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Vacanze Milane. La metropoli della gente

ottobre 18, 2012 Franco Molon

Milano sa ancora prendersi cura di sé e dei suoi abitanti? Ventotto scrittori in erba guidati da Luca Doninelli ribaltano i luoghi comuni sulla città della Madonnina.

È arrivato in libreria Vacanze Milane ed è bello, proprio bello (questa sera la presentazione). Il libro (Guerini e Associati, 205 pagine, 14,50 euro) è il terzo della collana curata da Luca Doninelli, “Le Nuove Meraviglie di Milano”, e raccoglie il lavoro di un anno degli allievi del corso di etnografia narrativa della scuola di scrittura “Flannery O’Connor” organizzata dal Centro Culturale di Milano.

Con un’intuizione quasi profetica porta al centro del dibattito, troppo spesso occupato dal vuoto delle polemiche politiche e degli scandali veri o presunti, il tema fondamentale della cura della persona e della città, poiché, come scrive lo stesso Doninelli nell’introduzione «è nella cura della persona il termometro della cura della collettività».

Il metodo dell’etnografia narrativa, tanto caro allo scrittore milanese, porta qui dei frutti esemplari ancora più convincenti e coinvolgenti di quelli già apprezzati nei precedenti volumi della collana, Milano è una cozza e Michetta addio. I ventotto racconti che compongono Vacanze Milane sono davvero coinvolgenti. Vale la pena, allora, accennarne qualcuno per anticipare il gusto che solo la lettura completa potrà dare.

È una bellezza struggente quella che Elisabetta Di Maria ci fa assaporare in Poiana, dove racconta una vicenda di sfratto forzato ai danni di un’anziana donna. Straordinaria è la capacità dell’autrice di interpretare la voce delicata della protagonista in contrasto con la banalità indifferente o interessata di chi la circonda.

Impressionante è la forza del linguaggio impiegato da Elena Mearini nel suo Uovo Nero per descrivere l’esperienza sconvolgente di scoprirsi malata in modo grave; parole che scavano nella profondità del vissuto fino a generare immagini sorprendenti in grado di stamparsi nell’anima e nella carne di chi legge.

Per contro, Chiara Zamin in Parto ci regala spicchi luminosi di femminilità seguendo le paure e le speranze, le fatiche e le gioie di tre donne che si accingono a dare alla luce il primo figlio. Esperienze e circostanze diverse ma tutte accomunate dalla prorompente novità che la vita nascente introduce nella vita esistente.

C’è anche spazio per il divertimento come accade nella sghemba e tragicomica trasformazione dell’incrocio di Via Pacini 27, di Carlomichele Izzo, dove percorsi urbani e umani si intrecciano e confondono in una sorta di labirinto senza uscita. O ancora la bruciante ironia che inonda le scale condominali che fanno da sfondo a Poco più di quelle macchie di ruggine del giovane talento Marco Ferrarini.

Il circo di Vacanze Milane non si fa mancare nulla, nemmeno le donne nude. Le potete vedere, con pochi veli e tante paillettes, in Un pomeriggio allo Smeraldo (anni 70) di Primo Carpi, circondate da una compagnia di avanspettacolo d’altri tempi che offre un gustoso spaccato della Milano prima di internet.

Vale la pena di segnalare anche l’intenso Via Ghini di Paola Caronni in cui la scrittrice penetra, con una lente di ingrandimento che si fissa sul particolare, gli ultimi drammatici istanti che hanno portato all’assurda uccisione del tassista milanese colpevole di aver investito un cane e per questo aggredito da due balordi di quartiere.

Padiglione 56 di Tatiana Piras ci conduce con occhio curioso e pietoso al cuore della vita rarefatta di un reparto ospedaliero dedicato all’assistenza dei malati terminali di Aids. Maria Rosa Toffoletto, per parte sua, chiude la raccolta con lo splendido Gerani dove la cura appassionata per alcune piantine di questo fiore porta la protagonista ad aprirsi a una impensata dimensione civile rappresentando così il succo di tutto il libro.

Il valore dell’opera è completato dalla divertente – e come potrebbe non esserlo – prefazione a firma del comico Giacomo Poretti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) e dall’acuta postfazione del giornalista Riccardo Bonacina.

Rimane solo da spiegare il motivo di un titolo così balzano e, apparentemente, così estraneo al tema; ma non posso raccontarvi tutto, e poi ha a che fare con un mio testo e non è bello recensire se stessi.

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