Se voti Marine Le Pen ti cancello

Di Mauro Zanon
27 Giugno 2026
Alcuni sindaci belgi della Vallonia hanno sospeso gli storici gemellaggi con i Comuni francesi conquistati alle elezioni da Rn. «La democrazia merita di meglio»
«Non toccate il mio stato di diritto», si legge su uno striscione di protesta contro Marine Le Pen a Parigi, Francia, il 12 aprile 2025
«Non toccate il mio stato di diritto», si legge su uno striscione di protesta contro Marine Le Pen a Parigi, Francia, il 12 aprile 2025 (foto Ansa)

Parigi. Non sono solo gli intellò della sinistra parigina ad avere una curiosa idea della democrazia, minacciando di abbandonare la Francia in caso di vittoria del Rassemblement national (Rn) alle prossime elezioni presidenziali. Diversi sindaci belgi della regione della Vallonia hanno infatti deciso di rompere lo storico gemellaggio che legava i loro Comuni ad alcune città francesi perché alle elezioni municipali di marzo ha vinto un candidato del partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella, dunque, secondo il loro punto di vista, «un facho»: un fascista.

La crociata anti Rn dei sindaci

Un articolo di M, il magazine del Monde, racconta la crociata ideologica dei sindaci valloni che non accettano l’esito del voto di marzo e, in nome del cosiddetto “cordone sanitario”, secondo cui il partito lepenista non farebbe parte delle formazioni repubblicane, moltiplicano le misure per mettere fine a ogni rapporto con i neosindaci Rn. «Incontrare i rappresentanti politici del Rassemblement national è una linea rossa», ha dichiarato al Monde Christophe Collignon, sindaco socialista di Huy, comune di più di 20 mila abitanti della provincia vallona di Liegi. «Per noi, chi si integra nella nostra società è il benvenuto; noi promuoviamo l’apertura verso il mondo. Al contrario, quel partito incarna il rifiuto dell’altro ed è incompatibile con i nostri valori», ha aggiunto Collignon.

Ai piedi del forte di Huy, costruito nel XIX secolo sul sito dell’antico castello, alcune targhe commemorative ricordano il lato oscuro della storia dell’edificio. Tra il 1940 e il 1944, l’esercito tedesco, che occupava il Belgio durante la Seconda guerra mondiale, utilizzò il forte come prigione per detenere migliaia di belgi e stranieri, prima di deportarli nei campi di concentramento. Tra i prigionieri: 273 minatori originari della città di Grenay (dipartimento del Pas-de-Calais, a nord della Francia), arrestati nel 1941 durante lo sciopero dei 100.000 minatori del Nord-Pas-de-Calais, uno dei primi atti di resistenza collettiva all’occupazione nazista in Francia. I minatori furono deportati a Sachsenhausen e la metà di loro vi perse la vita.

Il forte di Huy è oggi diventato un sito turistico e un luogo della memoria. Nel 2016, in occasione del 75esimo anniversario del movimento sociale dei minatori, l’ex sindaco comunista di Grenay, Christian Champiré, ha preso contatto con il sindaco socialista di Huy. Da allora, ogni anno nel mese di luglio, si tiene una commemorazione nei pressi del forte in presenza di un rappresentante della città di Grenay. Nel 2022, è stato ufficializzato un “patto di amicizia” tra i due Comuni, seguìto due anni dopo da un “giuramento di gemellaggio” firmato il 23 luglio 2024, al fine di «mantenere legami permanenti e favorire gli scambi tra i propri abitanti per sviluppare, attraverso una migliore comprensione reciproca, il vivo sentimento di fratellanza europea».

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Addio “patto d’amicizia”

Ma la vittoria a Grenay della candidata Rn Daisy Duveau ha cambiato tutto, spingendo il sindaco di Huy, durante una seduta del consiglio comunale tenutasi il 13 aprile, a rompere il “patto di amicizia” con il comune francese. Il motivo? Il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella, secondo il primo cittadino socialista, sarebbe l’erede degli anni bui. Collignon, nella chiacchierata col Monde, cita il «cordone sanitario» istituito non solo in Francia ma anche in Belgio per contrastare «l’estrema destra».

Il 24 novembre 1991, Vlaams Blok, il partito della destra fiamminga, sorprese tutti ottenendo 12 seggi nel Parlamento belga. E da allora, gli autoproclamati “partiti democratici” avvertono i cittadini sulla possibile «fine della democrazia» in caso di vittoria di una formazione appartenente alla destra identitaria, moltiplicando le alleanze durante le elezioni in nome del cordone sanitario. Huy non è un caso isolato.

Tolleranza, ma non verso tutti

Lo scorso 21 aprile, anche Namur, capitale della Vallonia, ha deciso di porre fine al gemellaggio che durava da settant’anni con Mentone (Alpi Marittime), in seguito all’elezione della lepenista Alexandra Masson. Il consiglio comunale della città belga ha deciso di «sospendere, a titolo cautelativo e con effetto immediato, i rapporti tra la città di Namur e la città di Mentone, nella loro dimensione istituzionale». «I nostri princìpi sono quelli della tolleranza e dell’uguaglianza», ha dichiarato a France 3 Côte d’Azur la consigliera comunale di Namur Charlotte Deom, esponente di centrosinistra. Tolleranza, certo, ma solo con quelli che la pensano allo stesso modo.

«Nell’aprile 2025, il Comune di Namur ha approvato una mozione che ribadisce chiaramente il nostro attaccamento ai valori democratici, allo Stato di diritto, all’uguaglianza e al rispetto dei diritti fondamentali. Questa mozione ci obbliga, per coerenza, a garantire che le nostre relazioni esterne non contraddicano tali princìpi. Poiché il Rassemblement national, che ha vinto le elezioni comunali del marzo 2026, è identificato come un partito di estrema destra, ci è sembrato ovvio assumere una posizione chiara, fedele alla nostra mozione», ha spiegato Deom.

«La democrazia merita di meglio»

I comuni valloni di Arlon e Farciennes avevano già sospeso nel 2014 il loro gemellaggio con le città di Hayange (Mosella) e Beaucaire (Gard), conquistate dall’allora Fn (oggi Rn). «Tutti i partiti democratici tengono a tali valori. Siamo cresciuti in questa cultura politica ed è fuori discussione scendere a compromessi», ha detto il sindaco di Huy al Monde. Dal 2006, il Comune di Namur è guidato da Les Engagés, un partito politico belga francofono di orientamento centrista e social-liberale. Non appena sono stati resi noti i risultati del primo turno delle elezioni comunali in Francia, il partito ha invitato a «sospendere i gemellaggi con i Comuni guidati dagli estremisti».

«Mettono in pericolo il nostro modello di società e la nostra convivenza», ha dichiarato al Monde Yvan Verougstraete, eurodeputato del gruppo Renew, lo stesso del partito di Macron, e presidente di Les Engagés.

Menton, legata a Namur da un gemellaggio che risale al 1956, «non ha cambiato la sua storia la sera delle elezioni», ha spiegato in una mail la neosindaca Rn Alexandra Masson. «Non ha cambiato la sua anima. Non ha cambiato i suoi abitanti. Rimane una città aperta, frontaliera, legata alle sue tradizioni, al suo patrimonio, ai suoi rapporti di amicizia e alla dignità dei suoi impegni. Credo che la democrazia meriti di meglio. Presuppone di accettare il verdetto delle urne, anche quando non corrisponde alle proprie preferenze politiche», ha aggiunto. Ma la sinistra vallona non è ancora pronta ad accettarlo.

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