Un'inchiesta del Figaro svela le pressioni degli estremisti sui francesi magrebini: vietato festeggiare le feste di un altro calendario, anche se è del paese in cui si vive
Uno studente muslulmano in Francia legge il Corano in camera sua durante i mesi di lockdown per il Covid nel 2020 (foto Ansa)
Parigi. Era il 2002 quando lo storico Georges Bensoussan riunì in un testo considerato oggi profetico, Les territoires perdus de la République, le testimonianze di professori e agenti del servizio pubblico che nelle banlieue multietniche lontane dai boulevard e dalle luci scintillanti di Saint-Germain-des-Près erano confrontati a una realtà quotidiana spaventosa, impensabile vent’anni prima, con studenti di confessione musulmana che si ribellavano alle lezioni sulla Shoah e giudicavano islamofobo il valore cardine della République, la laicità.
Bensoussan, all’epoca, fu trattato come un incendiario di estrema destra, lui che è nato e cresciuto nella sinistra, come un seguace di Jean-Marie Le Pen. Ma lo storico francese aveva soltanto aperto il vaso di Pandora, anticipato che quello che stava accadendo tra i banchi di scuola dei quartieri popolari di Saint-Denis e delle altre zone ad alto tasso di immigrazione extra-europea e di cultura islamica si sarebbe sviluppato a macchia d’olio in...
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