Il regime non è crollato, l'alleanza con l'America è più fragile, Teheran ricomincerà a foraggiare Hezbollah e le opinioni pubbliche mondiali sono ostili. Ma anche lo Stato ebraico ha ricavato qualche vantaggio dalla guerra. Analisi
Attacco israeliano al villaggio di Kfar Tebnit nel Libano meridionale, 1 giugno 2026 (Foto Ansa)
Il ministro della Difesa Israel Katz ha già fatto sapere che Israele non si ritirerà dai territori occupati nei conflitti che si sono succeduti dal 7 ottobre 2023 fino ad oggi, in quanto li considera “fasce di sicurezza” che consentono di meglio proteggere le popolazioni della Galilea e della cosiddetta Otef Aza, l’area che subì i più duri attacchi provenienti da Gaza quasi tre anni fa.
Per quanto riguarda il Libano, la verità è che l’occupazione di 2 mila chilometri quadrati di territorio nel sud e sud-est del paese, con annessa evacuazione di gran parte della popolazione locale, costituisce la potenziale contropartita per la soluzione del conflitto secondo gli interessi israeliani: Israele si ritirerà dal Libano e lascerà tornare la popolazione nei suoi villaggi e città solo dopo che gli Hezbollah saranno stati completamente disarmati e sarà stato firmato un accordo di non aggressione fra i governi dei due paesi.
Cosa per niente facile, ed è proprio per questo che l’Idf non si riti...
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