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Scandali, scazzi e mazzate. Perché son tutti qui a rosicchiare l’osso nell’Ohio lombardo

febbraio 20, 2013 Luigi Amicone

Inchieste e giornali, giornali e inchieste. Pure una cena può diventare la prova di una tangente. La sinistra vuole la Lombardia, la cassaforte italiana

Dice Roberto Maroni, candidato Governatore in Lombardia: «La costante di questa campagna elettorale è la macchina del fango che ha colpito, colpisce e sta colpendo. Ci sono ancora insinuazioni di tangenti o finanziamenti alla Lega legate alla vicenda Orsi-Finmeccanica. È un atto di terrorismo». Vero. Ma mica è tutto gratis. Lo sfregio è mirato. «Queste falsità sono fatte per condizionare il voto: sono atti di terrorismo non di giornalismo. Mi spiace che ci sia il Corriere della Sera in cima, mettendo insieme un titolo con una cena, sottolineo l’unica, fatta tra me e l’ad». Il regime è già un po’ cominciato? Chissà. Ma facciamocene una ragione. Anzi, una regione. Perché è un po’ cominciato, il regime? Perché c’è l’osso Lombardia.

E perché c’è l’osso Lombardia? Chiedetevi piuttosto perché abbiano dovuto cammellare a Milano una folla di emiliani per gli emiliani Bersani e Prodi. Ed ecco spiegato tutto. La Lombardia e il resto. Il Partitone, il Partitone per eccellenza, sa che ha la propaganda in poppa. Sa che Repubblica e Corriere, i due grandi big player della stampa nazionale, gli fanno già da tempo da traino. Ma senza la Lombardia, senza la vittoria al Senato e senza il Governatore conquistato nella regione-Ohio, che vittoria è? Questo Ezio Mauro e Ferruccio De Bortoli lo sanno. Ma anche Gad Lerner, lo sa. E Santoro, Floris, Formigli, Mentana, Gabanelli, Padellaro, Travaglio, condividono il sapere dei grandi. E infatti sono tutti grandi e in fregola. Perché se non vinci quassù in lombardiland, dove vai? Niente ciccia. Niente cassa. Niente mani sui ceti produttivi. E allora, addio Roma, che sempre cara fu al partito dei cervelli fini e della spesa grossa.

Perciò devono chiamare in Procura di rito ambrosiano e trascinare in pagina tutto quel che bolle in pentola ai danni del centrodestra. Una cena diventa prova di tangente. Una persona disturbata la prova della disonestà di un Governatore uscente. Un’inchiesta sulla sanità che va avanti da due anni, l’esplosione nucleare che cancella un record di buon governo senza pari in Italia.
Stiamo dicendo banalità, è vero. Ma senza il banale che luce sarebbe quella che proietta sull’Italia che verrà l’eroico leader pelato? Ricordate? Quel leader così “vento del cambiamento” che c’era già all’epoca in cui non era ancora caduto il Muro di Berlino. E Eugenio Scalfari si sentiva già un gradino sopra il prof Ratzinger e Giovanni Paolo II.

Intanto, nei posti del Belpaese dove sono stati distrutti, non diciamo milioni, ma miliardi di risorse economiche e sociali, tutto tace. O tutto passa, bel bello, in sordina. Ci sono posti in cui neanche si sa se esistano magistrati e procure. Dove non si è mai saputo niente di niente. E posti, invece, dove procure e giornali ti contano anche i peli del sedere. Solitamente, questi posti, non sono né Bologna, né Firenze, né Torino, né Napoli. Ma sono sempre posti, guarda caso, che di riffa o di raffa, dal ’92 a oggi, dalla prima serie del film mani pulite al thriller Maugieri, pencolano sempre su Milano. Chissà perché. Chissà perché, di riffa o di raffa, questa Lombardia che da quarant’anni riesce a tenere fuori di casa la sinistra che tanto bene ha fatto tra Napoli e Tortino, è così corrotta. Mentre il resto no, il resto, di riffa o di raffa, è sempre stato normale amministrazione giudiziaria.

Perciò, ancora una volta, massimo profilo basso al sistema che ruota intorno al più gigantesco scandalo bancario degli ultimi dieci anni (caso Siena-Monte dei Paschi). E massime piroette, ma tenendole ben alte e ben lunghe e comunque stucchevoli (avete letto il messaggino a don Julian Carron via Corriere della Sera?), sul gratta gratta del barile giudiziario lombardo. Perché lombardo? Perché Lombardia è sinonimo di forze sociali e leader politici che ancora si oppongono al quadretto dell’Italia ventosa e agreste illustrato dal Bersani&stampelle. Con Roma sempre capitale e Milano a tirar la carretta, quale ricetta migliore per la ripresa di patrimoniali e diritti gay dell’annessione della Lombardia al sistema Toscana-Emilia?

D’altra parte, c’è Grillo. E questo, ammettiamolo, è un bell’imprevisto. Grillo va di brutto e rischia il secondo posto. Anzi, forse ce l’ha già e punta ancora più su, più in alto. Buon dio. Questa non ci voleva proprio. Però sono anche cose che succedono quando monti e rimonti la panna dell’antipolitica per anni e anni. Così, dai e dai, alla fine Grillo gli è scappato di mano. Perciò, tra tanto ben di dio promesso alle sinistre tra Palermo e Busto Arsizio, ecco la brutta notizia: anche se si prendono la Lombardia scoppierà tutto. O non si capisce cos’altro potrà accadere dopo che, preso l’autobus del cambiamento (con fanalini di coda Monti e Casini), le truppe bersaniane entreranno nella casa del popolo e si spiaccicheranno contro il muro parlamentare che griderà “Termovalorizzatori zero! Zero Tav! Zero quozienti famiglia! Zero politica!”.

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2 Commenti

  1. Alcofibras says:

    ohio ahio ma la settimana scorsa non era la lombardia non era la california? domani diventerà la cina? 🙂

    • giovanna says:

      Per una volta, caro Alcofibras hai letto bene: la Lombardia ERA la California. Speriamo per i lombardi e per tutti gli italiani che possa continuare a d esserlo.

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