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Un povero sfigato rattrappito in fissa per il sesso. E meno male che “Il giovane favoloso” doveva restituirci un Leopardi non scolastico

novembre 4, 2014 Pietro Sincich

Un film troppo lungo, noioso, pieno di stereotipi e sequenze didascaliche. Recensione impietosa del film di Mario Martone sul grande poeta di Recanati

leopardi-elio-germano-giovane-favolosoPartiamo da un presupposto, anzi due. (1) Comporre un film biografico (o biopic, una categoria in odore di bestemmia) è opera ardua; (2) tale difficoltà è direttamente proporzionale alla portata del soggetto al centro dell’opera, e Leopardi è sicuramente un personaggio “pesante” da questo punto di vista. Aggiungiamoci come corollario che nessun regista, a quanto ne sappiamo, è obbligato dall’Isis, dalle istituzioni, dalla ex fidanzata del liceo a mettere le mani in una materia così difficile da gestire.

Sbrigate le dovute premesse, procediamo per gradi, salvando il salvabile (non per buonismo: immaginatemi piuttosto come Michael Madsen che tortura Kirk Baltz ne Le Iene, infierendo poco a poco sulla vittima. Se preferite potete anche ascoltare Stuck in the middle with you mentre leggete queste righe). Come tanti hanno sottolineato, il film ha una frattura piuttosto delineata tra la prima parte, che funziona di più, e la seconda più debole. Concordo, ma specificando che ritengo la seconda parte letteralmente disgustosa, un insulto al Cinema e a Leopardi, mentre la prima si limita ad essere solamente brutta. Un peccato comunque imperdonabile, ricordo, se consideriamo (ed è bene tenerlo sempre a mente) la statura della materia con la quale ci si sta paragonando.

Introduciamo un secondo elemento generale, anch’esso da tenere sempre a mente, un principio elementare del Cinema che vorrei diventasse una legge che preveda la pena di morte istantanea per i trasgressori: un film deve durare meno di due ore. Per sforare questo limite devi avere veramente tanti tanti motivi, e comunque devi darmi un capolavoro (che poi è diretta conseguenza di un altro principio assai più basico: il cinema è intrattenimento e bellezza, è l’antitesi della noia, per tanto qualsiasi elemento, ad esempio la durata eccessiva, che possa anche solo minacciare questo principio, va eliminato). Ora, il film di Martone dura 137’. Dueoreediciassette.

leopardi-elio-germano-il-giovane-favoloso-hQuando vedo un numero più alto di 120 relativo alla durata nelle schede dei film inizio ad avere dei giramenti di testa, presagio di altri giramenti posizionati più in basso a livello anatomico, ma ben più in alto nella scala dei fastidi esistenziali. La “prima parte”, quella degli studi “matti e disperatissimi”, dura all’incirca un’ora. Più o meno 50 minuti in più di quanto sarebbe dovuta durare. Il concetto della prima parte è: io, Giacomo Leopardi, cresciuto con i miei amati fratelli all’ombra di un padre amorevole ma severo che mi ha indotto ad uno studio rigido e perpetuo, soffro per la vita angusta di Recanati e anelo ad un’esistenza spensierata e felice, privatami dalla mia condizione fisica e geografica.

Se l’ho spiegato io in una frase non vedo perché Martone si debba prendere un’ora del nostro tempo. Tanto più se lo fa con una regia piatta, un collage di sequenze accostate senza garbo, una fotografia priva di personalità, che indugia sui volti monoespressivi e macchiettistici dei protagonisti, una colonna sonora che si crede d’avanguardia perché miscela motivetti inquietanti da thriller, musica sacra e musica moderna, senza che ve ne sia giustificazione alcuna, quindi con il mal celato intento di colpire, e con un didascalismo stucchevole che scade nel ridicolo quando il giovane Leopardi osserva la dirimpettaia Silvia mettere in scena le precise immagini della nota poesia (si affaccia dal balcone del “paterno ostello”, tesse “la faticosa tela”, poi si ammala “di chiuso morbo” tossendo proprio là, di fronte alla macchina da presa e agli occhi turbati di Giacomo nostro).

Per un’ora Elio Germano si agita emaciato sgranando gli occhi, tremolante e rattrappito, regalando smorfiette e faccette appena tollerabili. Il colpo di grazia arriva però sul finire di questa prima parte. Non contento di aver declamato La sera del dì di festa con la stessa convinzione del rampollo di famiglia che a Natale recita la poesia davanti ai parenti dondolandosi sulla sedia (ovviamente far declamare direttamente le poesie al protagonista crea un inevitabile effetto kitsch insopportabile. Sarebbe bastato aggirare l’ostacolo con una voice over dello stesso attore che parlasse sopra le immagini – magari non a mo’ di didascalia – ma era troppa grazia da chiedere a un film stilisticamente così sciatto); dicevamo, non contento di aver massacrato La sera del dì di festa il nostro Martone, probabilmente traumatizzato da un’infanzia infernale picchiato dalla maestra zitella per non aver imparato a memoria il componimento, decide di fare a pezzi L’infinito.

La scena è come l’avreste pensata dei vostri peggiori incubi: Elio Germano si muove vacillando sul colle cercando di gettare lo sguardo al di là della siepe, declamando verso dopo verso il noto sonetto in freestyle, quasi fosse un rapper ante litteram. Senza grazia, senza classe, senza niente.

La seconda parte riprende 10 anni dopo (una bella scritta in sovrimpressione a prova di scemo con font Times New Roman ce lo dice subito), troviamo il nostro nel letto di un appa universitario mentre Raz Degan gli porta dei biscotti. Occhiatine troppo prolungate insinuano il sospetto di una vaga allusione omosessuale (come d’altra parte non manca l’onanismo nella prima parte del film. Meno male che l’intento era “ribaltare i luoghi comuni”). Il gioco della seconda parte è: rendiamo Leopardi sempre più gobbo ad ogni scena. A un certo punto Martone non sa più cosa inventarsi perché Elio Germano raggiunge un’inclinazione che sfida le leggi della fisica, e si ha il sospetto che il regista bari un po’ e ogni tanto riporti l’asse della schiena dell’attore indietro di qualche grado per poter continuare il giochino.

Contemporaneamente assistiamo all’evoluzione di Leopardi, un Leopardi un po’ scemotto, che si mangia di gusto il suo gelato, pensa solo alla patata e somiglia vagamente a Willy Wonka, con il pastrano verde e il cilindro sulla testa. Siamo in completa labirintite registica, priva di qualsiasi compattezza, le varie sequenze si susseguono come fucilate sparate da un cieco mettendo in contrasto circa due miliardi di frame in cui Leopardi è un povero storpio sfigato, a due frasi buttate lì in cui rivendica un’infelicità connaturata alla condizione umana, e non derivata dalla sua menomazione. Peccato che la bilancia penda dalla parte di “Leopardi povero sfigato” e credo che un liceale medio possa portarsi a casa il ricordo di un omuncolo rattrappito in fissa per il sesso, consolidando probabilmente l’idea che già si era fatto sui banchi di scuola.

il giovane favolosoLe perle registiche continuano: la vita di Leopardi sembra unicamente costellata da gente che lo ferma per porgli quesiti inutili, gli cita questo e quell’autore, e per far vedere che alla festa ci sono proprio tutti, quando Leopardi si imbatte in un letterato noto il regista non manca di farlo chiamare per nome, con un effetto artificioso e ridicolo (del tipo “Senti, TOMMASEO, non parlare così”). Un incubo incrociato con il Dialogo della Natura e di un Islandese, manda in scena un golem femminile che dovrebbe impersonare la natura, che gigantesco si staglia nel deserto sfidando il nostro Giacomino, sempre più gobbo e fuori fuoco, in un delirio grottesco. Continuano le inquadrature lunghe e immotivate, i fondali di cartapesta, le faccette ammiccanti, mentre la malattia galoppa e la noia pure.

Nel finale Martone, dopo aver registrato i più banali stereotipi della napoletanità e della devozione cattolica popolare, cerca un composizione del quadro quasi d’autore, in scia a Malick, con cieli tersi e il Vesuvio in eruzione. Giacomo oramai immobilizzato contempla il cosmo ponendosi domande esistenziali, mentre, come banalità richiede, la macchina da presa indugia sulla colata lavica mentre il poeta snocciola La ginestra. Un tributo eccessivamente offensivo per un genio della letteratura e dell’umano che non sopportava “la noiosa esistenza quotidiana, nella quale i minuti si susseguono ai minuti”.

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34 Commenti

  1. elksek scrive:

    Bravo Pietro!
    Ottimo esempio di bla bla bla “critico” cinematografico.
    Dovrebbero istituire anche il reato di critica sterile,
    con le aggravanti per livore e prolissità
    (ma quest’ultima solo oltre le 120 parole)

  2. Paolo D scrive:

    Recensione che vale la visione del film. Nel senso che il film fa schifo sotto plurimi profili (come magistralmente messo in evidenza dal recensore), ma almeno mi ha consentito di leggere una recensione così centrata e ben scritta.

  3. Elksek scrive:

    Bravo Pietro!
    Ottimo esempo di bla bla bla “critico” cinematografico.
    Dovrebbero istituire anche il reato di critica sterile, con le aggravanti per livore e prolissità (ma quest’ultima solo oltre le 120 parole).

  4. Mr M scrive:

    mi hai fatto rotolare dal ridere

  5. Rita scrive:

    Ringrazio l’esistenza di questo articolo. Grazie!

  6. saras scrive:

    Con questa recensione il film mi pare d’averlo visto, ma senza annoiarmi! Grazie, troppo divertente anche se… povero Giacomo!

    • Vanni scrive:

      Per i controcritici: Il film doveva piacere per forza? Si può non essere d’accordo, ma Sincich ha spiegato le sue ragioni senza nessun bla bla. Elksek invece su cosa appoggia il suo controlivore?

      • Daniela scrive:

        …non sarà perfetto, ma a me non è dispiaciuto! Del resto non è che tutto il tempo Giacomino sarà stato li a struggersi di desiderio d’infinito! Sarà pure capitato che lo cercasse in un buon gelato o nel calore di una donna…certo quando ancora era tridimensionale e non stava schiacciato in piano come una foglia secca in mezzo a un libro.
        Sincich..ma te non piace il gelato e…..? Dai, anche te xo…non è sempre necessario arricciare il naso e fare la critica gne gne alla Mughini!

        A parte il commento è amichevolmente…sei istriano?

        • Daniela scrive:

          e…diamine di tastiera!

        • Pietro scrive:

          Origini lontane. Milanese da svariate generazioni. Saluti.

          • Daniela scrive:

            Grazie Pietro x avermi risposto..anche io sono d’origine istriana ( Stasich). Dai sono sicura, allora, che l’ironia ti scorre nelle vene
            …un po diluita dalla milanesita che ti da quel tocco di ” caustico” che può non guastare!
            Vado a preparare qualche palacinca….aspettando tuoi nuovi contributi! 😉

  7. Aldo Franco Dragoni scrive:

    il commento di Pietro Sincich è godibile alla lettura ma mi pare quasi proveniente da una mente acerba, non per l’asprezza del contenuto, ma per la “fissa” di dover dare un giudizio negativo a tutti i costi; sembra il componimento di un liceale (“acerba” nel senso di “giovane”) che ha paura di non riuscire ad esprimere la valenza del suo giudizio, per cui è continuamente in ansia e non perde occasione di rimarcarla.
    A me il film è piaciuto e non mi ha annoiato, nonostante i 137 minuti.
    Tecnicamente, forse perché mi trovavo quasi in prima fila, ho potuto disprezzare il passaggio al digitale, toccando con gli occhi la grave distorsione che si provoca nei passaggi panoramici in movimento quando i frames diventano tutti sfocati e perdono di risoluzione.
    L’unico appunto negativo che mi sento di fare alla Regia è alla fotografia, la quale non è riuscita ad esaltare “quel lontano mar” e “quei monti azzurri” che il Nostro si pensava di varcar un giorno ..; (rifacendosi però la regia alla fine con un sorprendente e spettacolare Vesuvio in eruzione).
    E, tornando a Pietro, mi sorprende che, sensibile al vagheggiare dell’onanismo ed alla omosessualità incipiente, non abbia lui colto la componente di dissidio profondo dato dal contrasto insanabile fra la cattolicità secolare della Recanati pontificia e l’illuminismo liberale dell’italianità nascente che ha contribuito a squarciare l’animo del Giovane; contrasto forse troppo intellettualmente pulito per essere reso in un quadro che doveva pregiudizievolmente risultare a tinte sporche.

  8. Pietro scrive:

    Premetto: questa non è una recensione, è un commento mio personale, postato su facebook (e quindi lungo quanto mi pare), inviato alla redazione, che poi ha deciso di farne l’uso che più ha ritenuto appropriato. Spiace che abbiate scambiato l’ironia per livore. Di certo era un giudizio “di pancia” dopo la visione di un film sconcertante. Fatevi una risata.

    • Daniela scrive:

      …ok, dai non ti arrabbiare!
      Di pancia dici?!…Ma digestione lunga!!!;-)

      • giovanna scrive:

        Devo ammettere che l’ultima mezz’ora di visione del film è stata interminabile, ho lottato col sonno.

        Certo, quello non è il Leopardi che ho conosciuto fin da ragazzina, che mai, mai e poi mai mi ha annoiato, ma anzi mi ha fatto innamorare per la sua posizione umana.

        E’ stato un film che mi lasciato addosso una certa tristezza, come di una occasione sprecata di far conoscere l’immensa umanità di Leopardi, forse troppo grande per il regista, che ha anche dovuto inventare, per sua stessa ammissione, episodi mai accaduti, per abbassare Leopardi al suo livello.

    • Romeo scrive:

      Recensione o commento personale che sia, l’ho trovato godibilissimo. Spero in un’altra occasione.

  9. Orazio Pecci scrive:

    Boh. Mi sa che Martone farebbe meglio a lasciar perdere il film storico. Dopo quindici minuti dell’altro suo exploit del genere (“Noi credevamo”) non si sa che scegliere tra il suicidio e la rivalutazione della “Presa di potere di Luigi XIV” di Rossellini, che è tutto dire…
    Comunque i registi italiani in fregola di biopic farebbero un gran bene a riguardarsi la “Vita di Leonardo” di Renato Castellani, insuperato esempio del genere…

  10. ettore scrive:

    Col passare degli anni, Leopardi è per me una sorta di consolante compagnia. Lo leggo non con ordine; ma ne traggo sempre un messaggio pieno di luce, di saggezza, nonostante i tanti luoghi comuni che mi porterebbero a considerare in maniera diversa le sue parole.
    Il film di Martone è davvero davvero davvero, poca cosa; e mi rattrista dirlo. Ma, parafrasando Petrolini, non me la prendo con lui bensì con chi gli sta accanto; chi gli ha consentito di illustrare un Leopardi il più delle volte agli antipodi di quel che era ed oggi è ancor di più? Il titolo lasciava ben sperare; il giovane favoloso, favoloso per la sua genilità, la sua sensibilità, la sua incredibile capacità di vedere la vita in quel che è anche nella sua bellezza o crudità (dov’è lo Zibaldone nel film?), il suo amore e la sua preoccupazione per la sua Italia, il suo messaggio profetico . . . Ma oltre il titolo: quasi il nulla!

  11. Roberta scrive:

    il critico ha fatto bene il suo mestiere. ed è cosa buona che abbia gettato qualche sasso nello stagno. di conformismo e conformisti ne abbiam piene le tasche. bisogna pure che qualcuno alzi la testa. e se altri lo scambian per livore non sanno nulla di libertà e desiderio.

    • Daniela scrive:

      …sai, quelli li danno in dotazione a tutti, non in optional solo a qualcuno….e il resto è tutta grazia!

  12. Nia scrive:

    Speriamo allora non faccia un film pure su Pascoli… Chi la regge la cavallina storna con questi presupposti cinematografici… 😛

  13. Sergio scrive:

    Su un film del genere si può dire tutto e il contrario di tutto. L’argomento è molto pericoloso vista la Grandezza del personaggio e penso che se qualunque altro regista si fosse cimentato in un’impresa del genere avrebbe comunque ricevuto critiche negative anche facendo il migliore dei film. Io l’ho visto e non mi è dispiaciuto, sicuramente si poteva fare di meglio, però buttargli tutto quest’acido addosso lo trovo un pò esagerato. Raccontare la vita di un’artista (poeta, musicista, pittore ecc…) è un compito talmente arduo che forse nessuno dovrebbe avere il coraggio di farlo poichè in qualunque modo lo si faccia si sbaglia sempre. Poi una cosa riguardo alla lunghezza dei film, se i film che durano più di 120 minuti la annoiano non è colpa dei film….la sua curva dell’attenzione dura così poco?

  14. Ennio scrive:

    Secondo me ha detto bene lo stesso autore dell’articolo, intervenendo successivamente.
    La sua non è una recensione, ma uno sfogo personale pubblicato su Facebook, a tratti anche umoristico, che infatti non ha molto di obiettivo ma tutto “di pancia” (la “regola” dei 120 è una sciocchezza…ma nell’ottica di uno sfogo ci può stare). E quindi tale sfogo come tale va preso (o non preso).
    Personalmente, avendo visto il film, non sono d’accordo col giudizio così negativo dato anche da altri che hanno commentato (a me il film è piaciuto, e ho apprezzato anche il grande coraggio nel volerlo fare…ma ovviamente è solo la mia opinione). Penso che sia praticamente impossibile per chiunque rendere cinematograficamente in modo totalmente efficace tutti gli aspetti biografici e letterari di un personaggio così grande come Leopardi. Non si può fare in due ore, così come in quattro, così come in una. Quello che deve fare un film è creare delle suggestioni, dei momenti di riflessione. Se uno spettatore dopo averlo visto esce dal cinema, torna a casa e si va a cercare “Leopardi” in rete, o riapre l’antologia scolastica, o si mette a scrivere su un forum per dire cosa ne pensa, allora credo che il film possa essere considerato riuscito, riportando in attualità un grande poeta. Se invece qualcuno pretende di andare al cinema e di uscirne ritrovandosi ripassata tutta la vita, le opere e la poetica…bè siete degli illusi. Quella andatevela a rileggere sui libri. Se poi siete usciti addirittura disgustati dal cinema perchè il film proprio non vi è piaciuto, sarebbe anche bello che diceste: “io avrei fatto così”, piuttosto che limitarvi a commentare “ha fatto schifo questo e quello”. Come dire: chi sa fare… fa (o almeno ci prova)…chi non sa fare… critica. Rifletteteci su. Altrimenti fatelo voi un film, o scrivetelo voi un saggio, così ci fate vedere quanto siete bravi.

  15. robert scrive:

    “Quando vedo un numero più alto di 120
    relativo alla durata nelle schede dei film
    inizio ad avere dei giramenti di testa,
    presagio di altri giramenti posizionati più
    in basso a livello anatomico, ma ben più in
    alto nella scala dei fastidi esistenziali.”
    Lascia perdere il cinema, non fa per te. DMAX forse è più adatto.

  16. giovanna gioia scrive:

    Tra l’altro uno che si mette a recensire film o comunque a scriverne un commente(divertente eh ma completamente irrispettoso del lavoro di tante persone, un lavoro grande e coraggioso) e poi scrive che un film se dura piu’ di un’ora e mezza o peggio due ore, fosse pure un capolavoro, gli da’ noia, dovrebbe cambiare mestiere o comunque dedicarsi ad altro. Non si e’ mai sentito che um appassionato di cinema guardi solo la durata di un film.

  17. Francesco scrive:

    Scusate, ma sono quelli che si scandalizzano per questa recensione ad essere pieni di livore. Infatti invece che ribattere sul film ribattete sulla recensione. Senza leggerla tra l’altro, perchè non vedo scritto da nessuna parte che un film che dura più di due ore è noioso. Mi sembra solo una uscita (ironica spero) sul fatto che tante volte si fanno dei filmoni lunghissimi ed estenuanti mentre il cinema è sintesi. Ha ragione lui, fatevi una risata.

  18. Kylma scrive:

    Finalmente una recensione che condivido su questo film disgustoso che svilisce e banalizza una delle figure più importanti della nostra storia letteraria. Far passare l’immagine di Leopardi come quella di un ragazzetto un po’ ribelle e sensibile che si butta per terra disperato perché una donna lo rifiuta è davvero imbarazzante; e lo è ancor di più mostralo mentre recita “l’infinito” seduto nell’erba guardando il suo amato colle.. Ma davvero pensate che la composizione di una poesia sia un’idea dell’ispirazione del momento? Ma avete idea di quanto Leopardi ha scritto e riscritto i suoi testi? I canti sono 41 poesie e ci ha lavorato per 20 anni!! Del resto ci voleva proprio, nell’epoca in cui c’è un esagerato affollamento di aspiranti “scrittori” ignoranti. Ora tutti si sentiranno un po’ Leopardi.

    • Aldo Franco Dragoni scrive:

      Ehi Kylma, aspetta un po’ …, se sei una donna forse non ti sei resa conto di quanti uomini puoi aver buttato a terra in vita tua …
      Mi pare che l’episodio non fosse reso come un “no” ricevuto ma come un “tradimento” scoperto di una donna (col suo migliore “amico”) mentre gli stava aprendo nuovi orizzonti di speranza dopo che tutto era andato a rotoli e il primo giovane grande amore era giaà stato consumato a morte dalla malattia. In questi momenti non è una donna che ti dice “no”, ma la “vita” stessa, e secondo me ci sta che ti vengano meno le gambe.
      Invece hai colto benissimo quella che ho immediatamente percepito anch’io come una grave debolezza della sceneggiatura, cioè quella di far recitare “on the fly” al Nostro l'”Infinito” mentre si trova sul famoso colle; evidentemente il Regista avrebbe fatto molto meglio a far recitare la Poesia da una voce fuori campo per non dare la grave impressione che essa sia stata composta come una jam session; è stata una grave ingenuità, ben corretta però alla fine, quando la “ginestra” è stata recitata fuori capo mentre eruttava il Vesuvio.
      Quoto poi Ennio: “Se uno spettatore dopo aver visto il film esce dal cinema, torna a casa e si va a cercare “Leopardi” in rete, o riapre l’antologia scolastica, o si mette a scrivere su un forum per dire cosa ne pensa, allora credo che il film possa essere considerato riuscito”!

  19. Anna vendola scrive:

    A me il film è’ piaciuto molto poiché non si discosta dalla dimensione letteraria ed umana del Leopardi

  20. andre scrive:

    Bello. Bravo il protagonista e il regista. La fotografia. Il critico qui dovrebbe darsi al mon do delle corse ippiche meglio galoppo

  21. rossana scrive:

    Trovo davvero livida e fuori posto questa recensione: chi è il genio che l’ha scritta? La sola cosa su cui sono d’accordo è che un film dovrebbe durare non più di 120 minuti e che il periodo napoletano è troppo lungo. Per il resto credo che una buona recensione dovrebbe evidenziare punti forti e punti deboli di un’opara (film, libro o quello che sia) e non essere a senso unico: osannante o o delirantemente distruttiva.

  22. Luigi scrive:

    Il recensore è solo un grande ignorante, privo di qualsiasi cultura scolastica e morale….
    Mi chiedo se abbia mai letto qualche opera di colui che a mio avviso è probabilmente uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, che ha spianato la strada ad una concezione nuova della letteratura e del sentimento umano…gente come te dovrebbe vedere solo i cine panettoni o al massimo qualche corto di fattura thailandese…
    Ignorantone gretto mio tanti saluti!!

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