L’occidentalismo apocalittico di Peter Thiel

Di Massimo De Angelis
30 Luglio 2026
Il contributo di Massimo De Angelis per Lisander, il substack nato dalla collaborazione tra Tempi e Ibl, in reazione al saggio di Sergio Belardinelli su Peter Thiel
Peter Thiel seduto accanto a Donald Trump
Peter Thiel nel 2016 con Donald Trump, all’epoca al primo mandato da presidente degli Stati Uniti, New York (foto Ansa)

Quello di Peter Thiel è un pensiero difficile. Difficile perché Thiel non è filosofo di professione. Afferra i pensieri che attraversa per dominare il mondo di oggi. Difficile anche, soprattutto per noi europei, perché il suo pensiero politico è anche teologia politica. E noi europei abbiamo trascurato e anzi anatemizzato la teologia (e la filosofia) politica chiudendoci nelle anguste stanze della politologia, della filosofia del diritto, della geopolitica.

Come si potrebbe definire Thiel? Pensatore occidentale e cristiano, a suo modo, e conoscitore di prima mano della tecnologia come destino. Cristiano in primo luogo perché parte e pone al centro il Male nella storia. Male non come assenza di bene talché basta resistere a esso, ma come realtà che richiede lotta. È questa una scelta concettuale decisiva. Qualcosa che il progressismo cattolico, oggi dominante almeno in Europa, fa fatica a seguire.

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