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«Smettiamola di cercare a tutti i costi l’erede di Lost»

maggio 25, 2012 Carlo Candiani

Diego Castelli, creatore del blog Serial Minds, ne è convinto: «È un errore concettuale aspettare un nuovo cult. Il successo di Lost non è ripetibile, ma ci sono ottimi serial in circolazione, per esempio Game of Thrones».

La stagione televisiva si sta concludendo. Per la serialità questo è stato un anno strano: alcune serie storiche, come il Dr House e Desperate Housewives, hanno detto addio ai telespettatori, pochissime sono state le riconferme per la prossima stagione e molte le novità che non avranno una seconda chance.  C’è crisi di idee? «Parlerei più di un’eccessiva enfasi nell’annunciare i nuovi prodotti», spiega Diego Castelli, uno dei creatori di SerialMinds.com, blog per veri intenditori seriali. «Pensiamo ad Alcatraz, per esempio: per molti era destinata a essere la nuova serie cult degli anni Duemila, invece, proprio a causa dell’eccessiva attenzione sul prodotto firmato J.J. Abrams, uno condannato a non sbagliare, ha chiuso i battenti dopo la prima stagione, lasciando i fan con tanti interrogativi che non troveranno risposta.

Perché le serie degli ultimi anni, anche quelle seguite e riconfermate, fanno fatica ad entrare nell’immaginario collettivo come accadde per 24 , E.R. e Lost?
Perché dopo l’esplosione di Lost, ormai sono tutti a caccia di un possibile erede. Questo è un errore concettuale: è sbagliato aspettarsi che una produzione veicoli le stesse emozioni di una serie precedente. Nessuno poteva immaginare il successo straordinario di Lost, non solo dal punto di vista narrativo. La serie di J.J. Abrams ha cambiato in maniera epocale il modo di fruire le serie tv e decisiva è stata la spinta della rete: il pubblico italiano per la prima volta ha scaricato una serie in lingua originale perché non riusciva ad aspettare la messa in onda italiana. Una svolta che ha cambiato le abitudini degli spettatori.

Come giudichi C’era una volta? Sembra l’unica serie che possa in qualche modo avvicinarsi a Lost, almeno nell’impianto narrativo.
In realtà Once upon a Time (questo il titolo originale) ha un approccio più familiare e, anche se funziona, è molto lontana dall’esplosione del fenomeno Lost. Se proprio volessimo giocare a “trova l’erede” io penserei più a Game of Thrones (in Italia in onda su Sky con il titolo Il trono di spade): è epico, è corale, la location è una gioia per gli occhi, è già un fenomeno della letteratura fantasy. Come è accaduto per Star Wars, ci sono associazioni di fan che partecipano a riunioni truccati come i protagonisti della saga.

La cultura delle serie tv rimane appannaggio degli spettatori americani. In Italia rimane ancora un prodotto di nicchia.
Se ci riferiamo solo alla tv generalista, che basa il suo successo sui dati Auditel, allora è vero, in Italia le serie sono etichettabili come prodotto per una ristretta cerchia di appassionati. Però negli ultimi due, tre anni, la fruizione in streaming ha avuto un’esplosione senza precedenti. Ciò ha portato le tv satellitari e il digitale a pagamento ad accorciare la distanza tra la messa in onda americana e quella italiana. Non direi che le serie tv sono di nicchia in Italia: gli spettatori ci sono, sotterranei, nascosti, ma numerosissimi.

Quali sono le serie da non perdere?
Nel filone “drama”, il consiglio è di recuperare Homeland: la prima stagione è andata in onda nell’autunno scorso ed è stata forse il prodotto migliore di quest’anno. Ottime sono anche The killing, Walking dead, naturalmente Game of Thrones. Senza dimenticare Mad Men, ottimo prodotto ancora sulla cresta dell’onda. Per un pubblico più “generalista” da segnalare sicuramente Smash, il musical sulle orme di Fame di Steven Spielberg e Persons of interest, del duo Nolan e J.J. Abrams. Per le comedy, New Girl e Girls, presentata erroneamente come la nuova Sex & the City, ma molto bella e al passo coi tempi.

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