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Thomas Merton, il genio scapestrato conquistato da un Dio «terribilmente solido»

febbraio 15, 2015 Laura Cioni

Destinato al successo mondano, conobbe la goliardia prima di diventare monaco trappista. E scrittore di inestimabile valore. Un ritratto a cent’anni dalla nascita

thomas-merton«Lultimo giorno di gennaio del 1915, sotto il segno dell’Acquario, in un anno di una grande guerra, al confine con la Spagna, nell’ombra di monti francesi, io venni al mondo. Fatto a immagine di Dio, quindi libero per natura, fui tuttavia schiavo della violenza e dell’egoismo, ad immagine del mondo in cui ero nato». Così inizia La montagna dalle sette balze, racconto della vita di Thomas Merton, scrittore cattolico americano, poi monaco trappista, che vi narra le tappe del suo itinerario verso Dio. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1948 con grandissimo successo, fu non a torto avvicinato alle Confessioni di sant’Agostino. L’autore, in modo simile al santo di Ippona secoli prima, ha conosciuto innumerevoli aspetti culturali e sociali del suo mondo, ha attraversato le filosofie e le ideologie del suo tempo, con un’ansia di conoscenza e di azione che non escludeva il gusto del denaro e del piacere. Come Agostino egli scrive la sua conversione alla presenza di Dio: «E mentre pensavo che non ci fosse alcun Dio, né amore e misericordia, mi conducevi nel pieno del Suo amore e della Sua gloria portandomi, senza ch’io lo sapessi, nella casa che mi avrebbe celato nel segreto del Suo volto».

Il suo paese natale è Prades, nei Pirenei francesi; il padre neozelandese e la madre americana sono entrambi pittori: Merton ne parla come di persone che «erano nel mondo, ma non del mondo, non perché fossero santi, ma per un’altra ragione, perché erano artisti». Il padre dipingeva come Cézanne. «La sua visione del mondo era sana, piena di equilibrio, di venerazione per le strutture essenziali, per i rapporti fra le masse e per tutto ciò che imprime un’identità singolare a ogni cosa creata. Era una visione religiosa e nitida» e Merton afferma di averla ereditata da lui. La madre era seria e piena di versatilità, lieta e pensierosa attorno al disordine del mondo. Su insistenza dei nonni materni, i Merton tornano in America nel 1916; la madre muore pochi anni dopo. Il mondo americano spalanca al piccolo Thomas orizzonti nuovi dovuti alle letture e a una educazione imperniata sulla libertà, sull’iniziativa spontanea, sulla fede con la quale viene a contatto per la prima volta.

I viaggi e il buio interiore
Gli anni passano e la sua personalità si arricchisce attraverso molteplici esperienze, tra le quali spicca, nel 1925, il viaggio in Francia, che costituisce anche il ritorno alla sorgente della vita intellettuale e spirituale del mondo al quale appartiene, e il soggiorno in Inghilterra, che completa la sua istruzione. Nel 1931 muore suo padre. Libero da ogni vincolo familiare e discretamente fornito di denaro dal nonno materno Pop, Merton si innamora follemente, brama di essere comunista, legge e discute di letteratura e di politica. In Germania scopre la filosofia, rischia la morte per un banale ascesso, poi parte per l’Italia e prega per la prima volta nelle chiese di Roma.

Tutto sembra condurre questo giovane brillante, intelligente e pieno di vita al successo mondano. Ma la sua strada è ancora lunga. E passa per Cambridge. Qui scorrono tre anni tra il buio interiore e la goliardia. Legge Dante e ciò è, come egli narra, l’unico grande vantaggio ricavato da quella università. Chiuso in una resistenza ferrea alla prospettiva aperta dal cristianesimo dantesco, l’interesse per le tematiche esistenziali lo avvicina alle teorie di Freud e della psicanalisi.

Messo alle strette dal tutore, che gli rimprovera la sua vita scapestrata e inconcludente di universitario, nel 1934 Merton lascia l’Europa per tornare a New York. Qui si converte davvero al comunismo e si iscrive all’università della Columbia per portare a termine gli studi così trascurati nell’odiata Cambridge. Si appassiona al cinema e al giornalismo, non senza un preciso avvilimento per la futilità di tutto il suo agitato darsi da fare. Viene la crisi, sotto forma di una specie di collasso nervoso, che lo costringe a fermarsi e a considerare la sua angoscia. Un giorno entra con qualche soldo in tasca in una libreria e, memore della terra francese nella quale era nato, compra Lo spirito della filosofia medievale di Étienne Gilson, scoprendo poi con disappunto che si trattava del libro di un cattolico. Viene conquistato, suo malgrado, dal trovarvi un concetto di Dio come «qualcosa di terribilmente solido». Nel frattempo si laurea in lettere con una tesi su Blake che lo attrae verso la Chiesa cattolica, e una domenica, d’istinto, si reca per la prima volta nella sua vita a sentire la Messa. Ne esce come uomo nuovo. La conversione arriverà poco dopo, quasi alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra mondiale. Merton riceve il battesimo e la prima comunione, saggiamente sostenuto da un santo sacerdote e dagli amici.

I suoi primi anni di vita cristiana sono, a suo dire, tiepidi. Desidera essere scrittore, poeta, critico, professore, ma noia e inquietudine spesso lo assalgono, pur nell’intensità di letture e di inizi professionali promettenti. La sua fortuna è di avere amici che non lo lasciano ai suoi sogni, ma lo richiamano al dovere della santità, anche se tutti sono alla ricerca del modo concreto in cui arrivarvi. Nel frattempo, alla paura di una possibile guerra segue l’angoscia per il bombardamento di Varsavia e le notizie che giungono dall’Europa. Dentro questa situazione di crisi interiore ed esteriore, improvvisa e fulminante compare l’idea di farsi sacerdote. Il più caro dei suoi amici gli parla del monastero trappista di Nostra Signora del Getsemani, nel Kentucky. La ricerca sincera della volontà di Dio su di lui trova pace nel silenzio della trappa alla fine del 1941. Sarà monaco in quella abbazia fino alla morte, avvenuta nel 1968 a Bangkok, dove si era recato per un ciclo di conferenze.

La sua curiosità intellettuale viene approfondita e incanalata dalla vita monastica, di cui lascia una descrizione piena di fascino in Le acque di Siloe, in Semi di contemplazione, in Nessun uomo è un’isola, per citare alcuni dei suoi libri più letti da una generazione di cattolici che, nel Dopoguerra, cercava di trovare un aggancio solido per la propria azione nel mondo. Merton fu per essi un cibo nutriente. Anche il suo interesse per la spiritualità orientale contribuì alla conoscenza del mondo buddista e il suo incontro con il Dalai Lama fu, per i tempi, un segnale nuovo. Oggi la conoscenza di altre religioni è cosa acquisita, anche se forse non sempre con la stessa profondità, così come la ricerca dell’essenziale del cristianesimo sembra più edulcorata in riduzioni talvolta spiritualiste o moraliste rispetto alla severità e alla dolcezza della vita monastica.

Una preghiera umile
E proprio perché tutti gli uomini hanno bisogno di testimoni oltre che di maestri, il contributo più convincente e duraturo di Thomas Merton è stato la sua ricerca, narrata nel racconto di come per strade traverse, tentativi accumulati, incontri fortuiti o cercati, Dio abbia alla fine conquistato un uomo che, all’interno di un mondo complesso come quello del secolo scorso, lo ha riconosciuto come il proprio Signore. Ognuno vi può ritrovare qualche elemento in cui riconoscersi, perché anche i nostri giorni sono complessi e noi pure abbiamo camminato per vie varie e diverse, sorretti ora da amici, ora lasciati in preda alla nostra solitudine. Anche noi stiamo vivendo il pericolo della violenza, abbiamo provato il dolore e la morte ci ha toccato, eppure continuiamo a sperare, a vivere il tempo che ci è dato tentando di renderlo utile a noi e agli uomini che ci stanno accanto. La pace che desideriamo ha abbracciato Merton dentro la liturgia monastica, così solenne e così semplice. Questa preghiera umile, insegnata da lunghi secoli nella Chiesa, è alla nostra portata ogni giorno. Affondando in essa come in un mare calmo di misericordia, anche noi arriveremo un giorno a comprendere il grande dono di aver conosciuto e amato chi ci ha insegnato la fede con ardore e ragionevolezza. Allora non sarà difficile custodire la memoria di quel dono e viverlo nell’ubbidienza e nella libertà.

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2 Commenti

  1. Dario Erba scrive:

    Grazie per l’articolo. E’ il modo migliore per celebrare il centenario della nascita di Thomas Merton, incredibilmente passato sotto il silenzio di (quasi) tutta la stampa cattolica.
    A quasi 50 anni dalla morte, i suoi scritti sono tuttora di una bellezza straordinaria, e una guida sicura per chi vuole, umilmente, addentrarsi nella notte oscura della conversione.
    Dario Erba

  2. dodi scrive:

    Meraviglioso,complimenti per l’articolo e per aver ricordato Merton grande maestro contemporaneo.Grazie!

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