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Sudan, cristiana condannata a morte per presunta apostasia. Il giudice: «Se ti converti all’islam sei salva»

maggio 14, 2014 Leone Grotti

Meriam Yahia Ibrahim è in prigione con suo figlio e ne aspetta un altro. In Sudan vige la sharia, ma la pena capitale per apostasia non veniva comminata dal 1985

Una donna cristiana di 27 anni è stata condannata a morte in Sudan per “apostasia” e a ricevere 100 frustate per “adulterio”. La donna, cresciuta dalla madre cristiana dopo che il padre musulmano se ne è andato quando aveva sei anni, è in prigione dal 17 febbraio insieme al figlio di 20 mesi ed è vicina al termine di una seconda gravidanza.

«CONVERTITI ENTRO IL 15 MAGGIO». Meriam Yahia Ibrahim, di professione medico, è stata condannata lo scorso 11 maggio da una corte di Karthoum, che ha stabilito che la sentenza sarà eseguita dopo la nascita del bambino. I giudici hanno offerto una via di fuga alla donna: se si convertirà all’islam entro il 15 maggio la pena capitale sarà commutata in una minore o cancellata del tutto.

SHARIA FONTE DELLA LEGGE. In Sudan la sharia è fonte della legislazione e si applica anche ai non musulmani: nel paese è prevista la pena di morte per apostasia dall’islam (ma non dalle altre religioni all’islam) ed è inoltre vietato alle donne musulmane sposare uomini di altre religioni. Dal 1956, la condanna a morte per apostasia è stata comminata una sola volta, nel 1985, a Mahmoud Muhammad Taha, musulmano riformista punito come eretico.
Il caso di Ibrahim è clamoroso, anche perché da decenni chi viene sospettato di questo reato riceve “solo” anni di carcere o pene pecuniarie.

L’ACCUSATORE. L’anno scorso, un uomo che ha affermato di essere un parente di Ibrahim, ha denunciato la donna dichiarando che era stata cresciuta come una musulmana e si era poi convertita al cristianesimo. Per questo la giovane, sposata con il cristiano Daniel Wani, è stata anche accusata di “adulterio”, non essendo riconosciuto dalla legge un matrimonio tra una musulmana e un cristiano. In caso di condanna, i suoi due figli sarebbero presi in custodia dallo Stato.

«FORTI PRESSIONI». Al processo diversi testimoni hanno affermato davanti alla corte che Ibrahim è sempre stata cristiana e non si è mai convertita dall’islam. I giudici, però, hanno emesso lo stesso la condanna e come dichiarato dal Justice Center Sudan, organizzazione che si batte per i diritti umani che ha fatto conoscere il caso, «le autorità continuano a fare pressioni perché Meriam si converta all’islam. Le pressioni sono tali che è probabile che la donna si dichiarerà musulmana».

GRAN BRETAGNA PREOCCUPATA. Un membro dell’ambasciata britannica in Sudan, che ha preferito restare anonimo, ha dichiarato a Morning Star News: «Il Regno Unito considera la libertà di pensiero, coscienza e credo, così come il diritto a cambiare la propria religione, come diritti umani fondamentali garantiti dalla legge internazionale. Siamo molto preoccupati per la sentenza di apostasia comminata, il governo del Sudan deve rispettare i suoi impegni internazionali sulla libertà religiosa».

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11 Commenti

  1. Raider scrive:

    Senti chi raglia: la Gran Bretagna, dove la BBC, che ha riconosciuto da tempo che satireggiare la religione cristiana si può e anzi, si deve, mentre quella islamica, no, perchè gli islamici non stanno allo scherzo e sparano e sgozzano; un posto così civile che licenziano un presentatore televisivo perchè, in un fuori onda, emntre è per i fatti suoi, farfuglia un motivetto ritenuto ‘inopportuno'; un Paese così attento a impedire che gli islamici possano sentirsi offesi, che un’infermiera che porta un crocifisso al collo viene sottoposta dalle autorità pubbliche al ricatto per cui o toglie dal collo il Crocifisso o sarà licenziata; un Paese tanto evoluto che riconosce la validità dei tribunali islamici come quello che condanna per apostasia e adulterio una donna sposata con un cristiano

    • augusto scrive:

      Quella del membro dell’ambasciata è una voce isolata, purtroppo, le autorità occidentali scendono purtroppo sempre a patti con il fondamentalismo islamico,la Gb ne è il tipico esempio..

  2. Ale scrive:

    In Europa non si condanna alcuno a morte per il proprio credo religioso e così in UK. Ma che vai dicendo. Il fatto e’ gravissimo e non capisco perché non si cerchi un punto di contatto con questi signori attraverso i migranti che arrivano a frotte da questi paesi. In particolare gli Imam ( non so se si scrive così ) che sono in Europa e’ l’ora che prendano una posizione ufficiale di condanna verso questi gesti incivili e barbari di condanne a morte o stupri per culto della religione cattolica o di altre religioni. Sono in Europa, vogliono la cittadinanza europea dovremmo imporre a loro stessi di rifiutare tali forme di violenza della legge islamica, pena il venir meno della cittadinanza del paese europeo dove risiedono. Ma non solo per i cattolici anche alle altre religioni devono portare rispetto i musulmani.

    • Raider scrive:

      Che sto dicendo? La pura verità, che, siccome non piace, viene bellamente ignorata attribuendomi cose che non ho scritto, essendo noto a tutti, isole comprese, che la pena di morte è stata abolita dall’Ue, non solo dall’UK. Nessuna delle cose che ho richiamato è falsa, tutto rigorosaemnte vero e verificabile, dai licenziamenti causa ‘esibizione’ di simboli religiosi all’isterismo politicamente corretto, di massa e d’élite, nei confronti degli odiati cristiani. Il termine ‘imporre’, nel senso che ‘dovremmo imporre a loro stessi di rifiutare tali forme di violenza’, come avventatamente scrive lei, è passibile di fatwe della sha’rya politicamente corretta, perché sintomo, anzi, prova provata di rifiuto della diversità altrui, di rifiuto del dialogo e perché contrario alla inclusività e all’integrazione di culture che non rientrano nei nostri codici giuridici e appunto, culturali. E dove ho scritto che il rispetto dei musulmani deve andare ai soli cattolici? Che fa, si inventa le cose e poi, accusa gli altri di inventarsele loro?
      Dialogo? ‘Punto di contatto con questi’ – accipicchia! Ci andiamo cauti con gli assassini coranici, eh? – ‘signori’? La religione islamica non vieta, non punisce, non sconsiglia, ma autorizza la dissimulazione e la menzogna quando si tratta overo si dialoga – come si ama dire a vanvera – e si ha a che fare con l’infedele per le ragioni più varie: figurarsi se si tratta di estorcere vantaggi politici e giuridici a infedeli ritenuti inferiori perché – non si dimentichi il particolare non indifferente – la religione islamica è, Corano alla mano, ‘la religione naturale’ di ogni uomo, che diventa cristiano o ateo proprio perchè ‘corrotto’ da dottrine e culture che vogliono, invece, dialogare con questi ‘signori’, come amabilmente li definisce lei. vedrà che gli imam, se si rendono conto che lei è più contento di essere fatto fesso se gli sente tessere l’elogio di Umberto Terracini e Pietro Calamandrei, la accontenteranno all’istante. Ma è più facile ele viene naturale, a proposito di tolleranza e coraggio civile, polemizzare con me inventandosi ragioni di dissenso che la assolvano dal prendere atto di cose che la mettono in contraddizione con le sue convinzioni.

  3. michele scrive:

    Nel diritto islamico, il figlio di un musulmano va cresciuto da islami o anche se la madre è cristiana. Da qui l’accusa di apostasia: Meriam è considerata naturaliter musulmana.

  4. Raider scrive:

    Tanto è vero che c’è gente e c’è Ale che fa finta di non saperlo e fa finta che qui di dicano cose diverse per il gusto di screditare gli islamici, gettando addosso alle vittime l’accusa di essere intolleranti. Che dire dei presepi vietati nelle scuole per non offendere i diversamente religiuosi o non religiosi? Della minaccia alla convivenza rappresentata da un Crocifisso non solo in uffici pubblici, ma anche in alcuni negozi, come è capitato di vedere a me, qui in Sicilia, con musulmani mortalmente offesi che uscivano sbraitando da luoghi infrequentabili come un panificio? E che dire del ritiro di insaccati a basi di carne suiona dale mense scolastiche? Del digiuno imposto durante il Ramadan in scuole francesi, tedesche e inglesi a forte presenza islamica, laddove la scuola (media e ‘cultura alta’ eindustria culturale) educa a non reagire alle prevaricazioni multiculturaliste? Dei negozi di alimentari finiti in mano agli islamici e da cui sono banditi, come è capitato di consatatare a me a Parigi e Londra, salumi e alcolici? Di fronte a quest e molti altri fatti così eclatanti, il dubbio, rispetto alla retorica ufficiale, è, ormai, se si tratti di ipocrisia o di viltà.

    • augusto scrive:

      Hai ragione, purtroppo, Raider, in Europa cerchiamo sempre di giustificare o comprendere l’islamismo, in nome del “rispetto delle culture altrui”, il problema è che invece agli islamisti le culture altrui fanno ribrezzo e le combattono con ogni mezzo, anche con estrema violenza quando “necessario”, per loro non esiste il dialogo, il confronto,ecc. Noi ci illudiamo invece che gli islamisti usino i nostri stessi criteri ,e che quindi un’intesa sia sempre possibile.Tra le elites occidentali vige invece malafede a proposito, non si spiegano altrimenti il supporto e il finanziamento delle milizie islamiste in Siria,la guerra per abbattere il nazionalista non islamista Gheddafi, l’appoggio ai Fm in Egitto ( dove però l’Esercito Egiziano ha rovinato la frittata),la guerra contro il nazionalista ma antislamista Saddam,ecc.Le autorità occidentali permettono e sovvenzionano costruzioni di Moschee, quando nei Paesi islamisti loro alleati il solo pensiero di costruire una Chiesa è considerato un grave reato.Nel nordeuropa le autorità permettono che interi quartieri siano in mano agli islamisti, e che di fatto la sharia sia in vigore in quei paraggi, tanto per fare qualche esempio .

  5. Ale scrive:

    Guardi Sig.Raider che io ho scritto pena la perdita della cittadinanza se non si fanno partecipi di costruire un dialogo con i loro paesi di origine. Ovvero vogliono venire da noi per vivere, lavorare e professare il loro culto, altrettanto deve essere garantito nel loro paese per chi non musulmano, altrimenti se ne tornano a casina loro Africa, Arabia, Marocco, Tunisia ecc. su questo sarei intransigente. Se non scatta la collaborazione da parte di quei paesi, con governi musulmani, te musulmano arrivato qua torni a casa tua nel tuo paese di origine, fossero anche dieci anni che stai qua. Sul politicamente corretto o scorretto mi sembrano piccolezze che noi europei possiamo permetterci perché appunto non siamo tanto incivili da condannare a morte qualcuno per il suo credo religioso. Poi se per lei devono riprendere le crociate non so che dire. Possono spergiurare quel che vogliono, io non chiederei “frasi” ma impegni da parte dei loro governi di rispettare le differenze di credo religioso, ed al venir meno di ciò i loro musulmani tornano a casa nel paese di origine, non possono più stare in Europa e mandare soldi al paesello musulmano. Perché vengono qua per fare anche questo.

    • Raider scrive:

      Ci risiamo, non appena si fa notare che le cose non corrispondono a desiderata fuori della realtà e ai programmi che si vuole recepiscano tutti gli Stati dell’Ue, ecco che si parla di Crociate, segno che delle Crociate si sa quello che si sente dire e basta. Le Crociate furono un episodio temporalmente e geograficamente circoscritto di liberazione di terre che, all’epoca, erano popolate in larghissima maggioranza da cristiani, non un attacco secolare da oriente e da occidente come le guerre sante condotte dai successori di Maometto. Tanto è vero che nessuna crociata vide la cristianità impegnata neppure per liberare la Spagna dai Mori, quella Reconquista che si chiamò così proprio in contrasto a una conquista che era il mandato teologico -politico di Maometto ai suoi successori: non gli disse andate in pace, ma il messaggio contenuto nel Corano e negli insegnamenti ricevuti dalla viva voce e dall’esempio del loro profeta era di sottomettere – sottomettere – gli infedeli. L’uomo nasce musulmano e diventa non musulmano per opera di dottrine che vanno combattute con ogni mezzo, bellico e non,se occorre: per es., l’immigrazione massiccia, come da accordi sottoscritti dalla CEE e dal MEC, cioè, l’odierna Ue, con i produttori arabi di petrolio, così come risulta da atti ufficiali consultabili negli archivi a Bruxelles, Strasburgo e altrove e come documentato da Bat Ye’Or in “Eurabia”, cui la rimando, se volesse schiarirsi le idee in proposito.
      Quanto a impegni e dichiarazioni solenni e non so, giurate degli Imam, peraltro, figure di una religione senza un clero strutturato come in altre religioni, laddove nell’Islam l’autorità suprema è politica e religiosa insieme, nessuno è tenuto a impegnarsi per gli altri, che non sono vincolati a accordi stipulati da uno o un altro esponente di qualche comunità: e quindi, quello che lei sembra esiegere con tanta fermezza varrebbe, per i musulmani, quello che valgono parole al vento e carta straccia. Parlano chiaro le statistiche (842% di aumento degli sbarchi negli ultimi quatro mesi. a riprova che è Mare Nostrum a attirare e fomentare l’immigrazione in modo inverosimile e insostenibile) e i fatti concreti da me riportati a titolo di esempio. Ma si capisce che, se il pericolo, per laici e islamici uniti appassionatamente, sono la Chiesa e le Crociate: allora, fatti concreti, esempi probanti, cifre ineludibili, documenti storici valgono anch’essi quello che valgono parole al vento delle grandi occasioni storiche di prendersi e farsi prendere in giro: e cioè, meno di zero. La pervicacia nel ‘combattere’ chi non aderisce alla vulgata e all’idelogia politicamente corretta, vale, però, più di discorsi e silenzi: neanche un briciolo della determinazione usata contro cristiani e cattolici – da noi, in Occidente, nell’Occidente, sentite questa, ‘crociato’, non nel dar-el-Islam – sorge spontanea quando c’è da farvi ricorso per combattere, come si dice, ‘un miliardo di musulmani’ e le quadrate legioni del Pensiero Unico. Quindi, non (si) racconti e soprattutto, non si faccia raccontare le fole che possono giustificare viltà e ipocrisia che, spero, non siano anche sue.

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