Così sono cambiate le priorità della destra americana

Di Carlo Marsonet
29 Gennaio 2026
Il libro di Andrea Venanzoni sui conservatori Usa racconta il fitto intreccio di idee, persone e think tank che hanno (anche) portato Trump alla Casa Bianca e che rischia di perdersi per strada il liberalismo
Un ragazzo, fotografato di spalle, indossa un cappellino rosso MAGA con la scritta Trump
Un sostenitore di Donald Trump indossa un suo cappellino durante una veglia in ricordo di Charlie Kirk, l'attivista conservatore ucciso il 10 settembre 2025 (foto Ansa)

Che il conservatorismo americano non sia stato mai qualcosa di monolitico e coeso è fin troppo evidente. Molti studiosi, quando parlano di “movimento conservatore”, forse sono i primi a non crederci. O forse, più probabilmente, lo fanno perché è comodo mettere insieme persone e idee diverse in modo tale da poterle colpire all’unisono. Fatto sta che, per dirla brutalmente, conservatori e libertari non sono la medesima cosa. Russell Kirk non è Friedrich von Hayek, ecco. Ma certo, la Guerra Fredda aveva contribuito a evidenziare chi era il nemico: il comunismo e i suoi epigoni.

La destra americana e il realismo

Un pensatore importante, benché spesso poco considerato, Richard Weaver, negli anni Cinquanta e Sessanta si era speso per provare a tenere insieme, almeno a livello concettuale, conservatorismo e libertarismo. In un articolo del 1960, Conservatism and Libertarianism: The Common Ground (lo trovate nella ponderosa raccolta dei suoi scritti In Defense of Tradition, edita dal Liberty Fund), l’autore nato in North Carolina sosteneva che conservatori e libertari, in fondo, sono uniti dalla difesa della libertà individuale.

Benché divergenti sotto molteplici aspetti, fondano la propria visione sul realismo: un principio che fa loro riconoscere come la realtà esista, e non possa essere stravolta sulla base di qualche schema ortopedico-pedagogico di palingenesi sociale. Ne deriva la predilezione per un ordine socio-politico-economico in cui il potere sia estremamente limitato: l’arbitrio su cui esso si basa, insomma, non può e non deve ledere quel “diritto umano sussistente” che è la persona.

La galassia conservatrice nel libro di Andrea Venanzoni

Andrea Venanzoni destra americana contemporanea

Detto ciò, è chiaro che molta acqua sotto i ponti è passata. Analogamente, diverse correnti sono emerse via via nei decenni: pensiamo solo ai “neocon” e, parallelamente, ai “paleocon”. Negli ultimi anni, però, le cose si sono ancor più infittite. Bene ha allora fatto Andrea Venanzoni a scriverne in un suo recente saggio, La destra americana contemporanea. Dalla New Right a Donald Trump (Historica Giubilei Regnani). Il libro è dunque uno strumento utile per comprendere il fitto intreccio di idee, persone e think tank che rappresentano oggi la galassia conservatrice.

Particolare attenzione merita quella destra post-liberale riconducibile soprattutto a studiosi come Patrick J. Deneen e Adrian Vermeule. Se alcuni temi rimangono classicamente attaccati alla sensibilità conservatrice, è però vero, osserva Venanzoni, che le priorità sono mutate in maniera piuttosto radicale. Più che alla libertà, i conservatori di oggi tengono al “bene comune”; più che all’economia di mercato, essi vedono nell’intervento statale in economia la leva per tutelare la produzione nazionale. Insomma, è successo per certi aspetti quel che un conservatore particolarmente acceso, nonostante provenisse dalle file della sinistra radicale, Christopher Lasch, auspicava: un conservatorismo che rigetta la propria matrice liberale in favore di una posizione realmente conservatrice. Tradotto: un conservatorismo a tendenza comunitarista sul piano etico-politico, e protezionista dal punto di vista economico.

Che fine ha fatto il liberalismo?

Tutto ciò pone ovviamente più di qualche problema. In primo luogo perché la libertà individuale ne paga le spese: il bene comune è concetto talmente vago e aleatorio da poter essere strumentalmente impiegato alla bisogna, e comunque ha in sé una dimensione collettiva che schiaccia per l’appunto la libertà. In secondo luogo perché si rafforza così il ruolo del nemico per eccellenza della persona, cioè il Leviatano. Se la destra americana contemporanea ha riportato al centro – con tutti i problemi annessi – il ruolo della politica al posto dell’economia e del diritto, resta da chiedersi, come hanno fatto tra gli altri Flavio Felice e Daniel J. Mahoney, che ne sarà dell’eredità liberale di cui il conservatorismo americano era imbevuto. E senza la quale, sosteneva Wilhelm Röpke, si sgretola la stessa idea di Occidente.

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