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«Tagliare un anno del liceo? No, puntare sulla qualità dell’insegnamento»

settembre 5, 2017 Francesca Parodi

«La scuola deve essere difficile», spiega a tempi.it Michele Napolitano, docente di Letteratura greca all’Università di Cassino e autore del libro “Il liceo classico: qualche idea per il futuro”

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Il generale peggioramento della qualità educativa nel sistema scolastico italiano non ha risparmiato neppure il liceo classico, un tempo baluardo dell’istruzione. «Con tutte queste riforme scolastiche, nel liceo classico si è passati da un estremo all’altro: da un’impostazione che privilegia lo studio della grammatica greca e latina, siamo arrivati a studiare la cultura classica senza passare per i testi originali. Serve invece trovare una via di mezzo equilibrata» dice a tempi.it Michele Napolitano, docente di Letteratura greca all’Università di Cassino e autore del libro Il liceo classico: qualche idea per il futuro. Napolitano insegna sia al corso di laurea triennale sia in quello magistrale, dunque segue gli studenti da quando sono matricole «appena sfornate dalle scuole» fino alla fine del percorso universitario. «I ragazzi presentano sempre più lacune in ambito linguistico. Siamo al punto di dover indirizzare anche le matricole che vengono dal liceo classico verso i corsi universitari di livello base originariamente pensati per gente che non ha mai studiato greco e latino».

In questi anni nei licei, spiega Napolitano, è cambiato l’approccio allo studio delle materie classiche: si dà sempre meno spazio alla grammatica e al lavoro di traduzione, e i testi si leggono prevalentemente in italiano. «Se già si ha difficoltà a tradurre una prosa come quella di Tucidide, diventa molto più ostico leggere i grandi poeti, come Omero, Saffo o Alceo». Al di là della lingua però, sostiene Napolitano, la preparazione culturale al classico è molto alta: «I docenti spesso organizzano percorsi tematici che appassionano i ragazzi e li portano a scoprire diversi aspetti del mondo antico, come il tema della morte o della famiglia nella letteratura classica. Ma da sole, senza la base dei testi originali, queste conoscenze rimangono vuote».

buona-squola-tempiDa anni ormai, si sa, il liceo classico sta perdendo iscrizioni, ma i dati recenti fanno ben sperare: secondo il report di giugno pubblicato dal Miur, in un generale trend di crescita dell’iscrizione ai licei, il classico ha registrato un incremento dello 0,4 per cento rispetto all’anno scorso. Probabilmente, ipotizza Napolitano, la semplificazione di insegnamenti particolarmente impegnativi come il greco e il latino ha in qualche modo contribuito a questo fenomeno, tuttavia «eccedere in questo senso risulterebbe fatale. Non si possono eliminare tutti i possibili ostacoli per offrire allo studente la strada più semplice». Questo ragionamento vale non solo per il liceo classico, ma per tutti i percorsi di istruzione: «La scuola deve essere difficile. La difficoltà è il più sicuro strumento di uguaglianza che si possa garantire perché assicura la meritocrazia. Non si tratta di escludere o selezionare in maniera brutale, ma di graduare».

D’altra parte però, riconosce Napolitano, «è vero che il liceo classico ha bisogno di un’azione di “svecchiamento”, inteso come un ampliamento di sguardi. Il classico ha patito gli effetti di un “grammaticalismo” esasperato imposto in passato, quando lo studio consisteva solo nell’apprendimento mnemonico di regole linguistiche. È giusto invece dare spazio anche alle categorie culturali e antropologiche che in quelle lingue sono state espresse. I due aspetti si devono combinare e bilanciare per fornire una comprensione più profonda».

Se una semplificazione eccessiva è nociva, la proposta del ministro Fedeli di accorciare il liceo a quattro anni è, secondo Napolitano, «da rigettare. Le motivazioni (una maggior competitività con gli altri paesi europei) sono comprensibili, ma già non si ha più la garanzia di una solida preparazione dopo cinque anni di studio, figurarsi eliminandone uno. Dovremmo concentrarci piuttosto sulla qualità dell’insegnamento». Il liceo classico va difeso così com’è perché «è anche merito di questo percorso di studi liceale se oggi la scuola filologica classica italiana è tra i primi posti nel mondo. Non lo si dice mai, ma l’Italia vanta punte di eccellenza a livello scientifico-accademico negli studi classici. Ogni provvedimento in merito dovrebbe mirare a mantenere questo alto livello».

Per approfondire il dibattito, leggi il nuovo numero di Tempi La buona squola”.

Foto Ansa

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