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Un califfato anche in Libia. Jihadisti conquistano Bengasi: «La sharia di Dio sarà imposta a tutti»

agosto 1, 2014 Leone Grotti

Le milizie islamiste guidate da Ansar Al Sharia hanno preso la seconda città più grande del paese. Come in Iraq, anche in Libia l’Occidente ha causato il disastro

Ora anche la Libia ha il suo Califfato. Le milizie islamiste hanno assunto il controllo della seconda città più grande del paese, Bengasi, ex roccaforte dei ribelli, da cui è partita la rivoluzione appoggiata dall’Occidente contro Muammar Gheddafi nel 2011. I jihadisti hanno dichiarato di aver creato un «emirato islamico».

SCONFITTO IL GOVERNO. L’annuncio arriva dopo che il gruppo qaedista Ansar Al Sharia ha sconfitto le truppe governative alleate dell’ex generale Khalifa Haftar, che mesi fa ha lanciato l’operazione “Dignità” proprio per spazzare via le milizie islamiste e che sarebbe fuggito in Egitto «per riorganizzarci». I combattimenti, che vanno avanti da settimane e hanno già causato più di 200 morti in 15 giorni, hanno visto però il trionfo delle diverse forze islamiste riuniste nel Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi.

«SHARIA DI DIO IMPOSTA A TUTTI». Mohamed Al Zahawi, leader di Ansar Al Sharia, lo stesso gruppo che l’11 settembre 2012 ha assassinato l’ambasciatore americano a Bengasi Chris Stevens, ha elogiato i suoi uomini «per la vittoria e la conquista», aggiungendo in un comunicato: «Bengasi ora è un emirato islamico e da oggi dovrà sottostare alla nostra legge. La sharia di Dio sarà imposta a tutti gli abitanti della città, a prescindere dalla loro nazionalità».

GUERRA ANCHE A TRIPOLI. I combattimenti, intanto, stanno andando avanti anche a Tripoli, dove le milizie islamiste provenienti da Misurata si stanno scontrando con il debole esercito governativo appoggiato dalle milizie di Zintan, alleate con le truppe dell’ex generale Haftar. Mercoledì gli scontri si sono fermati per un giorno per permettere ai vigili del fuoco di spegnere l’incendio appiccato a un’enorme sito di stoccaggio di combustibile contenente oltre 6,6 milioni di litri di carburante. Ieri i combattimenti sono ripresi  e missili e colpi di artiglieria hanno anche colpito due quartieri della capitale, senza causare vittime.

RESPONSABILITÀ DELL’OCCIDENTE. La Libia è sempre più vicina al disastro mentre l’Occidente la abbandona: quasi tutte le ambasciate straniere infatti sono state evacuate. Il nuovo emirato di Bengasi è stato creato a soli due mesi di distanza dalla conquista di Mosul da parte dello Stato islamico, con la conseguente instaurazione del califfato. E come per i terroristi iracheni è stato facile entrare nel paese, martoriato da dieci anni di attentati e scontri in seguito all’invasione americana del 2003, così per quelli libici non è stato difficile conquistare Bengasi tre anni dopo il sostegno americano ed europeo, condito dai missili della Nato, alla cosiddetta “Primavera araba”.

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6 Commenti

  1. luca scrive:

    si stava meglio quando si stava peggio… insomma certi paesi è necessario siano governati da uomini forti, altrimenti è il caos. mi spiace ma la democrazia non si esporta, specialmente con le no flight zone

  2. Cisco scrive:

    Sarebbe ora di intervenire militarmente sul serio, ma questa volta per ricolonizzare la Libia.

    • vivian scrive:

      ci vuole un tiranno e una dinastia tirannica con i contro c… che assicuri la perenne stabilità del paese e la vita dei cittadini e sopratutto assicuri libertà religiosa e di coscienza annientando questi malefici esseri

  3. domenico b. scrive:

    Preocccupa il fatto che questi sono vicinissimi a noi…

  4. Saverio scrive:

    Padre Gheddo aveva avvertito che in Libia il dopo sarebbe stato molto peggio del prima.
    Mons. Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, mentre i cugini francesi predicavano guerra predicava, all’opposto, la pace nel deserto.
    Faceva diplomaticamente presente che per quanto a sua conoscenza non gli risultava affatto che a Tripoli, dove lui stesso risiedeva, il feroce Gheddafi bombardasse i civili (questi presunti bombardamenti furono il pretesto per la guerra).
    Ma andò come andò ed i vili statunitensi – perdonatemi, ma non trovo, nel mio povero repertorio linguistico, altro attributo – lasciarono che gli sbruffoni (more solito) francesi facessero la loro parte appiccando fuoco a quel Paese.
    E scusatemi l’accenno alla viltà, ma gli anglofoni, soprattutto dal ’14 del secolo scorso, hanno impiantato un immane apparato di mistificazione, elevando ad una potenza mai prima conosciuta la menzogna quale più radicale ed efficace strumento scientifico di guerra.
    E’ un tema che meriterebbe un trattato…
    Ma torniamo a noi: in Libia si parlò, con smisurata ipocrisia, di no fly zone; nella realtà della storia si fece una vera e propria guerra (infame).
    Qualcuno, in Russia, intanto, ribolliva di sdegno.
    Le cifre dei costi della guerra, pubblicati in seguito dal quotidiano dei padroni locali (Corriere), fecero poi intendere che quel poverissimo uomo di Sarkozy, certamente avendone un tornaconto, ci aveva messo la faccia ed un certo numero di missili.
    Di fatto, però, la stragrande maggioranza delle operazioni belliche l’aveva gestita gli USA.
    E più precisamente il premio nobel per la pace, Obama, che attorniato da personaggi subdoli, su cui ci sarebbe molto da scrivere, aveva fatto conto di essere un guerriero riluttante: un guerriero di secondo o terzo piano.
    Stendiamo poi un velo pietosissimo sugli italiani che hanno partecipato a questa disgustosa messa in scena.
    Quando i ragazzi – in un futuro oggi avvolto dal fumo delle guerre in atto – apriranno i libri di storia, apprenderanno che la guerra di Libia è stata solo una della ultime tappe verso la Terza Guerra Mondiale e conosceranno, fra l’altro, quali siano state le atroci responsabilità dei nostri italici governanti.
    La tappa successiva, quella del golpe in Ucraina (Nuland, B. H. Levy, Brzezinski, Arsenyuk e compagnia venefica cantante: d’altronde Arsenyuk sa molto di arsenico…), quella dei nazisti di Pravy Sektor incredibilmente divenuti i primi alleati di importanti uomini di origine ebraica, quella dell’ulteriore responsabilità dei governanti europei, Renzi compreso, delle sanzioni alla Russia, ecc., sarà uno dei paragrafi a seguire.
    Infine si passerà a parlare del secondo Grande Bang e della tragica conclusione di un’era.
    E così sia.

  5. Ale scrive:

    Questa volta la penso come voi. Ovvero se USA, Francia ed UK iniziassero a fare una bella mazzata di c…i loro senza destabilizzare governi, anche rappresentati da personaggi discutibili, forse ora non saremmo a questo. Tuttavia non penso che un intervento armato dell’Europa potrebbe risolvere i problemi creati. Sarebbe un macello ed una carneficina inutile. Il problema nasce da prima ovvero con le finte missioni di pace dopo l’undici settembre. Cosa hanno combinato laggiù gli USA e gli europei al seguito, italiani compresi?! Osama Bin Laden era amico dei Bush, e Bush junior non era affatto colpito quando gli comunicarono degli attacchi, davanti ad una scolaresca. Il video penso lo abbiate visto tutti. E poi la famiglia Bin Laden fatta uscire dagli USA in fretta e furia.. Il fatto che negli USA non avessero mai introdotto misure di difesa efficaci, nonostante i già numerosi attentati alle varie ambasciate nel mondo, fa pensare che aspettassero l’11 settembre…per montare la paura contro i terroristi. Con un servizio di intelligence tra i migliori al mondo non ti fai cogliere così impreparato. Quindi no ad altri interventi armati.

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