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Liberté, egalité, mi difendo da me

Di Rodolfo Casadei
23 Settembre 2024
In una Francia dove aumentano quasi tutti i tipi di reati, dove il 92 per cento dei cittadini si sente più insicuro e il governo stesso parla apertamente di “ensauvagement” della società, come sorprendersi se la gente si organizza (e si arma) per proteggersi in autonomia?
Francia
Protesta delle guardie del carcere La Sante a Parigi dopo l’uccisione di due agenti in un’imboscata a scopo di evasione, 16 maggio 2024 (foto Ansa)

Cittadini che trasgrediscono in massa la legge andando in giro armati di spray al peperoncino; altri milioni impegnati nelle legalissime ancorché ansiogene comunità di vicini vigilanti sulla sicurezza dei quartieri; boom di iscrizioni ai poligoni di tiro e concomitante aumento delle armi in mano alla popolazione: cosa succede alla Francia recentissima reduce di giochi olimpici per i quali sono serviti 53 mila poliziotti, gendarmi e militari per garantire la sicurezza di atleti e spettatori? Succede che i tassi di criminalità sono esplosi, che omicidi, aggressioni e reati contro il patrimonio conoscono picchi storici, che i fatti di cronaca mandano brividi giù per la schiena ai quattro angoli del paese. 

Il blitz di un commando armato che ha permesso l’evasione di un narcotrafficante e causato la morte di due guardie carcerarie e il ferimento di altre tre durante un trasferimento giudiziario in Normandia, la spedizione punitiva di un gruppo di adolescenti respinti da una festa di ballo nel comune rurale di Crépol, nei pressi di Grenoble, che ha comportato il ferimento di sedici persone (due in prognosi riservata) e l’uccisione del sedicenne Thomas Perotto a colpi di coltello, lo stupro a più riprese di una 12enne a Courbevoie, in piena Ile-de-France, per opera di due coetanei, sono altrettanti episodi di cronaca nera degli ultimi mesi che hanno radicato un sentimento di paura e insicurezza in vasti strati della popolazione francese per ciò che significano: a tre mesi dall’assalto, il commando omicida che ha liberato Mohamed Amra detto “la mosca” non è stato ancora individuato e assicurato alla giustizia, tanto meno è stato riacciuffato l’evaso; la sanguinosa rissa di Crépol si è rivelata da subito, fra denunce e smentite entrambe politicamente motivate, una resa di conti fra giovani figli di immigrati dei quartieri degradati della vicina Romans-sur-Isère e giovani campagnoli autoctoni di Crépol; lo stupro di Courbevoie ha mostrato a qual punto l’odio antisemita rinfocolato dai fatti del 7 ottobre e dalla guerra di Gaza possa spingersi in un luogo che dista 5 chilometri appena dalla Tour Eiffel (la preadolescente violentata aveva nascosto al suo fidanzatino musulmano di essere ebrea). 

Eventi puramente aneddotici, ingigantiti dalle speculazioni politiche? Decisamente no, se si dà retta alla dichiarazione del ministro degli Interni Gérald Darmanin (macroniano), che dopo i fatti di Crépol ha parlato di «ensauvagement» della società francese, incontrando consensi quasi ovunque; e decisamente no anche se si dà un’occhiata alle statistiche sui crimini che il ministero degli Interni diffonde annualmente con puntualità. Il rapporto Insécurité et délinquance en 2023: une première photographie, pubblicato alla fine del gennaio scorso, informa che anche nell’anno alle nostre spalle, così come in tutti gli anni successivi all’anno del Covid e dei confinamenti domestici (2020), quasi tutti i tipi di reati denunciati alle autorità sono in aumento.

Sono aumentati gli omicidi, che per la prima volta da quando il ministero pubblica statistiche hanno superato le mille unità in un anno, così come è cresciuto il numero delle denunce per lesioni personali, di violenze sessuali, di truffe, di rapine a mano armata, di atti di teppismo, dell’uso illegale di stupefacenti, di furti in appartamento, di furti di veicoli. Nel 2023 si sono contati ben 1.010 omicidi (erano 857 nel 2019), 384.100 casi di lesioni volontarie (di cui 212.600 a livello familiare), 94.900 violenze sessuali (di cui 42.700 stupri o tentativi di stupro), più di 1 milione e 200 mila furti di tutti i tipi, compresi quelli di auto ma senza contare quelli in appartamento (217.600), 551.900 atti di vandalismo, 495.600 truffe. 

Denunce in calo

L’interpretazione dei numeri rappresenta una sfida per qualunque analista: i reati denunciati sono sempre meno – a volte molti di meno – di quelli che sono stati realmente commessi, mentre l’aumento statistico di determinati delitti da un anno all’altro può dipendere non da una recrudescenza di criminalità, ma da iniziative di vario genere che spingono alla denuncia le vittime che altrimenti avrebbero rinunciato a rivolgersi alle autorità. È sicuramente questo il caso delle violenze domestiche e delle violenze sessuali, oggetto di campagne di sensibilizzazione che hanno spinto le vittime a denunciare fatti accaduti anche in un passato relativamente distante. Ma lo stesso non si può dire per gli omicidi, per i quali si procede d’ufficio, e per i furti di veicoli, per i quali è nell’interesse delle vittime sporgere denuncia per recuperare almeno una parte del valore andato perduto. 

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Sta di fatto che, con notevole scrupolo, il ministero degli Interni ha promosso negli ultimi anni indagini statistiche miranti a stabilire la percentuale di reati che non vengono denunciati. L’inchiesta Vécu et ressenti en matière de sécurité rivela dati assai inquietanti riferiti al 2021.

Risulterebbe che appena il 21 per cento di coloro che subiscono violenze fisiche ha sporto denuncia, percentuale che sprofonda al 14 per cento per violenze all’interno della coppia e al 5 per cento per le violenze sessuali. Solo il 54 per cento dei furti in appartamento con effrazione viene denunciato, il 40 per cento delle rapine a mano armata o con minacce di violenza, il 18 per cento dei furti di biciclette, il 13 per cento degli atti di vandalismo contro la propria abitazione. Persino in caso di furto riuscito della propria auto non tutti i francesi si rivolgerebbero alla polizia: pare che solo il 64 per cento delle vittime denunci.

La sfiducia verso le autorità

Da questi dati (corroborati da un sondaggio di Odoxa commissionato da Le Figaro e pubblicato nell’ottobre scorso, secondo il quale il 73 per cento dei francesi dubiterebbe della capacità dello Stato di garantire la loro protezione soprattutto in materia di furti domestici con scasso e di aggressioni) si deduce una forte sfiducia dei cittadini nei confronti dell’azione delle autorità. I francesi sembrano sempre più voler provvedere da sé alla propria sicurezza, o procurandosi strumenti di difesa, oppure attivando forme comunitarie di sorveglianza in collaborazione con le autorità locali.

La Federazione francese di tiro a segno nel giro di un decennio ha visto aumentare i propri iscritti del 72 per cento, arrivando a superare quota 250 mila. Il boom sembra spiegarsi col fatto che l’iscrizione a un poligono di tiro facilita le procedure per l’ottenimento di una licenza per la detenzione domestica o per il porto di armi. Oggi in Francia risultano registrate 5 milioni e mezzo di persone che detengono legalmente armi (di loro 4 milioni sono cacciatori), ma secondo varie stime circolano anche fra i 10 e i 13 milioni di armi illegali e non registrate. 

Un altro, più recente sondaggio Odoxa-Fiducial, oltre a confermare la percezione di un’aumentata insicurezza da parte dei francesi (il 92 per cento sono di questo avviso), rileva che molti di essi si sarebbero procurati mezzi di difesa in tutto o in parte illegali: il 21 per cento dichiara di possedere bombolette di spray al peperoncino, il 13 per cento di disporre di un’arma di difesa. In Francia la detenzione dello spray lacrimogeno è legale, ma solo quelli che presentano basse concentrazioni di agente irritante possono essere portati su di sé fuori di casa: diversamente occorre un porto d’armi come per pistole e fucili. Si intuisce l’esistenza di milioni di persone che sfidano la legge per difendersi da sé.

Perfettamente legale invece il fenomeno del controllo di vicinato. In Francia, più di un comune su cinque aderisce a un sistema che prevede la partecipazione dei cittadini al monitoraggio del territorio per prevenire la delinquenza, in collaborazione con la polizia e la gendarmeria. Il primo è stato promosso dalle autorità centrali nel 2011 sotto il nome “Participation citoyenne”, ed è un protocollo gratuito sotto la vigilanza delle autorità pubbliche. Il municipio designa, fra i volontari che si offrono, alcuni cittadini di riferimento in ciascun quartiere che tengono i contatti con gli agenti di polizia. 

Francia
Marcia contro l’antisemitismo in seguito allo stupro di una 12enne ebrea a Courbevoie, Parigi, 20 giugno 2024 (foto Ansa)

Scontro su immigrati e minori in Francia

Molto successo sembra avere la start-up “Voisins vigilants et solidaires”, sviluppata da un soggetto privato, che propone una piattaforma di collegamento fra municipio, cittadini e forze dell’ordine. Tutti costoro possono comunicare attraverso sms, e-mail e soprattutto un’applicazione che si scarica da Google Play o da Apple Store. Attraverso la app «potrete segnalare ogni comportamento sospetto pubblicando un’allerta inviata direttamente alle autorità competenti (comune, polizia, eccetera). Impostare azioni di solidarietà congiunte coi vostri vicini. Restare informati sull’attualità del vostro comune». L’iscrizione è gratuita per i privati ma prevede una fattura di 2 mila euro all’anno per i comuni che aderiscono. Voisins vigilants et solidaires vanta la costituzione di 70 mila comunità di vicini vigilanti, il partenariato con un migliaio di comuni, per una copertura totale di 4 milioni di francesi. 

L’aumento della criminalità è all’origine di buona parte della radicalizzazione dello scontro politico in Francia, con i partiti di opposizione di destra (Rassemblement national e Les Républicains) che accusano il governo di lassismo circa la presenza di stranieri irregolari nel paese e di politiche giovanili e per le famiglie inefficaci. Nel 2023 i rinviati a giudizio stranieri sono stati il 17 per cento del totale, sovrarappresentati rispetto alla loro incidenza sul totale della popolazione, che è dell’8 per cento. Quanto alle classi d’età dei denunciati, essi risultano essere 4,6 ogni 100 individui nella fascia di età 15-19 anni e 5 ogni 100 nella fascia d’età 20-24 anni; ovvero più del doppio del tasso che si riscontra nel gruppo 35-39 (1,9 ogni 100) e 40-44 (1,8 ogni 100). 

Un dibattito rassegnato in Francia

La Francia cerca di recuperare i minorenni delinquenti attraverso la Protezione giudiziaria della gioventù (Pjj), che è una direzione del ministero della Giustizia che si occupa di loro e di evitare recidive, ma i numeri che deve affrontare sono soverchianti: la Pjj deve farsi carico di circa 135 mila minori delinquenti all’anno, suddivisi fra quelli internati nelle carceri minorili, quelli dei centri educativi chiusi (corrispondenti alle vecchie prigioni scuola italiane) e dei centri educativi rafforzati (che si occupano soprattutto di prevenzione e di soggetti a rischio di recidiva) e case-famiglia dove i giovani soggiornano prima e dopo la scuola. Si tenga presente che in Italia le segnalazioni di reati di minorenni sono attualmente 30-32 mila all’anno, e nelle strutture si trovano soltanto 500 soggetti circa per quanto riguarda gli istituti penali, più un migliaio nelle comunità di accoglienza per la messa alla prova.

Dopo gli scontri durissimi fra i politici alla vigilia delle elezioni europee e poi di quelle parlamentari volute da Macron sui temi della sicurezza e del suo rapporto con l’immigrazione, una certa rassegnazione sembra essersi impadronita del dibattito. Nel maggio scorso Le Figaro offriva spazio a Bruno Retailleau, capogruppo dei Républicains al senato, per una requisitoria contro il governo nella quale si invocava l’effettività delle pene, maggiore ricorso al carcere, la costruzione di nuove prigioni, il pugno duro contro l’immigrazione incontrollata. Alla fine di luglio lo stesso giornale si accontentava di mettere in guardia i vacanzieri francesi con un servizio intitolato “Delinquenza: la classifica delle località balneari meno sicure di Francia”. 

Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di settembre 2024 di Tempi. Il contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

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