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Roma-Lazio e gli sconosciuti arrembanti: il derby di Andreazzoli e Petkovic

aprile 8, 2013 Emmanuele Michela

La stracittadina di Roma offre poco per la classifica, ma per chi lo vive è una partita a sé. Ancor di più per i due tecnici: la partita può essere un crocevia che vale tanto, più dell’accesso all’Europa.

C’è da credere che lo sciopero dei mezzi indetto oggi a Roma bloccherà forse le vie della città, ma certo non l’entusiasmo con cui la Capitale aspetta la partita di stasera. È il giorno der derby: Roma e Lazio si giocano un match dal valore unico. La classifica come sempre conta poco in una partita che le due tifoserie aspettano tutto l’anno, con l’obiettivo di rinfacciare ai rivali per qualche mese di averli battuti, in campo e fuori. E conta ancora di meno oggi, con le due squadre che vincendo potrebbero aspirare tutt’al più ad un posto in Europa League, poca roba in confronto al prestigio e all’atmosfera che questo confronto sa sempre riverberare. Eppure, quelle briciole che il campo potrà offrire possono rivelarsi manna dal cielo per entrambe le panchine, là dove siedono allenatori cui urgono risultati concreti, per ragioni diverse.

IL GIALLOROSSO VUOLE IL RINNOVO. Serve vincere ad Aurelio Andreazzoli, che sulla panchina della Roma si è seduto in punta di piedi. Lì ci è arrivato a inizio febbraio dopo l’addio di Zeman, anche se, a dir la verità, su quella panchina c’era già da tempo: assistente giallorosso per tanti anni, è stato promosso in veste di traghettatore, ma coi risultati fin qui totalizzati (abbastanza soddisfacenti sono i 13 punti in 7 partite) s’è guadagnato la possibilità che il rinnovo del contratto sia almeno un’ipotesi plausibile. La società è cauta e non ha digerito il brutto ko di Palermo, ma il tecnico massese ha già dimostrato di avere personalità e carattere, difendendo la legittimità della sua conferma per il prossimo anno: «Penso che il lavoro fatto sia buono, e se mi chiedessero un consiglio farei il nome di Andreazzoli anche per il prossimo anno. Voi ridete, ma io sto parlando seriamente». È chiaro che una buona prova dei suoi stasera sposterebbe gli equilibri ancor più a suo favore: «Il derby vale tre punti, ma è certo che vale di più e non ho dubbi. Per me vale di più». Tante volte si è trovato a vivere in seconda linea questa stracittadina che, stavolta, potrebbe premiare proprio il lavoro ordinato che lui ha saputo portare avanti a Trigoria, restituendo in silenzio la squadra ad una parvenza di fiducia.

DA SCONOSCIUTO A INNOVATORE. Chi invece al derby ci arriva sicuro che il prossimo anno potrà rigiocarlo è Vlado Petkovic, ispiratore della stagione gagliarda della Lazio. Anche a lui serve da matti vincere, se non altro per dare ai suoi un’iniezione di fiducia che solo il derby è in grado di infondere, per caricare al meglio pile e motivazioni in vista del rush finale della stagione. Il prossimo mese e mezzo sarà infatti decisivo per i biancocelesti: coraggiosi nel portare avanti la squadra su tre fronti, ora corrono in bilico sul filo tra una stagione gloriosa da iscrivere negli annali e un campionato dai risultati anonimi. Occhio così al derby, dove Petkovic non ha tutta l’esperienza di Andreazzoli nella stracittadina, ma la sola volta che si è trovato a viverla ha fatto il botto: gara dominata e 3-2 finale per gli Aquilotti. E c’è un altro aspetto che lo accomuna al dirimpettaio giallorosso: la linea silenziosa seguita nel assumere l’incarico alla Lazio, che ebbe il coraggio di dare in mano la squadra a questo tecnico semi-sconosciuto ai più. Una stagione come quella vissuta dalla squadra di Lotito lo ha affermato per i suoi metodi, pragmatici e dinamici nel corso delle partite, scrollandosi di dosso i pregiudizi di chi non ama gli sconosciuti e affermandosi come uno dei tecnici più interessanti ora in Italia. Stasera la sua prima stagione in A è ad un crocevia, sebbene non per il suo rinnovo: se vince fa un bel passo verso l’Europa, se perde viene agganciato da un Andreazzoli che spinge per essere ancora lì il prossimo anno. Sarà un derby di Roma dal valore per nulla scontato, sebbene i piani alti della classifica non sorridano alla Capitale.

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