Record di aborti nel Regno Unito. Non è questione di soldi ma di “paura”

Di Rodolfo Casadei
04 Febbraio 2026
Le donne britanniche rinunciano al figlio non per il carovita, ma per il terrore di non essere “abbastanza brave” in un paese che ha trasformato la maternità in una performance e l’interruzione di gravidanza in un servizio sanitario eccellente
Un neonato disteso su una superficie bianca, avvolto interamente in una grande bandiera del Regno Unito (Union Jack) che si estende morbidamente intorno a lui
(foto Depositphotos)

Da sinistra a destra, la stampa britannica sembra unanime: se negli ultimi anni il numero degli aborti in Inghilterra e Galles ha superato picchi storici, ciò dipende dalla crisi del costo della vita. Convergono nella diagnosi, fidandosi delle valutazioni del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists e del British Pregnancy Advisory Service (Bpas), il Daily Telegraph, il Times, il Guardian, ecc.

Ha dichiarato Katie Saxon del Bpas a proposito delle 277.970 interruzioni di gravidanza del 2023, l’ultimo anno per il quale si hanno dati completi: «Questi dati riflettono il primo anno intero di pratica abortiva nell’epoca della crisi del costo della vita, che costituisce il contesto fondamentale per capire l’aumento degli aborti». Non la pensa così Kara Kennedy, che per conto della Free Press americana ha condotto un’inchiesta fra le donne inglesi e gallesi per fare luce su una realtà inquietante: nel primo paese dell’Europa occidentale ad avere legalizzato l’interruzione di gravidanza (1967), gli aborti sono più del doppio di quanti fossero negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.

Record di aborti nel Regno Unito

Mentre in Italia il picco storico è stato toccato poco dopo la legalizzazione del 1979, con i 234.801 aborti del 1981 che poi sono costantemente diminuiti (con un solo paio di modesti rimbalzi) fino ai 65.491 del 2023, in Inghilterra e Galles due anni dopo la legalizzazione erano 49.829, nel 1981 erano già 128.581, nel 2018 hanno superato i 200 mila all’anno e nel 2023 hanno raggiunto il già citato massimo storico di 277.790. Solo nella prima metà degli anni Novanta le interruzioni di gravidanza conobbero una leggera discesa, poi ripresero ad aumentare.

Si tenga presente che le due popolazioni, quella anglo-gallese e quella italiana, sono perfettamente comparabili: la prima è composta da 61,8 milioni di persone, la seconda da 58,9 milioni. Se si toglie la Russia, il Regno Unito anche senza calcolare Scozia e Irlanda del Nord è il paese europeo col maggior numero di aborti.

«Le donne abortiscono per paura»

Secondo la Kennedy le cause del boom dell’aborto in Inghilterra sono psicologiche e culturali più che economiche.

«Ho parlato con una dozzina di donne britanniche di diverse età sparse per il paese dei loro aborti. Il costo di avere un figlio non è mai stato menzionato. Nemmeno una volta, nemmeno tra le donne più giovani o della classe operaia. Piuttosto, le motivazioni suonavano più o meno così: “Il mio rapporto con il padre non mi sembrava abbastanza stabile”; “Non mi sentivo pronta a diventare madre”; “Penso che sia sbagliato avere un figlio quando sono così esaurita”; “Quel povero bambino merita di meglio di me”; “Non potrei mai essere madre perché analizzo tutto troppo”; e, infine, “Penso solo che li avrei rovinati (padre e figlio – ndt) irrimediabilmente”. In altre parole, più che le difficoltà finanziarie, è emersa una convinzione diffusa che la genitorialità sia qualcosa che rende altamente probabile il causare danni irreversibili, e che rinunciare completamente sia la scelta responsabile. La paura in queste donne era palpabile».

La scelta di Hannah da Manchester, 31 anni, viene descritta così:

«Ha un lavoro stabile e un compagno di lunga data. “Sapevo solo che non potevo farcela”, mi dice. “Non perché non volessi un figlio – in teoria lo vorrei – ma perché non mi fidavo di me stessa”. Si descrive ripetutamente come “troppo incasinata” per essere madre, ma fa fatica a spiegare da dove, nello specifico, abbia preso questa idea: “L’ho presa dappertutto. Ovunque guardi, c’è sempre qualcuno che spiega come i suoi genitori lo abbiano rovinato”».

«Non siamo abbastanza brave per essere madri»

Un’altra interlocutrice, anonima, si giustifica con le pressioni sociali intorno alla necessità di essere una mamma perfetta:

«Ha letto un mucchio di libri sulla genitorialità; segue i blog delle mamme e gli psicologi su Instagram. In altre parole, ha fatto il lavoro che si suppone sia necessario oggigiorno per decidere se la genitorialità fa per te. “Più imparavo, peggio mi sentivo”, mi dice. “Ogni scelta sembrava sbagliata.” “Dovresti aver elaborato la tua infanzia, risolto i tuoi problemi e avere una relazione perfetta”, continua. “Se non hai fatto tutto questo, ti sembra irresponsabile mettere al mondo un figlio”. Per come la vedeva lei, la maternità non è qualcosa che s’impara vivendola, ma qualcosa per cui si deve già essere qualificati».

Conclude la giornalista:

«È interessante notare che nessuna delle donne con cui ho parlato ha dichiarato di aver subito pressioni da parte di partner, amici o familiari per interrompere la gravidanza. La pressione, invece, era interna e incessante. Non si sentivano abbastanza brave per essere madri».

Aborto “facile” tra le mura di casa

Ci sarebbero poi altri due significativi motivi, oltre al senso di inadeguatezza delle donne rispetto alla maternità, che spiegano l’impennata degli aborti. Uno è la legislazione lassista. Fino al 2020, le donne che desideravano un aborto precoce erano tenute a recarsi in una clinica per assumere il primo dei due farmaci abortivi sotto supervisione. La situazione è cambiata durante i lockdown dovuti al Covid, quando le normative sono state modificate per consentire alle donne di avere una breve consulenza online o telefonica e poi ricevere la pillola abortiva per posta.

La misura era stata inizialmente concepita come una soluzione temporanea di emergenza. Ma nel 2022, il parlamento del Regno Unito ha votato a favore della possibilità permanente per le donne di indurre l’aborto a casa: non c’è più bisogno di recarsi in ambulatorio o in ospedale, tutta la procedura può essere effettuata fra le proprie mura senza controllo medico.

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L’aborto è «uno dei servizi più efficienti dell’Nhs»

L’altra causa, citata dalle donne intervistate dalla Kennedy, è che l’interruzione di gravidanza è diventato uno dei servizi più efficienti del Servizio sanitario nazionale (Nhs), tale da surclassare anche l’assistenza alla contraccezione.

«Molte donne mi hanno detto che l’assistenza all’aborto è molto meglio organizzata, più efficiente e più facile da accedere rispetto alla maggior parte dei servizi del Servizio Sanitario Nazionale. Sophie, 33 anni, che vive a Londra, ha descritto l’assistenza all’aborto ricevuta nel 2020, quando era rimasta incinta durante una relazione nella quale subiva abusi, come “il giorno e la notte” rispetto alla sua esperienza con l’assistenza sanitaria del Servizio Sanitario Nazionale in generale. “Era efficiente. Non dovevi aspettare in una stanza. Le cose venivano spiegate chiaramente e mi sentivo molto a mio agio”, mi ha detto. L’assistenza all’aborto, ha detto, è “molto ben gestita rispetto ad altri servizi per le donne”».

«(…) Anche le donne che desiderano utilizzare metodi contraccettivi ormonali possono avere difficoltà ad accedervi, a causa delle inefficienze del servizio sanitario del Regno Unito. Ad esempio, si può dover attendere fino a 10 settimane per un appuntamento per l’inserimento di una spirale. (…) Un altro motivo per cui diminuisce l’uso della pillola anticoncezionale è la quasi impossibilità di ottenere un appuntamento dal medico. “È molto più facile abortire che passare 10 minuti faccia a faccia con un medico”, mi dice una donna di nome Gemma».

L’aborto “fino al momento della nascita”

Secondo le statistiche governative l’87 per cento dei britannici è favorevole all’aborto legale e solo il 6 per cento vorrebbe che non fosse permesso. Il 74 per cento vorrebbe che l’interruzione di gravidanza diventasse un vero e proprio diritto, mentre nelle leggi attuali è soltanto depenalizzata. Il 65 per cento ritiene che prima delle 24 settimane di gravidanza dovrebbe essere possibile l’aborto su semplice richiesta, mentre formalmente ci sono oggi delle condizioni. L’anno scorso la Camera dei Comuni ha votato un comma del Crime and Policing Bill che di fatto autorizza l’aborto senza restrizioni per tutta la durata della gestazione. Frutto di un emendamento di una deputata laburista approvato con 379 voti contro 137, il comma 191 è stato subito ribattezzato “aborto fino al momento della nascita”.

La Camera dei Lord sta cercando di evitare che la legge entri in vigore nella sua forma attuale. Le baronesse Monckton e Stroud hanno presentato insieme ad altri pari emendamenti diretti ad annullare il comma 191 e anche a modificare il provvedimento del 2022 che ha completamente privatizzato l’aborto farmacologico. In occasione della seconda lettura del progetto di legge nell’ottobre scorso la baronessa Monckton ha spiegato la sua contrarietà alla normativa attuale sull’aborto farmacologico:

«Dati recenti mostrano che 54 mila donne sono state ricoverate negli ospedali del Servizio Sanitario Nazionale in Inghilterra per il trattamento di complicazioni derivanti dall’uso di tali pillole abortive, un aumento del 50 per cento rispetto ai dati precedenti alla pandemia. L’analisi delle statistiche ufficiali accreditate pubblicate dal Servizio Sanitario Nazionale inglese e dall’Office for Health Improvement and Disparities mostra che una donna su 17 che ha autogestito l’aborto a casa è stata successivamente ricoverata in ospedale».

Nel 2024 il tasso di fertilità di Inghilterra e Galles ha toccato il minimo storico di 1,41 figli per donna.

@RodolfoCasadei

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1 commento

  1. LINA BELCASTRO

    proprio una decina di giorni fa ho avuto occasione di vedere il film “unplanned”, film introvabile promosso da un centro culturale della mia zona nella giornata per la vita. Mette in evidenza cosa sia l’aborto e cosa sia la pillola abortiva. La visione del film è di un certo impatto ma potrebbe aiutare a scuotere le coscienze

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