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Un paese nel caos. «In Libia la sharia deve essere legge, non solo fonte della legge»

ottobre 6, 2015 Leone Grotti

L’ultimo ostacolo all’accordo, che dovrà essere firmato entro il 20 ottobre, è rappresentato dalle dichiarazioni del Gran Muftì. Intanto l’economia è al collasso

La Libia è ormai uno Stato fallito. A causa dell’anarchia che regna sovrana, dopo che nel 2011 la Nato ha aiutato la ribellione a deporre e uccidere il dittatore Muammar Gheddafi, da paese prospero la Libia è diventata uno dei territori più insicuri al mondo.

DISASTRO ECONOMICO. L’ambasciatore inglese in Libia, Peter Millet, ha riassunto in sei punti il disastro economico del paese con le riserve petrolifere più grandi di tutta l’Africa e con una popolazione di appena 6 milioni di abitanti. La Libia l’anno scorso ha fatto registrare la peggior prestazione economica al mondo e secondo la Banca mondiale è il secondo paese peggiore dove fare impresa (il primo resta l’Eritrea).

PEGGIORE PIL AL MONDO. Nel 2010, prima della guerra, secondo il Fondo monetario internazionale la Libia nel 2014 sarebbe cresciuta del 7%, più di tutti i paesi di Nord Africa e Medio Oriente. Invece ha fatto registrare un misero -24%, il peggiore Pil al mondo. Nel 2010, il reddito pro capite era pari a 12 mila dollari, oggi è sceso a 6.570.
La Libia vantava il secondo surplus fiscale del Medio Oriente: guadagnava molto più di quanto spendeva. Oggi il deficit raggiunge il 40%, il peggiore al mondo. La bilancia commerciale, un tempo positiva, oggi è negativa per un totale di 12,4 miliardi. Di conseguenza, le riserve di valuta straniera sono crollate a 55 miliardi di dollari, mentre solo l’anno scorso ammontavano a 121 miliardi.

«PERCHÉ AVETE DISTRUTTO IL PAESE?». L’ambasciatore Millet, dopo aver esposto questi dati, conclude: «La Libia ha un disperato bisogno di un governo di unità nazionale per iniziare a curare l’economia libica ferita». All’interno del suo blog ufficiale, un commentatore gli fa notare: «Se la situazione della Libia era così positiva prima della “rivoluzione” del 17 febbraio, perché diamine il suo governo ha spinto così tanto per impiegare la forza militare e distruggere il paese, provocando il caos odierno?». La nota non fa una piega, ma non è questo il punto.

SESTA BOZZA. La Libia ha davvero bisogno di un governo di unità nazionale, ma un accordo tra i parlamenti di Tripoli e Tobruk non è mai stato così lontano. Dopo un anno tormentato di colloqui condotti dall’inviato dell’Onu Bernardino Léon, ora silurato e sostituito dal tedesco Martin Kobler, si è arrivati a una sesta bozza di accordo. La scadenza ultima per la firma è il 20 ottobre, ma le due delegazioni rivali si sono già espresse negativamente a proposito, soprattutto per la presunta aggiunta nel testo di un diritto di veto per entrambi i parlamenti che renderebbe impossibile governare.

SHARIA NECESSARIA. L’Unione Europea attende da un anno l’intesa politica tra le parti per poi incaricare una missione di peacekeeping nel Mediterraneo e sulle coste libiche per fermare la partenza dei barconi di migranti. Purtroppo, fonti militari europee hanno spiegato al Guardian, il problema è che «non c’è alcuna pace da mantenere». L’ultimo ostacolo sulla strada del processo di pace è stato posto ieri dal Gran Muftì della Libia,Sheikh Sadiq al-Ghariani. Nell’ultima bozza, all’articolo 5, si legge che «la sharia sarà l’unica fonte della legislazione e non sarà permesso approvare leggi che la contraddicono». Secondo il Gran Muftì, questa definizione è inaccettabile perché la sharia «deve essere la legge, non appena la fonte della legge». Inoltre, conclude al-Ghariani in una nota, va spiegato meglio nel testo dell’accordo che cosa si intende «quando si parla di combattere il terrorismo».

Foto Ansa


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2 Commenti

  1. Yusuf scrive:

    La propaganda USA-NATO ha convinto tante persone che la loro disastrosa guerra in Libia è stato un intervento di successo per la causa della pace e della stabilità e presentato dall’Occidente come un trionfo militare, e salutato nel 2012 da due figure militari USA-NATO di primo piano come dimostrazione che «sotto ogni aspetto, la NATO ha avuto successo in Libia» . Sono Ivo H. Daalder, che era il rappresentante degli Stati Uniti presso la NATO, e l’ammiraglio James G. Stravridis, che fu Comandante supremo alleato in Europa e Comandante del Comando Europeo degli Stati Uniti. Hanno dichiarato a Foreign Affairs che «l’operazione della NATO in Libia è giustamente stata salutata come un modello di intervento» e hanno proclamato che «il coinvolgimento della NATO in Libia ha dimostrato che l’Alleanza rimane una fonte essenziale di stabilità».
    L’Occidente ha provocato la distruzione di un paese fino al punto della catastrofe internazionale.
    Fino al 2011 la Libia forniva assistenza sanitaria globale che includeva promozione, prevenzione, servizi di cura e riabilitazione a tutti i cittadini gratuitamente attraverso le unità di pronto soccorso, centri sanitari e ospedali di distretto» e la Libia di Gheddafi aveva avuto un tasso di alfabetizzazione del 94,2%, superiore a Malesia, Messico e Arabia Saudita. L’aspettativa di vita era 72,3 anni, tra le più alte del mondo in via di sviluppo.

  2. Raider scrive:

    Le dichiarazioni trionfalistiche citate fuori contesto non sono l’umico criterio di giudizio né della N.A.T.O. né su di essa. La cosa grave è che né la N.A.T.O. né i Paesi che hanno voluto l’intervento né le forze politiche italiane che lo hanno salutato con entusiasmo per fare un dispetto a B. intendono inviare un solo soldato per imporre un accordo o fermare gli scafisti (anzi, l’Unione Europea ha ‘deciso’ che, sì, i barconi vanno affondati, ma senza usare la forza, per carità!, se no gli scafisti si arrabbiano!)
    Ma non vogliono sentir parlare di interventi militari della N.A.T.O. o di Paesi Ue né i pacifisti a oltranza politicamente corretti né gli anti-occidentali ‘senza se e senza ma': infatti, filo-islamici e islamo-nazisti si guardano bene dal dire che fare e con quale parte dei gruppi in lotta stanno: così, sulle dichiarazioni del Gran Muftì, del tutto conformi all’ortodossia islamica e perfettamente in linea con le costituzioni in vigore nell’Islamistan, Iran in primis, neppure una parola, un’obiezione, una correzione lieve lieve, nulla: e si mettono a copincollare quello che gli fa comodo per cambiare discorso, distogliere l’attenzione, ingannare e mistificare come sempe, secondo le tecniche che hanno imparato e le istruzioni ricevute.

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