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Sea: la quotazione che non s’ha da fare. Ma che Tabacci vuole

settembre 12, 2012 Massimo Giardina

L’ex assessore milanese al bilancio Giacomo Beretta è contrario alla quotazione di Sea voluta da Tabacci: «Non vorrei che l’esito finale fosse un regalo a privati, come nel 1994»

Si respira aria di privatizzazioni a palazzo Marino. Prima fra tutte la Sea: società che gestisce gli aeroporti milanesi, già sotto la lente d’ingrandimento della magistratura per turbativa d’asta nella vendita del 29,75 per cento al fondo F2i. Si aggiunga il calo vertiginoso che ha subito lo scalo di Malpensa negli ultimi anni e si capisce perché, da una parte, l’assessore al Bilancio Bruno Tabacci vuole un maggior potere dell’hub nel Varesotto, dall’altra, auspica la quotazione della società: operazione che farebbe perdere il controllo di Sea al comune di Milano. Giacomo Beretta, che occupava la posizione di Tabacci durante l’era morattiana, parlando con tempi.it definisce la situazione «paradossale».

Beretta, la privatizzazione della Sea, non era anche un vostro progetto?
Facciamo una premessa. Con la giunta Moratti, dove ero assessore al Bilancio, avevamo previsto la quotazione di Sea in modo che il Comune mantenesse il controllo al 51 per cento. Il Comune al tempo deteneva l’83 per cento ed eravamo pronti a venderne il 32. Avremmo monetizzato un po’ di meno mantenendo però il controllo delle società e l’operazione così strutturata avrebbe permesso alla Sea di raccogliere almeno 400 milioni per investimenti in infrastrutture legate allo sviluppo di Malpensa. L’opposizione contrastò la nostra proposta, sostenendo che non era il momento migliore per spuntare un buon prezzo. E adesso? Con tutti i fatti accaduti negli ultimi mesi, l’eventuale prezzo di collocamento ne risentirà al ribasso.

La nuova giunta in cosa si differenzia rispetto alla vostra idea?
La giunta Pisapia utilizza la Sea per fare cassa.

Bruno Tabacci dà la colpa a voi. Si parla di un’eredità pesante con un buco di bilancio cospicuo. Non è così?
L’attuale giunta continua a dire che c’è un buco di bilancio. Peccato che quando hanno presentato il consuntivo, del famoso ammanco non vi era traccia e delle continue grida in merito alla presunta eredità di un buco di 400 milioni non si è dato più seguito.

Tabacci è molto impegnato nell’operazione di privatizzazione.
Se la necessità è far cassa la cosa più intelligente è vendere il 51 per cento della società in modo da massimizzare il risultato attraverso una gara internazionale: partecipano i migliori competitor del settore e si massimizza il prezzo di cessione delle azioni. Si potrebbero incassare dai 650 ai 700 milioni. Il Comune cosa fa invece? Vende una prima quota del 29 per cento al fondo F2i: un fondo gestito dallo Stato con i soldi delle banche e, successivamente, pensa di collocare in borsa il resto delle azioni. Esito? Il fondo F2i diventerebbe il vero socio di maggioranza relativa. È un’operazione che non avrei mai fatto. Con questa smania a privatizzare non vorrei che l’esito finale si traduca in un regalo a qualche privato, come accadde nel 1994.

Mi faccia capire. Se il Comune perde la maggioranza, come farà a portare a termine i progetti di natura strategica sui suoi aeroporti?
In primis, il Comune perderebbe ogni tipo di controllo sulla società. Ma bisogna aggiungere un’altra cosa: adesso che sono stati trovati i soldi per la M4 che collega Linate al centro città, dicono sui giornali che bisogna dismettere l’aeroporto Forlanini. Mi sembra un controsenso.

Malpensa perde passeggeri da anni e su Linate c’è l’importante tratta Milano-Roma. Quali soluzioni?
Il problema di Malpensa è nato nel momento in cui Alitalia ha abbandonato l’aeroporto varesino. È stato un vero errore strategico della compagnia di bandiera e la nuova airline deve avere il coraggio di ritornare. In Germania la Lufthansa ha scelto due hub principali: Monaco e Francoforte. Berlino, la capitale, è un aeroporto internazionale, ma marginale. Lo stesso dovrebbe accadere in Italia. Malpensa è il vero nodo strategico per il paese e Fiumicino dovrebbe avere minor peso.

Quindi, che fare per Malpensa?
Se vogliamo rilanciare Malpensa dobbiamo dotarlo di infrastrutture che colleghino l’aeroporto da Torino a Venezia in modo veloce. Apriamo una parentesi: non si possono avere in pochi chilometri sei aeroporti.

Secondo lei il Comune non investirà in infrastrutture per migliorare la situazione di Malpensa?
La cosa grave è che il Comune non dice dove vuole investire i soldi e quali opere ritiene prioritarie. Si vede solo una certa propensione di Tabacci nel voler privatizzare, ma non se ne conosce il motivo. Tra l’altro, in una giunta che per natura dovrebbe essere di principio contro ad ogni forma di cessione dei servizi pubblici. Diciamolo chiaramente: la privatizzazione di Sea è partita male con un bando sotto gli occhi della magistratura, e adesso si muove verso il collocamento, lasciando a F2i il controllo relativo senza aver pagato il premio di maggioranza.

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3 Commenti

  1. francesco taddei scrive:

    se non si possono avere sei aeroporti in poco spazio allora è giusto che malpensa sia il maggiore. privatizzare la società di gestione va bene fino ad un certo punto. lo stato italiano(nello specifico il comune, che non è solo rappresentante de milan, ma anche dell’italia) dovrebbe mantenere una quota e delegare la gestione a gente che ne sa qualcosa e non a manager pubblici messi lì dai partiti. fiumicino e malpensa sono i due grandi aeroporti d’italia e come al solito sono in lotta tra loro. ma non è proprio possibile in questo paese avviare un progetto di sviluppo dove ci sia spazio per chi lo merita invece che litigare?
    Il ministero delle infrastrutture non dovrebbe servire a questo invece che farsi tirare di qua o di là da questa o quella regione, visto che il traffico aereo convolge bacini di grandezza nazionale e non solo comunale?

  2. Luigi Lupo scrive:

    Nel titolo e nell’articolo si parla dell’errore fatto nel 1994. In un articolo serio si doveva almeno dire nome e cognome del responsabile. Forse è un compagno di merenda di Beretta?

  3. Marco scrive:

    Certo un aeroporto non diventa hub senza una compagnia di riferimento che lo stabilisce, però va ricordato che a Monaco si ha avuto il coraggio di chiudere lo scalo cittadino all’apertura di quello nuovo .L’ex Ass. Beretta dovrebbe anche aggiungere che nel 2007 la stessa Alitalia pose una condizione fondamentale per rimanere a Milano: Ridimensionare Linate, ma la giunta di allora rispose niet, e questo fu anche uno dei i vari motivi per cui il progetto Lufthansa Italia ebbe vita breve.
    Purtroppo queste vicende pare che in molti se le siano dimenticate.

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