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Una corsa a ostacoli chiamata matrimonio

ottobre 13, 2011 Paola D'Antuono

Come fare a sopravvivere alla preparazione di un matrimonio? Viaggio semiserio tra le disavventure dei futuri sposi alle prese con preti esattori, uffici comunali poco efficienti, corsi prematrimoniali obbligatori e una domanda costante: “Ma chi ce l’ha fatto fare?”

Supponiamo un amore, cantava Rino Gaetano. E supponiamo che due ragazzi innamorati decidano, nonostante tempi e astri decisamente poco favorevoli, di lanciarsi nello sport estremo del ventunesimo secolo: il matrimonio. Il primo ostacolo è rappresentato dalla scelta della data. Lei: «Sarebbe bellissimo sposarsi a giugno: le scuole chiudono, il tempo è quasi sempre bello, le giornate sono lunghissime». Lui: «Io preferirei maggio, ma decidi tu». Non sanno, gli ignari, che non saranno loro ad avere l’ultima parola sulla data più importante della loro vita insieme. A decidere saranno il parroco e il direttore della struttura dove si terrà il ricevimento. Scoprire quanto sia difficile incrociare i propri desideri con le date disponibili è solo il primo assaggio di ciò che succederà da qui a sei mesi. Il sabato è pieno fino al 2014, la domenica si celebra solo la messa per i parrocchiani, il venerdi non ci si sposa così come il martedì, il mercoledì è scomodo per i parenti che vengono dalla Calabria.

 

Lui e lei non avevano contemplato il lunedì. Bisogna decidere in fretta, però, gli sposi sentono già il fiato sul collo degli altri centinaia di nubendi che hanno deciso di metter su famiglia proprio quel giorno e in quella chiesa. Senza pensarci troppo su gli ignari confermano la data e il prete provvede a tirar fuori un foglio A4 che ha tutta l’aria di un minaccioso contratto. Ma come qui? Sull’altare? Cosa ci sarà mai da firmare? «Ecco il modulo che sancisce il vostro impegno a sposarvi qui. E già che ci siamo quanto lasciate d’acconto per l’offerta, che vi ricordo è a partire da 200 euro?» Acconto, offerta a partire da? Una frase che contiene più ossimori di questa i due fidanzati non l’avevano mai sentita. Ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro, lui a malincuore tira fuori dal taschino 20 euro che il prete fa in fretta a infilare nell’agenda, ma almeno la data è salva. E ora via di corsa dal ristoratore, sperando che abbia lottato con le unghie e con i denti per difendere il tanto desiderato lunedì. E’ lì ad aspettarli assieme alla richiesta di una cospicua caparra. Ripeto, siamo solo all’inizio, anche se tutti si ostinano a ricordare ai ragazzi che chiesa e ristorante prenotati rappresentano la metà delle cose da fare. Magari!

 

Bando alle ciance è tempo di corso prematrimoniale, due ore a settimana a disquisire di Dio, del Battesimo, dell’importanza dei sacramenti e, soprattutto, dell’importanza di amarsi. La coppia accanto è un po’ annoiata, a differenza di quelli davanti che prendono appunti e dei ritardatari cronici che passano il tempo a sghignazzare. Il prete trova il modo di generare un terrificante silenzio: «Perché vi sposate in chiesa?». I più convinti rispondono per primi: «vogliamo consacrare il nostro amore in Cristo», gli altri lo fanno «perché è una tradizione di famiglia»(sguardo perplesso del don), altri perché, semplicemente, «la cerimonia è più bella in chiesa». E qui, succede l’inaspettato: il don si alza e con calma spiega ai suoi fidanzati che bisogna essere certi delle scelte che si fanno, che nessuno ci obbliga a sposarci davanti a Dio perché tanto in Comune vale lo stesso e, anzi, la cerimonia è anche molto più breve e ora i comuni si stanno attrezzando per renderla più coinvolgente, la nonnina se ne farà una ragione.

 

Forse il prete è stanco di sentirsi parte di un carrozzone fatto di abiti costosissimi e a volte fuori luogo indossati da sposi e invitati credenti ma momentaneamente (cioè più o meno dalla fine dell’età dell’oratorio) non praticanti. Gira voce in sacrestia che qualche coppia si sia lasciata proprio a causa del corso fidanzati, lo dice anche il giornale: sarà la solita leggenda metropolitana? Intanto dopo due mesi i ragazzi conquistano il tanto sospirato certificato di frequenza: un po’ di magone per la fine di questo ciclo di incontri c’è, in fondo non era malaccio, ma sono talmente tante le cose da fare che non c’è’ tempo per la nostalgia. Ora tocca risolvere tutti i problemi legati alla burocrazia: ed è qui che i futuri sposi si preparano alle prime crisi di nervi. Lei viene dal nord, lui dal sud, benissimo: basta recarsi in uno dei due comuni e svolgere le operazioni necessarie. Inutile dire che i poveretti saranno rimandati indietro almeno cinque volte, perché l’addetto ha omesso un documento da consegnare e la volta dopo c’era bisogno anche della firma della sposa, la delega in questi casi non basta mica! Risultato? Dopo diversi mal di testa e strenuanti disquisizioni davanti allo sportello Pubblicazioni matrimoniali i due comuni sembrano finalmente aver comunicato tra di loro e sull’Albo pretorio lui e lei compaiono magicamente. Un altro tassello che faticosamente va a posto.

 

Bene, e adesso? Adesso viene il bello, che riassunto suona più o meno così (ma senza virgole): vestito da provare, scarpe da comprare, bomboniere da scegliere, confetti da assaggiare, partecipazioni da scrivere e inviare, assaggio del menù, incastrare tutti gli ospiti che arrivano da ogni parte dello Stivale nelle stanze dell’hotel, continuare ad aggiornare la lista invitati (che, sappiatelo, subirà variazioni sino al giorno stesso della cerimonia) e poi scelta della torta, scelta del tovagliato, scelta del fotografo, scelta dell’operatore video, scelta dei vestiti delle damigelle, scelta dei fiori, scelta della musica, scelta della lista nozze, prova trucco, prova parrucco, prova fedi, notti insonni a scovare un tableau de mariage bello e al contempo originale (impresa impossibile). Tutto sembra difficile e fatto apposta per far desistere i giovani quasi sposi  che nel frattempo sono diventati espertissimi nelle sfumature di colore e nei nomi dei fiori, cosa che non avrebbero mai creduto possibile solo pochi mesi prima (“Ma perché non ci siamo rivolti a Enzo Miccio?”). Così il fantomatico giorno X arriva e tutta la tensione degli ultimi mesi sembra non voler abbandonare lui e lei, stremati e pronti a dire finalmente Si! Poi la sposa fa il suo ingresso in chiesa e in quel momento è chiaro che il peggio è passato, ora finalmente si festeggia. Almeno fino all’arrivo di una bella quanto inattesa lettera dell’Agenzia delle Entrate.

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