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La preghiera del mattino di Lodovico Festa

La pessima idea di squalificare i conservatori radicali ha fatto danni ovunque

Di Lodovico Festa
12 Maggio 2025
Lezioni da trarre dalle elezioni in Romania, Regno Unito, Germania, Portogallo, e da quelle in Canada e Australia. Sempre all’ombra di Trump. Rassegna ragionata dal web
Il leader di Reform Uk Nigel Farage (foto Ansa)
Il leader di Reform Uk Nigel Farage (foto Ansa)

Su Firstonline Gabriella Bruschi scrive: «L’ombra di Donald Trump è stata fatale per il partito conservatore australiano, la cui sconfitta rispecchia quella delle recenti elezioni in Canada, dove il partito liberale di centrosinistra guidato da Mark Carney si è aggiudicato un quarto mandato nonostante fosse molto indietro nei sondaggi pre-elettorali. E, come Dutton in Australia, il leader conservatore canadese Pierre Poilievre ha perso il seggio che deteneva dal 2004».

Il peso della scomposta politica estera trumpiana nella vittoria di candidati di sinistra e di centrosinistra in Canada e Australia, è evidente. Si tratta, però, di riflettere se non sia stata una risposta in qualche modo “sovranista” verso comportamenti di un presidente degli Stati Uniti che non ha dimostrato il rispetto necessario per alleati leali e, talvolta, come gli australiani, molto coraggiosi e molto esposti verso la potenza (e la prepotenza) cinese.

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Su Formiche Ilvo Dimanti dice: «Parto da una prima macro-differenza che è costituita dal contesto: la Romania è in Europa. In questo quadro, la linea di frattura non si consuma tanto su Trump (che comunque ha inciso) quanto più sulla Russia».

Interessante in questo senso l’analisi di Diamanti che richiama la forte affermazione di una destra abbastanza radicale in Romania: a Bucarest i problemi sono differenti da quelli di Ottawa e Canberra, si sente il peso dell’emigrazione, della crisi dei ceti medi e popolari, della cultura woke che distrugge le tradizioni, e non si capisce, non tanto le sacrosante risposte all’aggressione russa a Kiev, quanto le prospettive politiche strategiche che perseguono gli Stati leader dell’Unione Europea.

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Su Startmag Battista Falconi scrive: «Colpisce il successo di Nigel Farage, del quale non sentivamo parlare da un po’, nel momento in cui giunge la notizia che gli 007 tedeschi intendono mettere fuori legge Afd in Germania. Reform Uk ha trionfato alle elezioni locali: si votava per 1.600 seggi in 23 consigli comunali, sei cariche da sindaco e un seggio nazionale. Il peso parlamentare del partito resta irrisorio ma la popolarità del suo leader cresce, erode i consensi dei conservatori e insidia quella, in calo, del premier Starmer. I servizi segreti di Berlino, invece, additano Alternative für Deutschland come partito estremista per le sue idee su stranieri e immigrati, che configurerebbero un razzismo inammissibile. L’Ufficio tedesco per la protezione della Costituzione l’ha detto chiaro: “Estrema destra incompatibile con l’ordinamento liberale e democratico”. Le destre-destre, in Europa, continuano a dover faticare più del dovuto l’ammissione alla tavola democratica, non basta loro prendere voti. In realtà non serve nemmeno essere di destra: basta coltivare un pensiero eterodosso rispetto al mainstream politicamente corretto, per esempio essere filorussi, e un magistrato, una corte per annullare il consenso espresso dagli elettori si trova. La commissione elettorale di Bucarest, come noto, ha respinto la candidatura di Georgescu al voto di domani, confermando la decisione della Corte costituzionale che annullò le elezioni di novembre. Secondo Salvini è un “euro-golpe in stile sovietico”».

Il combinare la sacrosanta difesa dei valori liberaldemocratici, a partire dal ripudio di un razzismo che non è più tollerabile nell’Europa post 1945, con manovre che tentano di impedire la partecipazione al gioco democratico di forze conservatrici, sta producendo gravi effetti disgreganti persino in un sistema politico storicamente solido come quello britannico. Al fondo manca una riflessione su come il compromesso tra democrazia e capitalismo, che ci ha dato anni di grande sviluppo e felicità, debba essere modificato in un’epoca in cui il capitalismo è così globalizzato, mentre la democrazia resta così innanzi tutto locale. Definire “un nuovo compromesso” sarà senza dubbio complicato; non ragionarci su, però, è catastrofico.

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Sul Sussidiario Claudia Maria Iannello scrive: «Mentre il Portogallo si prepara alle terze elezioni legislative in tre anni – previste per il 18 maggio – i sondaggi dipingono un panorama politico sempre più incerto e frammentato: secondo l’ultimo rilevamento Ics/Iscte, l’Alleanza democratica (Ad-Epp) di centrodestra, guidata da Luís Montenegro, scivola al 33 per cento (-5 punti rispetto a marzo), tallonata dai socialisti (Ps-S&D) al 29 per cento (+1) e a sorpresa, l’ultradestra nazionalista di Chega (Ch-Pfe) balza al 21 per cento (+4), consolidandosi come terza forza.

Il Portogallo è un altro esempio di come l’idea di emarginare strutturalmente il conservatorismo radicale, invece di concentrarsi su come integrarlo liberandolo delle pulsioni inaccettabili, nel medio periodo è rovinosa. Bisognerebbe seguire l’esempio di un’Olanda che, grazie anche a una convivenza tra cattolici e protestanti che dura da secoli, ha imparato a essere molto più pragmatica di altre nazioni europee.

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