4 marzo: perché voterò come voterò

All’interno dell’area di centrodestra resta da vedere da che parte cercare di far pendere la bilancia. Per parte mia ritengo sia opportuno farla pendere in direzione cattolico-popolare

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“Neve a Roma: scende in campo l’esercito per sgombrare le strade”. Alla lettura di questo titolo, che scorreva oggi alla base delle immagini di un telegiornale, veniva da domandarsi che cosa si può fare per smettere finalmente di essere il paese di Pulcinella. Se siamo in questa situazione è colpa più dei media, ovvero della cultura di massa, oppure della politica, ovvero del potere? Probabilmente di entrambi, tanto più tenuto conto dei loro legami reciproci.
Sarà vero che nella grande città laziale, sede del nostro governo, l’ignavia degli addetti e l’incapacità dei responsabili è tale che per spazzar via pochi centimetri di neve occorre mobilitare le forze armate? Sarebbe bello che non fosse vero, ma forse ci si deve rassegnare al peggio. Senza cessare di essere desolante, l’episodio può essere però utile come spunto per capire — al di là del bassissimo livello della campagna elettorale in corso — quale sia la grossa posta in gioco delle ormai imminenti elezioni di domenica prossima, 4 marzo. Con un’immagine magari un po’ fantasiosa, ma che può forse essere di aiuto, diciamo che l’Italia consiste politicamente nell’intreccio di due comete: rispettivamente la cometa del lavoro e della produttività che ha la testa a Milano e dintorni, e la cometa della rendita politica e dell’economia parassitaria, che ha la testa a Roma. Le code delle due comete giungono poi un po’ dappertutto: ci sono ovviamente parassiti anche a Milano e gente che lavora e opera produttivamente anche a Roma. L’assetto complessivo però è quello, e la ragione è evidente: oggi il grosso della spesa parassitaria e improduttiva è in capo allo Stato mentre il grosso della spesa produttiva è in capo alla società civile. Non è questo un principio assoluto ma un dato storico: in altre epoche non c’era abbastanza Stato, non c’era abbastanza spesa pubblica, e quindi urgeva aumentare sia l’uno che l’altra. Oggi invece è il contrario: tutto qui.
In ogni ambito, dall’educazione all’economia, ridare fiato e spazio alle persone e alle comunità, insomma al meglio della società civile, e correlativamente ridurre il ruolo e la spesa dello Stato, è il primo e fondamentale obiettivo politico. Nel concreto dell’attuale frangente storico si tratta allora di scegliere tra l’area liberale, che ha preso il posto dei partiti di centro e della socialdemocrazia, e l’area radicale, che ha fagocitato l’antico mondo social-comunista. Come gente di fede le due aree ci sono in ultima analisi entrambe estranee, ma sulla piazza non c’è altro. Se dunque con questo chiaro giudizio si volge lo sguardo alla situazione politica diventa allora evidente che in ogni possibile circostanza, comprese quindi le elezioni di domenica prossima, conviene preferire l’area di centrodestra, lato sensu di orientamento liberale, e non quella di centrosinistra, lato sensu di orientamento radicale. La prima punta infatti verso un ampiamento del ruolo pubblico della società civile, la seconda invece verso un aumento del ruolo dello Stato e quindi della spesa statale. Con cruciali conseguenze anche sul lato della tutela della vita umana, della libertà della persona e del rispetto dell’elemento costitutivo di fondo della società civile, ossia la famiglia; quindi tra l’altro del riconoscimento reale della sua libertà di educazione. Ciò detto resta il fatto che non è una scelta tra la luce e le tenebre. C’è di tutto sia da una parte che dall’altra. Non è semplicemente questione di stima per questo o per quel candidato. Sia di qui che di là ci sono compagni di viaggio imbarazzanti e viceversa antagonisti degni di simpatia, ma non è questo il punto.
All’interno dell’area di centrodestra resta poi questa volta specificamente da vedere da che parte cercare di far pendere la bilancia. Per parte mia ritengo sia opportuno farla pendere in direzione cattolico-popolare. Beninteso non per spirito di corpo ma perché ritengo che dai cattolici popolari vengano proposte buone non specificamente per loro ma per tutti; e ciò tanto in tema di tutela della famiglia e della vita che in tema di equità sociale. Perciò sono orientato verso Noi con l’Italia, Nci. Per vari aspetti Nci è una strana compagnia. Per alcuni tra i candidati metterei la mano sul fuoco mentre per altri preferirei tenermela dietro la schiena, ma anche qui non è questo il punto. Oggi Noi con l’Italia è comunque il punto di massimo addensamento dei cattolici popolari. Puntare a che superi la soglia del 3 per cento dei voti è una scommessa, ma mi sembra una scommessa che vale la pena di fare. Vale la pena di farla dappertutto, ma più che mai in Lombardia, dove si vota anche per il presidente della Regione e per il consiglio regionale. Diversamente che in sede nazionale in Lombardia è molto probabile che il centrodestra abbia la maggioranza. Quindi un positivo orientamento di tale maggioranza è importante. Comunque anche se a Roma la maggioranza sarà la stessa, ma tanto più se le cose dovessero andare diversamente.
Articolo tratto dal blog di Robi Ronza
Foto Ansa

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