolino di lancio perfetto per il Rn per giocare il ruolo di vittima e appellarsi agli elettori francesi, da anni esasperati dalle politiche fallimentari di Macron, per ristabilire lo stato di diritto regalando la vittoria all’ex Front National.

Marine Le Pen abbraccia il suo delfino, Jordan Bardella, a un evento del Rassemblement National
Marine Le Pen abbraccia il suo delfino, Jordan Bardella, a un evento del Rassemblement National (foto Ansa)

Il Rn può andare oltre «Marine»?

Resta una domanda: Le Pen è in grado di vincere la sua scommessa più difficile, e cioè completare la trasformazione del Rn da partito di protesta a formazione di governo? Il Rassemblement National è in grado di esistere oltre «Marine»?

A partire dal 2011, Le Pen ha compiuto qualcosa di molto simile a un miracolo politico: ha cambiato nome al partito, l’ha staccato da quello del padre, ha ripulito la sua immagine, ha incardinato il partito a livello locale, lo ha portato ad avere successo in Europa, dandogli anche una ormai necessaria credibilità economica.

Con quali risultati? Rn è il gruppo più nutrito all’Assemblea nazionale, ha una base elettorale stabile e un consenso consolidato da anni.

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Bardella sarà primo ministro in caso di vittoria

Se non si fosse candidata, Le Pen avrebbe lasciato il posto al presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella. Secondo l’Ifop, la popolarità di Bardella è anche superiore a quella di Marine: 37% per Le Pen, 43% per il suo delfino. Bardella ha anche già dimostrato di saper raccogliere voti, portando alle elezioni europee del 2024 il Rn in testa alla vita politica francese con il 31,4% dei voti, poco sotto al 33,6% ottenuto da Le Pen nel 2014, quando era ancora a capo del partito.

Ora Bardella, che diventerà primo ministro in caso di vittoria di Marine, farà campagna per Le Pen. La quale, su questo si può essere certi, passerà la campagna elettorale ad agitare il braccialetto elettronico come un’arma da ritorcere contro la sinistra, giudiziaria e politica. Se sarà la strategia giusta, lo scopriremo tra un anno.

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