Il giornalista ci fa la predica su una ricorrenza che ha perso il suo «slancio sociale e spirituale». Ma non c’è nulla di più materiale della nascita di un bambino
Il personaggio di Scrooge durante il Dickens Festival a Bronkhorst, Olanda, 2008 (foto Ansa)
Natale, è tempo di essere cattivi, soprattutto con Massimo Gramellini che ieri ha scritto un’articolessa sul Corriere della Sera chiedendosi: “L’antico spirito del Natale esiste ancora?”. Che domanda oziosa, povero Gramellini; la direzione gli ha chiesto di scrivere un articolo sullo spirito del Natale e lo sventurato ha risposto. Così, costretto a rifilarci la predica, l’editorialista del Corriere s’arrabatta alla bell’e meglio per spiegarci che la seccatura dei festeggiamenti di Natale, tra cene con «parenti insopportabili», visite al commercialista e ricerca del «giocattolo per il nipotino unico e la sciarpa riciclabile per lo zio taccagno», è tutta colpa di Charles Dickens che il 19 dicembre 1843 «pubblicò una novella in cui raccontava la terribile e meravigliosa notte di Natale del banchiere Ebenezer Scrooge».
È da quel momento, spiega Gramellini, che il Natale è diventato qualcosa d’altro, di cui noi oggi conosciamo la versione degenerata.
«Il genio [di Dickens] trasformò il Nat...
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