11 settembre 2001. Il male è un fungo senza radici. Solo il bene ha profondità

Sono passati tredici anni dall’attentato alle Torri Gemelle di New York. Questo è l’editoriale che allora apparve su Tempi. Un giudizio che riteniamo ancora attuale

11 settembre 2001, sono passati tredici anni dall’attentato alle Torri Gemelle di New York. Molte cose sono cambiate da allora, ma molte altre (si pensi agli avvenimenti che oggi accadono in Iraq e Siria), sono rimaste simili. Di seguito ripubblichiamo l’editoriale che apparve sul numero del settimanale Tempi che andò in edicola proprio i giorni successivi all’attacco. Il cuore della questione ci pare essere, oggi come allora, la risposta a questa domanda: come si sconfigge un male nichilista e senza radici?

Il terrorismo ha il potere di mostrare quanto sia grande la potenza del male. Se un uomo e una donna possono allevare un figlio per mandarlo a morire ammazzando quanti più se ne può di nemici, se si spendono giorni, mesi, anni per pianificare il massacro di migliaia di civili sconosciuti, uomini, donne, bambini inermi in nome di una “giusta causa”, significa che non c’è altra spiegazione alla nostra capacità di abiezione, se non il mistero di una possessione diabolica che ha in odio ogni piega delle movenze umane.

Gli Stati Uniti sono stati sconvolti da questo uragano di odio diabolico. Sconvolti dall’odio per un potere politico imperiale che non è frutto di nessuna di quelle barbarie che ben conosciamo – dal comunismo al nazismo, dal teocraticismo islamico alla dittatura tribale – ma della positiva, convinta, operosa adesione agli ideali di libertà, razionalità, rispetto della dignità della persona. L’America non è mai stata Satana e non è, come fa credere certa propaganda islamica e terzomondista, la principale responsabile delle ingiustizie del pianeta. L’America è una grande nazione ed un grande popolo, che come tutte le nazioni e tutti i popoli passano per questo mondo con dentro l’istinto di benessere e di felicità. Lo spirito americano ci ha dato le libertà, la democrazia, i diritti civili. Certo, limitati e imperfetti. Ma ai quali nessuno dei milioni di cittadini di ogni razza e colore che sin dalle origini l’America ha accolto come immigrati, esuli, rifugiati, rinuncerebbe per tornare ad essere sottomesso alla violenza ed oppressione dei regimi che schiacciano il destino di miliardi di uomini, in Oriente come nel Sud del mondo. Nessun potere è perfetto sotto i cieli di Dio. Nessun regno di questo mondo è, né sarà mai, un paradiso. Ma se dal cristianesimo è potuta fiorire una civiltà, grande e generosa, come quella americana, è certo che il sangue versato dalle migliaia di povere vittime di New York e, Dio non voglia, il sangue che altrove scorrerà in rappresaglia, non sarà l’ultima parola.

Il male è come un fungo che può diffondersi e invadere l’intero pianeta. Ma che non può vincere, perché come ogni fungo il male non ha profondità. Solo il bene ha radici. Solo il bene ha profondità. Per questo facciamo nostro l’invito del Presidente americano a stringerci in preghiera. Anche questa è una lezione, a noi sussiegosi europei, di ciò che fa popolo. A noi che presumiamo sia estraneo e sconveniente agli affari civili e politici il cadere in ginocchio e implorare misericordia al Mistero che fa tutte le cose.